Blocchi, botte e scontri Nella guerriglia romana 14 feriti e 2 arresti

Dal centro di Roma all’ex scuola di Casale San Nicola, epicentro della protesta sedata dalla Polizia con l’uso dei manganelli contro l’arrivo nella struttura di una ventina di immigrati, ci sono poco meno di 20 chilometri. Tanti per chi non è romano, quasi nulla per chi vive nella Capitale, perchéquestanon èperife-ria. Questa è Roma. E proprio perché lo è, questa distanza è la metafora dell’intera vicenda: l’importante è che non si vedano. Poi, a chi tocca accollarseli, è un problema marginale. Già, a chi tocca avere per vicini una ventina di immigrati, alloggiati in una struttura riaperta in fretta e furia (troppo in fretta per non essere tutto troppo sospetto, avendo ancora Mafia Capitale come convitato di pietra) in questo lembo di campagna romana a nord della Capitale dove professionisti, imprenditori e media borghesia si sono fatti la casa, «con grandi sacrifici e lavorando sodo per mettere insieme i soldi», non è consentito protestare. Devono solo accettare. Altrimenti va a finire come ieri. Residenti e esponenti di Casa Pound a manifestare, la Polizia a imporre la presenza degli immigrati. Nei tafferugli 14 agenti sono rimasti feriti, secondo la Questura, due manifestanti sono stati arrestati e si contano diversi contusi. Tra gli arrestati c’è anche il consigliere municipale di Fratelli d’Italia Giorgio Mori. Gli immigrati vanno piazzati laddove non si vedono.

Ma qui, a Casale San Nicola, quello che si vede è l’illogica applicazione di una logica politica che sa distinguere chi colpire e chi no, usando gli immigrati per accendere focolai di protesta da sedare e da additare come strumentali. «Se questo è il biglietto da visita del prefetto Franco Gabrielli quale prossimo sindaco di Roma siamo un passo avanti», dicono alcuni residenti della zona, «è del tutto evidente che siamo davanti ad una forzatura, ad una provocazione». La zona di Casale San Nicola è una vasta area a nord della Capitale, punteggiata da ville e villette, case e residenze uscite dai sogni e dal sudore di una vita. Piantarci nel mezzo un centro di accoglienza, accanto alla quale da mesi dei senza tetto protestano vivendo nelle tende (a loro la struttura però è stata negata) è come mettere un cerino in un pagliaio. Se lo si fa, si è consapevoli che prenderà fuoco. «Sui piani per affrontare l’emergenza profughi non si torna indietro e nessuna Regione, né Comune, può chiamarsi fuori», ha ribadito il minculpop renzia-no, diffondendo il pensiero del premier. E il predetto Gabrielli ha eseguito. «Hanno caricato donne e anziani», sostengono gli esponenti del comitato contro il centro rifugiati, «volevamo una mediazione ma la Polizia aveva l’ordine di passare e così hanno fatto». Persino Matteo Salvini, stavolta, non sta con le divise: «Il governo è incapace o in malafede, cerca lo scontro sociale». «Ciò a cui abbiamo assistito è una cosa indecente e indecorosa», dice, duro, il prefetto Franco Gabrielli, «auspico che le forze dell’ordine denuncino, in modo tale che queste persone abbiano sulla propria fedina le cose di cui si sono macchiate».

Al circolo del tennis «Le molette», che dà il benvenuto a chi arriva nel comprensorio di Casale San Nicola, vorrebbero non commentare quanto accaduto. «Se vuole parliamo di tennis e paddle, ma se vuole sapere qualcosa parli con quelli del comitato», dicono alcuni soci. Sì, ma almeno un’impressione. Lunga pausa. «A Treviso i manifestanti hanno il sostegno dell’amministrazione, quitut-ti lavorano contro di noi». A Casale San Nicola si dice che l’immobile trasformato in centro d’accoglienza, gestito dalla cooperativa Isola Verde, sia di proprietà di una famiglia siciliana, quattro fratelli, a cui va aggiunta una quinta persona, un ex esponente politico di sinistra. «Il Partito che dà al Partito», sibila un residente della zona. Ma è solo questo il problema? «No, è che qui dobbiamo già difenderci dai ladri, in casa mia sono già entrati due volte», racconta una signora che abita vicino alla struttura, «non c’è illuminazione pubblica, non c’è la rete fognaria, e adesso anche questo bel regalo. Tanto il governo quanto il Comune devono essere consapevoli che Treviso non resterà un caso isolato. Mia figlia, che ha due bimbe piccole, ha paura. Eppure noi le educhiamo con il principio delrispet-to e della solidarietà. Ma quanto sta facendo la politica è violare palesemente questi due principi. Hanno fatto finta di fare i lavori e poi li hanno piazzati qui. Venti oggi, chissà quanti altri domani». Già, domani cosa accadrà? Ne arriveranno altri? Oppure comune e governo aspetteranno la prossima rivolta per alzare il livello dello scontro? Casale San Nicola non è periferia. È Roma. E se Romabru-cia, prima o poi, s’incendia anche il Paese.

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Scritto da Magazine Donna il 18/07/2015 6:30

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