Cacciatori di matrimoni su Facebook

Votremmo anche considerarla una nuova rotta dell’immigrazione che sfugge ai trafficanti. Nasce dagli stessi deserti. E arriva sui social. E diventa qualcosa a metà tra un vaudeuville di terz’ordine, un cinico gioco delle parti, una truffa sentimentale. L’entrée di uomini giovani, perlopiù orientali, o del Corno d’Africa, con l’insolenza audace degli avventurieri, sono il neonato attributo (o forse non troppo) rivelato da Facebook. Entrée di avventurieri, seduttori di donne sole, di donne in generale, abili fino all’obiettivo : farsi sposare, ottenere i documenti e arrivare in Europa. Commovente, se non fosse che la disperazione diventa all’incirca un crimine per il risultato raggiunto: la fiducia della preda, un uso improprio dell’argomento “amore”. Ragazzi, persino ragazzi, appena ventenni, scrivono dai luoghi del terrore, terre infuocate della Nigeria, nomi impronunciabili, distretti di Dakar, infami fronti di guerra, i loro nomi esotici Nasir, Abdoul, Karim. Scrivono in un inglese abbastanza buono, tempo due giorni, si dichiarano alla vittima (almeno ne fosse consapevole, lo sarebbe meno, sarebbe uno scambio, una specie di toy boy in cambio di un po’ di Occidente): dichiarano di amarla, un assedio che dura ovviamente fino all’ab d ic azione. Il matrimonio.

NIENTE DI NUOVO in fondo. Un complemento laconico o amaro di quel che può accadere nella vita vera. E oramai il confine tra real life e virtual è sempre più marcato, in mezzo può accadere di tutto. In fondo lo si sapeva già “nella vita vera” (oggi lo zelo nella precisazione è solo un modo di stare al mondo e bisogna sempre distinguere quale). Pensiamo alle macchine da guerra di una volta, sembra che parliamo della preistoria: quando le bellissime donne dell’est oltrepassavano le frontiere in catalogo a improvvisate agenzie matrimoniali. I vecchi o i babbei (creduloni, sorry) avevano la peggio, di solito restavano in mutande, benché col ricordo di un affresco angelico che pure per un breve lasso aveva scaldato il loro letto. Donne giovani con uomini cisposi. Regolare. Era un fatto, nessun sussulto. L’idea del toy boy è di questi anni e ancora non ci siamo abituati, piuttosto. Ma sul fenomeno entrée di uomini orientali su Facebook c’è tutta una letteratura da scrivere. Troppo recente. Dati attendibili riferis cono già delle prime vittime. Di solito donne oc ci de nt al i, ma è ovvio, chi se non loro può garantire un po’di Occidente? L’Occidente nell ’ idea standard di questi de cenni, non

l’Occ idente del caos reale in corso. Se non il matrimonio, il giovane uomo scuro e dinoccolato, con la pelle di ebano (tutto molto romantico e seduttivo), propone affari complicatissimi millantando esiti molto fortunati, tanti soldi, commercio di import export con ricavi esorbitanti. Una nuova crepa avventurosa si insinua dunque nei social. Forse bisognerebbe concepire qualcosa come un antitrust sentimentale o pubblicare nelle condizioni di accettazione a margine la postilla: attenzione signore, non fatevi fregare dai bellimbusti.

Certo, come resistere all’amore? Soprattutto se dichiarato da un ventenne persiano, scolpito nella perfezione, con lo sguardo di un maraja. Soprattutto se il dichiarante si dichiara a una tranquilla signora di mezza età, separata, con la sola memoria di uno spelacchiato consorte seduto in divano a guardarsi il calcio della domenica. Sob. Ecco a proposito di social, è l’unico commento ragionevole: sob.

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Scritto da Magazine Donna il 17/07/2015 6:32

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