Clamoroso, la Regina Elisabetta era la vittima designata di un attentato dell’Isis

Ferragosto di sangue. Doveva essere questo il tragico epilogo della parata del Victory Day, commemorazione che a Londra coincide con il capodanno d’estate e omaggia l’armistizio del 1945, che pose fine alla Seconda guerra mondiale. Una data simbolica che, stando alle rivelazioni choc del quotidiano britannico Daily Mail (ma la fonte è tuttora sconosciuta), sarebbe stata scelta dallo Stato Islamico per assestare un colpo mortale alla monarchia britannica, visto che l’attacco aveva un preciso obiettivo: Elisabetta II. Un attentato ordito dai jihadisti inglesi, ancora incerta la cellula, attraverso una “bomba improvvisata”, si legge nella cronaca del Mail, sul modello della pentola a pressione caricata di esplosivi che uccise tre persone durante la Maratona di Boston nel 2013.

La parata designata come teatro del terrore ha un percorso ben definito. Il corteo parte dalla chiesa di Saint Martin in the Field, che dista poco più di un chilometro da Buckingham Palace, e raggiunge Parliament Square, la piazza del Parlamento, superando un altro luogo simbolo del potere britannico: Downing Street. Lì si trova, al numero 10, la residenza del primo ministro.
Un colpo in grado di cambiare il corso della Storia, non foss’altro per le vittime designate. La sovrana certo, ma anche il principe Carlo che tradizionalmente, come erede al trono, partecipa in tandem con la madre alle manifestazioni più importanti. Inutile dire che negli ultimi giorni, dopo la soffiata giornalistica, il livello di sicurezza intorno a sua maestà è stato ulteriormente innalzato: Londra brulica di polizia e agenti segreti impegnati a identificare gli attentatori.

Gli Windsor dunque ancora nel mirino del califfato nero, dopo i quattro arresti di novembre. Uomini tra i 19 e i 27 anni che, esattamente come sta accandendo oggi, avevano ordito un attentato in occasione, coincidenza inquietante che fa pensare a un disegno ben preciso, di un’altra commemorazione bellica: Remembrance Sunday, la domenica del ricordo, quando i Paesi del Commonwealth rendono onore ai caduti della Prima guerra mondiale. Certo, il colpo, anche se sventato, ridisegna il conflitto tra Occidente e Stato Islamico. Individuare come
obiettivo primario del terrore Elisabetta II d’Inghilterra non significa solo colpire il simbolo centrale della Gran Bretagna e dei 53 Paesi del Commonwealth, di cui la sovrana inglese è capo di Stato, ma passare, come hanno scritto eminenti analisti, da una guerra potenziale a una guerra in atto, senza esclusione di colpi e in grado di sconvolgere il mondo.

Dal canto suo, Elisabetta ha spiegato di non aver intenzione di mancare ai propri impegni istituzionali. Uno stoicismo che imparò dai propri genitori rimasti a Londra sotto le bombe naziste. Le ripetevano: «Un re non deve mai fuggire dai propri doveri». Sono trascorsi 70 anni. Da Hitler siamo arrivati allo Stato Islamico. E la regina è ancora la colonna portante dell’Occidente.

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Scritto da Magazine Donna il 18/08/2015 20:40

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