Alberto Stasi: A 8 anni dal delitto di Chiara Poggi cerca di rifarsi una vita, impossibile

Il futuro in standby. Con gli occhi puntati verso l’il dicembre, quando per la quinta volta si troverà davanti ai giudici. E la mente saldamente ancorata al 13 agosto di otto anni fa. Il giorno in cui Chiara Poggi fu uccisa nella sua villetta di Garlasco e lui, Alberto Stasi, il fidanzato, finì al centro di una vicenda giudiziaria senza fine. Unico sospettato per un delitto di cui, visti gli errori nella prima fase delle indagini, scriveva il gup di Vigevano Stefano Vitelli che assolse Stasi in primo grado, “la verità è destinata a rimanere inconoscibile”.

Sono cambiate tante cose nel frattempo. Alberto ci ha provato a rifarsi una vita. Quello che per anni i giornali hanno definito «studente bocconiano», si è laureato, ha svolto il praticantato e ha passato l’esame di Stato per diventare commercialista. Infine, da un paio d’anni aveva persino trovato un lavoro in uno studio milanese. Timidi tentativi di costruirsi una vita normale, per quanto possa dirsi normale l’esistenza di un imputato perenne per un omicidio che, anche nel caso fosse stato sempre assolto, avrebbe pesato comunque come un macigno. E, in effetti, sia per il primo grado sia per l’appello,Stasi è innocente. La partita sembrava finita, l’assassino di Chiara pareva dover essere cercato altrove. Ma nel 2013 il ricorso in Cassazione della Procura generale riapre i giochi: il processo è da rifare. E questa volta, è il 17 dicembre 2014, Alberto viene condannato a 16 anni di carcere. Troppi per la sua difesa, che si appella alla Suprema Corte. Troppo pochi per la Procura, che si rivolge agli stessi giudici, ma perchè la pena salga a 30 anni.

I magistrati di Cassazione dovranno dunque decidere per la quinta volta, a dicembre. Nel frattempo un anno sarà passato per Alberto, un anno da colpevole, un anno da disoccupato. Sì perché all’indomani della condanna, lo studio da commercialista in cui, dicevamo, lavorava ormai da qualche tempo l’ha licenziato. Molti clienti si lamentavano e l’imbarazzo di essere seguiti da un condannato per omicidio era tale che non c’era altra scelta. Ora Alberto è tornato a Garlasco e aiuta la madre, rimasta sola dopo la morte del marito lo scorso anno, nella rivendita di auto-ricambi di famiglia. Per prendere in mano la sua vita dovrà aspettare i giudici di Cassazione, che sceglieranno se confermare la condanna e farlo finire in cella, celebrare un nuovo processo oppure assolverlo del tutto. È già successo per il delitto di Perugia con Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Vedremo se succederà anche stavolta. Intanto, tutti restano in attesa. A partire dai Poggi, condannati, loro sì per sempre, a vivere senza Chiara. Ha detto sua madre Rita: «Questo è stato il primo anniversario con un colpevole riconosciuto». Tra meno di quattro mesi sapremo se non sarà l’ultimo.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 25/08/2015 20:48

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *