Bambine violentate in ospedale dall’infermiere orco

È una comunissima sala gessi: lì si va per farsi immobilizzare, visitare e infine liberare ossa fratturate o lussate. Ma all’ospedale infantile “Burlo Garofolo” di Trieste, dove i pazienti sono notoriamente tutti minorenni, in quella stanza del reparto di Ortopedia, dal 2006 al 2014, è avvenuto qualcosa di più e di estremamente grave: l’infermiere al quale i baby pazienti venivano affidati abusava sessualmente di loro. Li toccava nelle parti intime e, mentre lo faceva, li filmava a loro insaputa con una penna dotata di microtelecamera. Ad attestarlo sono le stesse immagini e i filmati, a dir poco scandalosi, trovati nella sua abitazione.

Il coperchio sulla vicenda è stato sollevato dalla Squadra mobile del capoluogo giuliano un anno fa, dopo la segnalazione di una madre alla direzione sanitaria dell’istituto.

Le indagini avviate dalla Procura hanno confermato in breve i sospetti e posto fine, sebbene con otto anni di ritardo – i primi dubbi, manifestati già allora da un genitore, risalgono a un episodio del 2006 -, ai comportamenti lascivi dell’infermiere. E cioè di Mauro Cosolo, 59 anni, di Trieste, che la polizia aveva arrestato lo scorso marzo su provvedimento del gip Laura Barresi. Dal carcere del Coroneo, qualche giorno dopo, l’uomo era stato dapprima trasferito in una cella in regime d’isolamento all’ospedale “Maggiore” e, a fine mese, nella propria abitazione, ai domiciliari. La misura, meno afflittiva, era stata disposta dal giudice alla luce delle «precarie condizioni di salute» e del rischio di «un gesto estremo» rilevati dal perito del tribunale, psichiatra Calogero Anzallo.

Chiusa da poco, l’inchiesta coordinata dal pm Pietro Montrone ha accertato l’esistenza di 19 parti offese. Ossia di bambine (sono tutte femmine) d’età compresa fra i 3 e i 15 anni, giunte da ogni parte della regione per essere visitate nell’ambulatorio del prestigioso ospedale triestino e finite così, loro malgrado, al centro delle attenzioni sessuali dell’insospettabile infermiere. Proprio così: di lui, in servizio al Burlo dal 1975, fino a quel momento si era parlato come di un collega bravo e professionale.

Nell’elenco dei minorenni abusati figurano anche due bambine udinesi, entrambe di 3 anni. Una è assistita dall’avvocato Alessandro Calienno, che in questi giorni ha depositato l’atto di costituzione di parte civile per lei e per i suoi genitori, l’altra dal collega Filippo Mansutti, che formalizzerà la costituzione all’apertura dell’udienza preliminare, fissata per il 16 settembre davanti al gup Luigi Dainotti.

Identiche le modalità di approccio dell’infermiere “orco” alle sue ignare e indifese pazienti. Fatte stendere sul lettino della sala gessi e rimasto da solo con loro, l’uomo approfittava della visita sanitaria per allungare ripetutamente una mano nelle loro parti intime e per appoggiare con l’altra una mini videocamera camuffata da penna sotto le lenzuola e riprendere così l’intera scena.

Da qui, la triplice imputazione di atti sessuali con minorenni, detenzione di materiale pornografico e interferenze illecite nella vita privata. Con le sue telecamere, infatti, Cosolo non aveva esitato a “rubare” anche immagini di sei suoi colleghi. Non è un caso, allora, se durante la perquisizione domiciliare gli inquirenti hanno trovato la bellezza di 251 video e oltre 2 mila fotografie, compresi quelli di ignoti minorenni scaricati probabilmente dal web.

«Da genitore, prima ancora che da legale – ha affermato l’avvocato Calienno – non posso che evidenziare l’importanza di tenere sempre alta l’attenzione e denunciare senza paura anche il minimo sospetto. Il male, come questa vicenda insegna, non viene sempre e soltanto da fuori. Può esistere un lato oscuro in chiunque. Spiace constatare – aggiunge – come non si sia cominciato a indagare già nel 2006, quando, seppure in assenza di prove, fu segnalato il primo episodio».

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Scritto da Magazine Donna il 18/09/2015 13:14

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