Con Renzi la Festa dell’Unità dimezza gli incassi

■ ■■ Un po’se l’è cercata lui stesso. Quando è diventato segretario del Partito democratico, Matteo Renzi ha chiesto al suo nuovo amministratore delle finanze del partito, Francesco Bonifazi, una stretta sulle spese allegre. E fra le prime vittime c’era stata la Festa dell’Unità nazionale, in programma a Bologna. E Bonifazi fu subito chiaro: «Quest’anno», spiegò in conferenza stampa, «avremo a disposizione 480 mila euro, e non verranno spesi più soldi di quelli che abbiamo già raccolto attraverso gli sponsor. Non è pensabile avere un partito che produce perdite». Furono tagliati gli investimenti pubblicitari, e alcune spese organizzative.

Il presidente del Consiglio tanto era certo: il migliore spot alla Festa dell’Unità sarebbe stato proprio lui, che chiuse la lunga sfilata delle sue cheerleaders il 7 settembre 2014 a Bologna, convinto del successo di pubblico e non solo. E invece è andata male, malissimo: il peggiore risultato della storia delle feste dell’Unità.

L’amara sorpresa arriva soltanto adesso dalla lettura del bilancio di una società interamente controllata dal Pd – Eventi Italia Feste srl -che ha come unico scopo proprio la organizzazione della Festa nazionale dell’Unità (che per qualche periodo si è chiamata Festa democratica, per poi tornare precipitosamente all’antico nome). Basta un numero secco a raccontare il flop. Ricavi delle vendite e delle prestazioni: 371 mila euro. L’anno precedente, con Guglielmo Epifani segretario, erano stati 605.817 euro.

Le entrate dalla Festa dell’Unità si sono praticamente dimezzate con Renzi, che evidentemente fatica ad essere punto di riferimento della base per l’appuntamento clou dell’anno nella storia della “ditta”. Con il nuovo corso i militanti si sono tenuti in tasca i 234.817 euro che avevano invece speso in più l’anno precedente. E il flop è davvero storico, perché già in quel caso gli incassi erano scesi: nel partito si era abituati a ricavare ben più di un milione di euro con quell’appuntamento.

I militanti non devono essersi fatti troppo incantare dalle parole affettuose del nuovo segretario, che nel suo discorso a Bologna aveva subito rivolto «un grazie non scontato e non formale ai volontari, alla loro passione, e alle persone che ci credono. Sono la nostra forza e la nostra ricchezza», oltre a un non si sa quanto sincero «doppio grazie» a tutti i segretari di partito che lo avevano preceduto «e specialmente Pier Luigi Bersani».

Vero che mentre i militanti non scucivano, il tesoriere di Renzi ha rispettato la promessa di non mettere nella festa un euro in più di quelli ricavati con le sponsorizzazioni già raccolte, e anche le spese sono diminuite. Però il risultato finale è stato l’opposto di quello che si voleva ottenere: fino al 2014 almeno contabilmente il partito guadagnava poco o tanto con l’organizzazione della festa dell’Unità nazionale. Nel 2014, la prima volta a gestione renziana, ha invece perso i soldi.

Il margine operativo lordo di Eventi Feste Italia è stato infatti negativo per 25.426 euro, perché i costi esterni sono stati comunque superiori ai ricavi ottenuti. Il risultato finale grazie ai proventi diversi è stato comunque negativo, ma per una cifra inferiore: il Pd ha perso netti con la sua festa 8.773 euro, mentre l’anno precedente aveva chiuso in utile di 3.939 euro. Alla fine quel bilancio della festa dovrebbe fare comunque felici anche i militanti più duri contro il nuovo corso della ditta: è la sola cosa rossa che resta al Partito democratico…

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Scritto da Magazine Donna il 22/07/2015 5:56

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