Azioni Ferrari, prezzo a 52 dollari

La Ferrari al massimo. Per sancire in maniera concreta l’attesa che c’è — ordini pari al doppio dell’offerta — per lo sbarco odierno della Ferrari in Borsa. Il prezzo della quotazione della «Rossa» a Wall Street è stato fissato al valore massimo della forchetta da 48 a 52 dollari per azione. Con un prezzo di 52 dollari Fiat Chrysler Auto- mobiles incasserà per i 18,8 milioni di titoli messi in vendita poco meno di 1 miliardo di dollari (circa 870 milioni di euro al cambio attuale) per una valutazione della Ferrari di circa 10 miliardi di dollari (8,7 miliardi di euro) visto che il pacchetto dell’offerta pubblica iniziale (Ipo) è pari al 10% circa del capitale, compresa l’opzione di sovracollocamento, la green- shoe.

Con la definizione del prezzo, la quotazione a Wall Street della Ferrari ha imboccato il rettilineo finale: la «bandiera a scacchi» è prevista per le 9.30 ora di New York (15.30 in Italia), quando il presidente Sergio Marchionne — accompagnato da John Elkann — suonerà la tradizionale campanella che segnerà l’avvio delle contrattazioni delle azioni con sigla «race», vale a dire corsa.
«Non si vedeva così tanta eccitazione dai tempi di Alibaba» affermano gli analisti e i trader newyorkesi. Anche l’ex numero uno Luca Cordero di Montezemolo comprerà le azioni: «Dovrebbero regalarmele — ha risposto sorridendo il presidente di Alitalia a chi gli chiedeva se avesse acquistato azioni — ma le compro perché ci credo e per motivi affettivi».

Ma l’attesa per la quotazione non è ristretta alla sola comunità finanziaria internazionale. La quotazione della Ferrari — a un anno dalla nascita di Fiat Chrysler Automobiles — rappresenta un evento chiave per il futuro di Fca. Che con il ricavato del collocamento — che la porterà dal 90 all’80% nel capitale Ferrari in attesa dello spin- off previsto per inizio 2016 — punta ad abbattere l’indebitamento. Anche perché al miliardo di dollari derivante dall’Ipo va aggiunto l’assegno da 2,8 miliardi di euro che la Ferrari staccherà, come cedola straordinaria, prima dello scorporo portando a circa 3,7 miliardi di euro complessivi il cash destinato a coprire i debiti e a sostenere gli investimenti. E, in tal modo, ad attuare l’ambizioso piano strategico 2014-2018 che Marchionne ha presentato a Detroit il 6 maggio dello scorso anno.

L’obiettivo del gruppo è produrre sette milioni di auto, arrivando al 2018 con l’utilizzo del 100% della capacità produttiva negli impianti in Italia e in Europa, che significa niente più cassa integrazione e contratti di solidarietà, complici anche la ripresa del mercato dell’auto e il successo dei nuovi modelli, dalla 500X alla Jeep Renegade, aspettando la Giulia per il rilancio dell’Alfa Romeo.Con queste prospettive Marchionne punta a far salire Fca, oggi settimo costruttore mondiale di auto, fin sul podio di settore. A patto che la ricerca di un nuovo partner — su cui l’amministratore delegato insiste da mesi—vada a buon fine. Marchionne sottolinea da tempo la necessità di «cogliere le occasioni per rendere la società più forte» e la speranza di un consolidamento nel settore auto non è venuta meno con il no di General Motors. Ma oggi è il giorno della Ferrari: l’accelerazione del gruppo Fca, per ora, è tutta della «Rossa» di Maranello.

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Scritto da Magazine Donna il 21/10/2015 4:21

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