Atene chiede un altro mese ma ottiene solo un giorno

Il piano non c’è, non c’è mai stato. O meglio: arriva oggi. Atene si presenta all’ottavo Eurogruppo – la riunione dei ministri delle Finanze della zona euro – “decisivo” per le sorti della tragedia Greca senza un testo scritto, ma snocciola impegni e promette di mettere qualcosa nero su bianco oggi.

Non era facile arrivare con la “proposta concreta” chiesta lunedì da Angela Merkel al termine del bilaterale con François Hollande. Non dopo il ricambio fulmineo al vertice del ministero delle Finanze greco, con l’uscita dell’ormai inviso (ai negoziatori europei) Yanis Varoufakis, sostituito con il suo consigliere principe Euclid Tsakalotos. E però l’assenza di un testo acuisce l’insofferenza dei governi europei: “Non ci sono le condizioni per un accordo a breve”, ammette la Cancellie-ra. Tanto più che al summit Ue in serata, i capi di Stato e di governo europei si trovano a discutere del nulla. La riunione serve così solo a impostare l’atteggiamento da tenere verso Atene.

LA GIORNATA era iniziata con il malumore dei funzionari Ue, “non c’è nessuna proposta”, “hanno chiesto un prestito ponte di 7 miliardi”, raccontano gli sherpa a margine dell’incontro. Col passare delle ore si delinea il quadro. La Grecia riparte dall’ultima lettera inviata a Bruxelles da T-sipras martedì scorso per disinnescare in extremis il referendum: un piano di aiuti al fondo salva Stati Esm (che ha sostituito il precedente Efsf) da 29 miliardi per due anni. Atene invierà la richiesta già oggi (verrà discussa dall’E uro-gruppo in teleconferenza), ma in cambio chiede ossigeno. Da qui il prestito ponte. La cifra non è casuale: si tratta dei 7,2 miliardi dell’ultima tranche del vecchio piano di aiuti (il memorandum) della Troika, scaduto il 30 giugno. Soldi che servono per ripagare 3,5 miliardi di obbligazioni con la Bce entro il 20 luglio e forse gli 1,5 miliardi di giugno mai pagati al Fmi. Il 20 agosto vanno in scadenza altri 3,4 miliardi di titoli greci. La soluzione provvisoria basterà a stento per luglio, le banche greche rimarranno chiuse fino a domani e hanno liquidità solo per 4 miliardi (al massimo fino a sabato). Ma la richiesta all’Esm è un passo in direzione dei creditori. Presuppone infatti la Troika e un nuovo memorandum (questo dicono le clausole menzionate da Tsipras nella lettera). In cambio, il tema debito rimane sul tavolo: “Valuteremo la situazione finanziaria in Grecia, le loro finanze e la sostenibilità del debito”, concede il comunicato finale dell’Eurogruppo, firmato dal presidente Jeroen Dijssel-bloem. Un compromesso per non urtare i tedeschi, contrari a qualsiasi ipotesi di ristrutturazione dell’enorme mole che grava su Atene (340 miliardi), diversamente da Francia e Italia. Quest’ultima di nuovo fuori dai giochi. Matteo Renzi si presenta al palazzo della Commissione nel pomeriggio, dopo aver partecipato al vertice del Pse (disertato da quasi tutti i maggiori leader). Da lì in poi partono i pre-vertici, il presidente del coniglio Ue Donald Tusk vede Merkel e Hollande, poi Mario Draghi, segue la riunione tra i presidenti tedesco e francese insieme a Tsipras (che parlerà oggi all’Europarlamento) e al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker: tutti senza il presidente del Consiglio. I suoi lo descrivono intenzionato a far pesare la linea italiana, ma non c’è neanche l’occasione: “L’accordo arrivi entro domenica”, si limita a dire Renzi. Arriva invece la pressione insistente degli americani per trovare un accordo. A tal punto che Barack Obama chiama in sequenza Hollande, Tsipras e Merkel: “Atene deve restare nell’eurozona”.

L’UMORE finale si percepisce in serata. “L’Europa ha mostrato la volontà politica di darci una nuova chance”, sintetizza Tsakalotos, di norma poco incline a dichiarazioni roboanti. “Niente trionfalismi”, si leggeva negli appunti del ministro pizzicati dai fotografi al termine della riunione in tarda mattinata. Tradotto: non innervosire i creditori vendendo l’accordo come un trionfo del governo ellenico. Secondo il giornale greco Eka-thimerini, 16 dei 19 Paesi dell’eurozona sarebbero favorevoli all’uscita della Grecia dall’euro e l’opinione pubblica e la stampa tedesca premono perché la Merkel sposi la linea dura del suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. Per il Financial Times si studiano perfino i dettagli legali.

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Scritto da Magazine Donna il 08/07/2015 7:01

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