Carne rossa cancerogena: a rischio 180mila posti di lavoro

Le carni Made in Italy sono – aggiunge Agabiti – più sane, perché magre, non trattate con ormoni, a differenza di quelle americane, e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione “Doc” che assicurano il benessere e la qualitàdell’alimentazione degli animali. La spesa degli italiani per gli acquisti è scesa a 97 euro al mese per la carne che, con una incidenza del 22 per cento sul totale, perde per la prima volta il primato, secondo l’analisi della Coldiretti.

La sindrome della fettina-assassina ha messo ko la carne rossa sugli scaffali tricolori dove “le vendite – come racconta preoccupato Gian Paolo Angelotti, presidente di Assomacellai – sono crollate del 20%” dopo l’allarme Oms sul rischio-cancro.

Sono state stimate dalla Coldiretti pari a 2 miliardi le perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne subite solo a seguito dell’emergenzamucca pazza nel 2001 principalmente per il crollo dei consumi che si sono quasi dimezzati nel momento piu’ acuto della crisi per poi riprendersi molto lentamente nonostante le misure di prevenzione adottate.

Contattato ad Expo Milano, al padiglione Coldiretti, il professor Giorgio Calabrese, astigiano e scienziato dell’alimentazione, strabuzza gli occhi e afferma con un vistoso disagio: “L’utilizzo moderato della carne è solo salutista, i problemi insorgono se c’è un abuso, come per ogni altro tipo di alimento”.

Dopo che per le carni rosse e quelle lavorate è stata accertata la “probabilità” di sviluppare tumori, la popolazione cambierà le proprie abitudini? Seppur moltissimi studi negli ultimi anni hanno messo in luce i benefici di diete vegetariane generali sulla salute, a patto che siano rigorosamente controllate per garantire un completo apporto nutrizionale, non sono presenti studi che indichino una relazione convincente tra rischio di malattie e modesto consumo di proteine animali; anzi, in certi casi un apporto molto limitato di proteine animali ha effetti benefici, perché fornisce importanti micronutrienti. Ad aumentare sono soprattutto i mercati extracomunitari (+11,8%), ma in crescita sono anche le esportazioni nei Paesi dell’Unione Europea (+3,8%).

“Il rapporto Oms – continua Valente – è stato eseguito su scala globale e non si tiene peraltro conto che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi”.

Nella ricerca della IARC, sotto accusa finiscono soprattutto il sale e i grassi.

Anche gli oncologi interpellati spiegano che non c’è da temere in quanto gli italiani non fanno un uso eccessivo delle carni rosse e trasformate.

Anche Assica-Assocarni interviene e spera che dal rapporto dell’Oms non si crei un ingiustificato allarmismo che rischia di colpire uno dei settori chiave dell’agroalimentare italiano che contribuisce a circa il 10-15% del prodotto interno lordo annuo italiano. Quello della carne, infatti, è un settore chiave del made in Italy che vale circa 32 miliardi di euro. La FIMP ha sottolineato che la carne è fondamentale per lo svezzamento e non va eliminata dalla dieta nelle prime fasi della vita. Carne e salumi sono una fonte essenziale di nutrienti. “B12) a meno che non si ricorra all’impiego di integratori o prodotti fortificanti, ma in questo caso – sottolinea il docente – è come dire di sostituire la natura con prodotti di sintesi”.

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Scritto da Magazine Donna il 30/10/2015 8:06

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