Cancro, arginare gli effetti collaterali delle terapie si può e si deve

Cresce costantemente il numero dei malati di tumore che guariscono o convivono a lungo con la malattia e oggi sono quasi tre milioni gli italiani che vivono dopo una diagnosi di cancro. Otto persone su dieci però durante e dopo le terapie soffrono di disturbi collaterali che possono in gran parte essere arginati, con la prescrizione di cure ad hoc, facendo attività fisica e seguendo una corretta alimentazione. «Una migliore qualità di vita svolge un ruolo decisivo nell’adesione alle cure – spiega Francesco Cognetti, presidente “Fondazione Insieme contro il Cancro”, durante un convegno organizzato a Roma sull’argomento -. Spesso i pazienti interrompono i trattamenti proprio a causa dei disturbi causati dai farmaci. Per questo è fondamentale individuare, a paragonabile efficacia dei trattamenti, quei medicinali che garantiscono minori conseguenze indesiderate. Inoltre il numero crescente delle formulazioni orali che permettono al malato di curarsi a casa con il supporto dei familiari richiede una migliore collaborazione i medici di famiglia».

Cambiano le esigenze dei pazienti: la buona qualità di vita è un diritto

Secondo le stime rese note al congresso, ogni anno sale del tre per cento circa la quota di connazionali che sopravvive a una diagnosi oncologica. E se è vero che il numero di quanti si ammalano è in crescita, le statistiche dimostrano chiaramente che si guarisce sempre più spesso e una quota importante di pazienti (pari al 27 per cento del totale) torna ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale, cioè di chi non ha mai avuto una diagnosi di cancro. Il merito va ricondotto a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione che consentono di individuare la malattia in fase precoce, quando le possibilità di guarigione sono molto elevate. «Di fronte a questa situazione, le esigenze dei pazienti oncologici sono cambiate radicalmente negli ultimi decenni – continua Cognetti, direttore dell’Oncologia all’Istituto Tumori Regina Elena di Roma – e la presa in carico di queste persone richiede una risposta a 360 gradi da parte dei clinici e delle Istituzioni. Ecco perché diventano centrali alcuni aspetti relativi alla qualità di vita dei malati: ad esempio, per controllare e limitare gli effetti collaterali di alcune terapie i probiotici si stanno dimostrando particolarmente efficaci. Anche la dieta mediterranea può svolgere un ruolo importante non solo nella prevenzione, ma anche nel corso delle terapie».

Arginare gli effetti collaterali si può e si deve (anche per portare a fine le cure)

I disturbi più diffusi fra i malati sono rappresentati da stanchezza cronica, nausea, vomito, stitichezza e diarrea. In generale, la tipologia di problemi da affrontare dipende molto dal tipo di neoplasia e dai trattamenti fatti, ma l’effetto finale è sempre lo stesso: peggiorano notevolmente la qualità di vita delle persone. Non di rado rendono impossibile il ritorno alla «normalità», il rientro al lavoro, la ripresa delle attività domestiche, sociali o sportive. Contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia è però spesso possibile ed è fondamentale sia per consentire ai pazienti di seguire le cure fino in fondo, senza doverle sospendere o interrompere perché troppo debilitati, sia per garantire loro la migliore qualità di vita durante e dopo i trattamenti. Sempre più ricerche poi dimostrano l’importanza dell’attività fisica (anche moderata, in base alle possibilità di ognuno, persino il solo passeggiare), che ha effetti benefici sui chili di troppo, sull’umore e riduce il senso di stanchezza cronica, insieme alle probabilità di una ricaduta. «Il malato non rappresenta un elemento passivo nella scelta terapeutica, a prescindere dalla sua età e condizione – dice Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna Onlus -. La comunicazione della diagnosi e l’individuazione del trattamento costituiscono invece un processo in cui tutte le parti in causa giocano un ruolo attivo: rappresentano l’avvio di un percorso flessibile, in evoluzione, da realizzare insieme». Per arginare gli effetti collaterali le soluzioni esistono: fisioterapisti e riabilitatori specializzati a seconda dei disturbi per curare il corpo, medicinali di sostegno contro le conseguenze indesiderate terapie e psicologi per aiutare la mente a far fronte a una battaglia difficile, potenziando le risorse individuali

8 pazienti su 10 lottano contro gli effetti indesiderati per molti giorni

Stando un sondaggio condotto lo scorso ottobre da Fondazione Insieme contro il Cancro su oltre 350 persone colpite da tumore del polmone e del seno in fase avanzata, otto pazienti su 10 dichiarano di aver subito effetti indesiderati dalle terapie: quasi sei su 10 ne hanno sofferto in molteplici occasioni e per molti giorni dopo il trattamento, una parte minore (21 per cento) ha patito per settimane e un ulteriore 20 per cento ha dovuto affrontare disturbi durante le cure o nelle ore immediatamente successive. Oltre otto intervistati su 10 sono però soddisfatti dell’attenzione alla loro qualità di vita prestata dall’oncologo (84 per cento) e ritengono di aver ricevuto un’informazione adeguata su come gestire la malattia e i problemi causati dalle cure (88 per cento). «L’atteggiamento di malati e familiari si è evoluto – aggiunge Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – : praticamente tutti parlano con il loro oncologo dei disagi che devono affrontare. Circa la metà degli interpellati chiede un appuntamento in ospedale, un altro 40 per cento aggiorna il medico telefonicamente, solo una minima parte fatica a mettersi in contatto con il proprio oncologo. Può accadere che lo specialista abbia una percezione parziale degli effetti collaterali perché il paziente li vive a casa e cerca soprattutto il sostegno dei familiari e del medico di famiglia. Per questo deve essere rafforzato il dialogo con questi professionisti che hanno un rapporto costante e diretto con i malati».

Fondamentale un rapporto di fiducia con l’oncologo

Anche decenni dopo essere stati curate per un tumore, molte persone si ritrovano a fare i conti con gli “strascichi” della malattia, sia a livello fisico che psicologico. Dai problemi motori alle disfunzioni sessuali, dall’ansia alla paura che il cancro si ripresenti, anche a 20 anni di distanza dalle terapie molti ex-pazienti continuano a lottare con i segni lasciati dalla neoplasia. In media un ex paziente su tre soffre di ansia e disturbi fisici. «È importante che l’oncologo assicuri una completa e chiara informazione per costruire un rapporto di fiducia con il paziente – conclude Elisabetta Iannelli, segretario della Fondazione -. Imparare a conoscere la malattia, le opzioni terapeutiche, i relativi effetti collaterali e gli strumenti per eliminarli o quantomeno ridurli, aiuta il malato ad affrontare con più forza e serenità il cancro. Gli permette inoltre di sentirsi parte attiva delle decisioni terapeutiche (ma secondo il sondaggio solo il 46 per cento dei pazienti è stato coinvolto nella scelta della cura) e aumenta la fiducia verso le competenze professionali del medico. I malati hanno bisogno di sentire che il medico comprende i loro bisogni e si interessa alla loro qualità di vita poiché, come è noto, la malattia oncologica impatta su tutti gli aspetti della vita della persona malata e della sua famiglia».

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Scritto da Magazine Donna il 26/11/2015 7:08

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