Atac ha un tesoro di 400 milioni ma chiede credito alle banche

20120313_bus-atacMentre l’Atac, l’azienda romana dei trasporti, rischia il fallimento, un tesoro da 400 milioni langue inutilizzato. Lo sostiene Francesco Storace, leader della Destra, che ieri sul sito del Giornale d’ltalia è partito all’assalto del sindaco di Roma: «Ignazio Marino è uno sciupa soldi. Mendica quattrini per i disastri che si ritrova, a partire dall’Atac, e si scorda di fare il suo dovere. Cerca stranieri – non in Africa ovviamente – per privatizzare l’azienda, pretende centinaia di milioni di euro dalla Regione, ma ha imbullonato nei cassetti del Campidoglio l’alienazione dei beni del trasporto pubblico romano non utilizzati peril servizio e che potrebbe fruttare la bellezza di oltre quattrocento milioni di euro».

I gioielli del tesoretto sono elencati nella delibera «approvata in piena notte nel giugno 2011, la numero 39, che individuava 15 beni immobili aziendali e ne disponeva la dismissione o la riconversione, con un’operazione del valore di 400 milioni di euro».

Essenzialmente si tratta dirimesse degli autobus non più in funzione. Si va da quella di largo Ragusa in zona Tuscolano a quella di piazza Bainsizza nell’elegante quartiere Prati. Aree molto grandi che possono essere valorizzate e gestite in diversi modi, soprattutto per iniziative commerciali e imprenditoriali. «Il dettaglio che manca è l’approvazione in consiglio comunale delpro- gramma di intervento per ciascun immobile da valorizzare con gli strumenti urbanistici» continua Storace. Per l’ex governatore la giunta Marino li tiene fermi «per avere credito dalle banche» e anziché far cassa preferisce chiedere soldi alla Regione. Antonello Auri- gemma, oggi capogruppo di Forza Italia nel consiglio laziale, ma allora assessore comunale, in questi giorni sventola quella vecchia delibera, mentre Storace ha presentato un’interrogazione a risposta inmediata con la speranza di ottenere entro martedì chiarimenti dal governatore Nicola Zingaretti. Le opposizioni vogliono sapere come mai l’attuale maggioranza, vada elemosinando in giro milioni, ma non ricorra a quel patrimonio dimenticato.

«Nel luglio scorso Marino ha annunciato che Comune di Roma e Regione Lazio stanno «trovando un nuovo partner industriale» che acquisterà «una quota non maggioritaria» di Atac al fine di evitare il fallimento e salvaguardare l’occupazione di 12 mila dipendenti» si legge nell’interrogazione. A questo bisogna aggiungere la nuova «ricapitalizzazione che sfiora i 200 milioni in beni e denaro liquido» daparte del Comune, mentre 301 milioni arriveranno dalla Regione «come pagamento di vecchi contributi negati dalle destre negli anni scorsi». Con Libero il neo assessore ai Trasporti di Roma, il piddino Stefano Esposito, ammette che qualcosa con la giunta Marino si è inceppato, ma promette di sbloccare la situazione: «Sulla questione del patrimonio Atac abbiamo trovato tutto fermo e con il vice- sindaco Marco Causi abbiamo riavviato la procedura per valorizzare al massimo il patrimonio. Per noi la delibera 39 non è carta straccia a priori». State ripartendo da lì? «Certo e ci vorrà almeno un mese e mezzo per completare il lavoro. Ci auguriamo di riuscire a presentare le delibere necessarie insieme al bilancio. Sono convinto che nel 2016 alieneremo quei beni».
Va all’attacco di Esposito anche Andrea Augello, senatore di Area popolare, che suFace- book ha pubblicato la lettera con cui l’esponente Pd avrebbe «tentato di indirizzare il cda di Atac nella predisposizione diun appalto per l’acquisto degli autobus. Come si vede l’assessore si qualifica come delegato a parlare per l’azionista, mentre invece è il sindaco a mantenere questa delega. Inoltre impartisce ordini che nulla hanno a che vedere con il ruolo di indirizzo politico che gli compete». Esposito, temprato in ben altre tenzoni, non si scompone: «Il fatto che quella missiva sia stata messa online non mi crea alcun problema ed è la migliore dimostrazione che nel consiglio d’amministrazione di Atac c’è qualcuno che invece di rispondere all’azionista e ai cittadini è al servizio del padrone che lo ha evidentemente messo lì. Io rappresento l’azionista e ho dato, come dovrebbe avvenire sempre, degli indirizzi. Il cda ha il compito di seguirli». Chiude Augello: «Non esiste alcuna delega a nome di Esposito per la gestione dell’Atac».

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Scritto da Magazine Donna il 27/09/2015 6:01

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