Buzzi: “Ho finanziato tutti, anche Renzi e Berlusconi”

DAVIDE VECCHI –  Io gli finanzio la campagna elettorale così se domani ho un problema lo chiamo e mi riceve, ti fai un’assicurazione sulla vita, sul futuro”. Per questo “ho dato 15 mila euro a Matteo Renzi, 10 mila per Berlusconi (…) e abbiamo finanziato Veltroni, Alemanno e Marino: per avere rapporti”. Le circa mille pagine che racchiudono i cinque interrogatori integrali di Salvatore Buzzi tratteggiano un quadro della classe politica deprimente. Appalti regalati in cambio anche solo di un orologio, emendamenti creati ad hoc per ottenere diecimila euro. L’elenco dei beneficiari è quasi infinito. Dall’ex vice-sindaco Luigi Nieri fino ad anonimi presidenti dei municipi, passando per schiere di assessori e dirigenti. Appalti milionari, come sul Cara di Mineo, regalati anche solo per intascare qualche migliaia di euro.

VALE DAVVERO così poco la classe politica del nostro Paese? Questa è probabilmente l’unica domanda che il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Paolo Ielo non hanno posto al ras della cooperativa 29 giugno nel corso dei cinque interrogatori avvenuti tra giugno e luglio nel carcere di Nuoro, a Badu e Carros. Magistrati che hanno tentato di far raccontare a Buzzi tutto ciò che poteva sapere partendo dai riscontri già trovati sin dalle intercettazioni. Ma su alcuni argomenti hanno dovuto desistere concludendo, come abbiamo scritto ieri, che il capo delle coop è reticente ed evasivo. In particolare sui suoi rapporti con Massimo Carminati, il “re di Roma” di Mafia Capitale, quelli con l’amico ed ex compagno di cella Gianni Alemanno e con la ’ndrangheta calabrese. Secondo i magistrati Buzzi dunque è credibile quando parla. Tant’è che dei politici “comprati” molti sono già dietro le sbarre. Il punto è che non parla di tutto. Eppure di cose dimostra di saperne molte. Come la vicenda del residence di  Francesco Totti, svelata nel libro “I re di Roma” di Lirio Abbate e Marco Lillo per Chiare-lettere, alla quale Buzzi aggiunge ulteriori dettagli.

“Francesco Totti praticamente si è comprato questo palazzo a Torremaura (…) che poi viene messo a bando (per le emergenze abitative del Comune per gli sfollati, ndr) quando esce il bando del comune di Roma per i residence … stiamo con la giunta Veltroni, quindi non so 2006 2007.. esce la gara e vince pure la gara  con la società Ten”. A raccontarglielo, riferisce Buzzi, è Luca Odevaine, ex membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione e pedina fondamentale del sistema scoperto con l’inchiesta su Mafia Capitale. “I rapporti tra Totti e Odevaine erano strettissimi. La Roma andava in trasferta, Odevaine andava con l’aereo della Roma”.

Per sottolineare ulteriormente quanto i due fossero vicini, Buzzi interrompe il pm: “Lo sa ai bambini di Totti chi faceva la sicurezza? Scusi ma questo è importante. Chi faceva la sicurezza? I vigili urbani del Comune di Roma… gli straordinari li pagava il Comune; c’era un rapporto strettissimo”. Quindi “gli da la notizia, gli dice: ‘comprati sto palazzo che poi esce la gara’”. Il pm chiede quale è il me cc an is mo di redditività di questo tipo di assegnazione. “Elevato perché tu non affitti un palazzo, o un appartamento, affitti i servizi, che sono quotati a metro quadrato. Quindi viene fuori che un appartamento di 50 metri quadri lo paghi uno sproposito, è un meccanismo che è ancora in essere”.

Particolari, circostanze riferite con precisione assoluta. Ma quando l’interrogatorio  arriva sui rapporti con Alemanno e soprattutto con Carminati le risposte secondo i pm si fanno meno esatte. Più fumose. Buzzi ricorda del resto che l’amicizia con loro risale al carcere, “al collegio”, come lo chiama lui. I magistrati pensano dunque che protegga i suoi vecchi amici. Lo mettono in contraddizione. Prestipino gli ricorda: “Sulle due giunte, la giunta Alemanno e la giunta Marino, lei ha detto: ‘prima era in un modo, poi era in un altro’, prima e dice ‘io prima i politici non li pagavo’, mentre poi, invece, abbiamo scoperto che già all’epoca pagava Tredicine”, uomo ritenuto vicino ad Alemanno, ex vicepresidente dell’assemblea capitolina e vice coordinatore di Forza Italia nel Lazio dopo una lunga carriera nel partito di Berlusconi, rampollo della famiglia di venditori ambulanti che detiene il monopolio sulle licenze di Roma: 200 delle 400 esistenti.

BUZZI NICCHIA. “Sì ma Tredicine non riesco nemmeno più a ricordare l’anno, pensi un po’, una cosa molto vecchia”. Il capo delle cooperativa 29 giugno assume dunque un altro tipo di atteggiamento, i magistrato glielo dicono pure. Più volte. Entra spesso in contrasto anche con i riscontri già avuti dalle indagini. In particolare quando parla dell’ex ter-rorrista Carminati: è un dato appurato che in più occasioni chi non dava quanto doveva veniva costretto con metodi  poco ortodossi. Come quando minacciò Mancini, uno dei suoi uomini già nella banda della Magliana. Ma Buzzi nega, ridimensiona. “La cosa che Carminati minaccia Mancini pe’ facce paga’, a parte che non lo minaccia mai realmente perché davanti a me non l’ha mai fatto, poi dice: erano appena usciti i famosi articoli, i re di Roma”. Insomma era una boutade, dice Buzzi. I due magistrati insistono più e più volte: “Ci parli dei suoi rapporti con Carminati”. Inutilmente. E per questo concludono che sul punto Buzzi è reticente. Sui rapporti politici invece, su quando e come e quanto anche i singoli consiglieri sono stati foraggiati, ricorda tutto. Del resto basta pagarli. La criminalità, invece, ha regole che non hanno prezzo. Come il silenzio.

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Scritto da Magazine Donna il 08/08/2015 6:34

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