Combattono gli spacciatori: Giustiziata coppia di pizzaioli

di GIUSEPPE SPATOLA – Un agguato in piena regola, portato a termine imbracciando un fucile a canne mozze. Due colpi precisi, sparati con freddezza. Poi la fuga lasciandosi alle spalle sangue e lamenti. Così i killer, forse due, ieri mattina hanno fatto irruzione nella pizzeria «Da Frank» di Brescia, un punto di riferimento notturno per i giovani del capoluogo, freddando con due colpi sparati a bruciapelo Francesco e Giovanna, marito e moglie di 65 e 63 anni. La coppia si trovava nel locale in via Val Saviore, in zona Mandolossa, per preparare la giornata di lavoro dopo la notte passata al bancone a servire pizze e krafen al popolo che vede l’alba.

Lì, dove la periferia di Brescia non è ancora profonda e le prime case abitate distano centinaia di metri, l’agguato sarebbe stato visto da un solo uomo, un senzatetto che spesso dorme all’addiaccio nei pressi del locale. Un supertestimone che si è accorto del rivolo di sangue uscire dalla pizzeria e di due individui scappati con lo scooter verso la vecchia statale che porta verso la Vallecamonica.
Secondo quanto ricostruito dall’uomo, che in Questura conoscono per piccoli precendenti, mancavano una manciata di minuti alle 10 quando uno scooter si ferma in prossimità dell’ingresso della pizzeria. Due persone, casco in testa e passo veloce, avrebbero fatto irruzione chiudendosi la porta alle spalle e sparando senza pietà: la donna è stata colpita alla testa ed è morta sul colpo, mentre il marito è rimasto gravemente ferito alla schiena ed è stato trasportato in ospedale, dove non è sopravvissuto.

Gli agenti della squadra mobile di Brescia, che indagano sul caso, ora confidano nelle immagini delle telecamere a circuito chiuso della zona per avere maggiori indizi sui killer dello scooter. Gli inquirenti stanno setacciando il passato delle vittime per capire cosa abbia potuto armare gli assassini. Per questa ragione gli agenti hanno cercato per tutto il giorno di approfondire ogni particolare della vita dei coniugi, focalizzando l’attenzione sui conti della pizzeria e le difficoltà economiche più volte palesate ad amici e fornitori. Tutte ipotesi che il vice questore Emanuele Ricifari non ha confermato nè smentito, lasciando ogni porta investigativa aperta. Eppure l’unico indizio, per ora, sembra essere l’immagine del passaggio di uno scooter con due persone a bordo sulla rotonda nella zona e il suo arrivo vicino a locale in un momento compatibile con la sparatoria. Le immagini, però, non mostrerebbero lo stesso motorino andare via dal luogo dell’agguato, come se avesse imboccato una seconda via d’uscita. Tutti i filmati sono stati trasferiti agli esperti della polizia scientifica di Milano che sta verificando i filmati. Le due vittime da tempo denunciavano il degrado sociale della zona dove vivevano e lavoravano. Un particolare che potrebbe far pendere le indagini verso una «spedizione punitiva» legata alla malavita locale.
La pizzeria si trova in una zona di transito di Brescia da tempo sotto controllo delle forze dell’ordine e dove in passato ci sono stati anche arresti.

«Francesco Serramondi» ha detto la polizia, «non era l’unico commerciante nè l’unica persona della zona a lamentarsi». Resta anche da chiarire l’eventuale legame tra il duplice omicidio di ieri e l’episodio che circa un mese fa ha coinvolto un dipendente della pizzeria, di origine albanese: mentre andava a lavorare in auto è stato affiancato da un’altra vettura e ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco. I responsabili di quell’agguato, tra l’altro, non sono stati ancora identificati e potrebbero essere gli stessi che hanno ucciso ieri. Il confronto di alcune impronte digitali ritrovate sul bancone potrebbe sciogliere anche questo dubbio. Francesco Serramondi e la moglie Giovanna Ferrari erano ripartiti con l’attività dopo un paio di esperienze imprenditoriali
concluse col fallimento. Molto conosciuti dal popolo della notte, il loro locale era un punto di riferimento in una zona della città molto «calda» a livello di prostituzione e delinquenza straniera. Un piccolo Bronx in salsa bresciana, un punto di spaccio dove c’è chi bussa ai vetri delle auto per offrire droga. Lo sapevano i clienti della pizzeria pasticceria da Frank di Brescia che su Facebook ieri hanno descritto la zona come un vero e proprio ghetto.

«C’era da saperlo che finiva così» ha scritto qualcuno sulla pagina Facebook della pizzeria,«sembra di entrare nei ghetti con quei personaggi di colore che ti si piazzano in mezzo alla strada per venderti la droga… e tutti lo sanno». Non solo. La rabbia s’è sfogata sul vveb. «È anche colpa nostra se tu ora non ci sei più», osserva sulla stessa pagina chi conosceva Franco da quando friggeva i bomboloni in un piccolo garage. «Non permettevi che davanti al tuo locale accadessero certe cose e probabilmente a modo tuo avrai detto a chi di dovere che non lo dovevano fare» ha aggiunto, «se poi i bresciani avessero mandato a quel paese chi ti bussava ai vetri delle auto per volerti rifilare non di certo delle pizze, magari tu saresti sempre ed instancabilmente dietro a quel vetro a lanciare sorrisi e ad impastare le mie adorate trecce». Intanto il caso è arrivato in Comune dove, in maniera trasversale, ora si chiede al sindaco dem Emilio del Bono di ripulire la zona in memoria di Francesco e Giovanna, eroi popolari diventati martiri.

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Scritto da Magazine Donna il 12/08/2015 7:17

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