Coppia dell’acido: Lascereste un bimbo in mano a questa donna?

La decisione del pubblico ministero del Tribunale dei minori, Annamaria Fiorillo, è stata rapida e tempestiva come un fulmine durante un temporale. Poche ore, o forse addirittura pochi minuti dopo il parto, il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, la coppia condannata a 14 anni con l’accusa di aver sfregiato con l’acido ex amanti di lei, è stato prelevato dalla sala parto da agenti di Polizia giudiziaria e trasferito repentinamente altrove. Privandolo, tra l’altro, dell’attaccamento precoce al seno materno, della lattazione con colostro e del contatti con il corpo della madre che, secondo pediatri e neonatologi, sono fattori decisivi per la salute del bambino ed anche del futuro adulto.

Dopo averlo strappato alla madre, la Procura ha chiesto al Tribunale l’adottabilità del bimbo. La decisione, al momento in cui andiamo in stampa, ancora non è stata presa. Con simili genitori, secondo il pubblico ministero, non vi possono essere decisioni diverse da questa prefigurando, evidentemente, rischi terribili di contaminazione diabolica da parte di cotanti genitori.
Ancora una volta la legge delle Procure si afferma duramente su qualsiasi presupposto della legge naturale. Un criterio di prudenza, anche puramente medico, a mio parere avrebbe imposto una valutazione attenta e obiettiva dei primi contatti tra la madre e il bambino. Ma si è ritenuto che fosse meglio agire subito, per prevenire qualsiasi forma di attaccamento, che renderebbe la separazione successiva ancora più traumatica. Sulla base di quali criteri neuropsichiatrici infantili questo criterio venga esibito come un monumento di verità davvero non si sa, ma si sa da tempo che i magistrati sono i periti peritorum, cioè in grado di valutare le competenze di ogni esperto, anche se si tratta di pediatria o di puericoltura.

Poco importa che ci fossero nonni consanguinei, paterni e materni, ai quali persino la legge sulla famiglia attribuisce ruoli garantiti e definiti, che sarebbero stati disponibili per lo meno ad un affido temporaneo. L’innocente, prelevato manu militari dallo Stato e dai suoi gendarmi, doveva essere immediatamente reso il più possibile irraggiungibile e anonimo, nell’attesa di una “vera” famiglia fatta di buoni cittadini e scelta dai servizi sociali. Poco importa che un diritto internazionalmente riconosciuto sulla conoscenza delle proprie origini biologiche consentirà un giorno, a questo bambino diventato adolescente, di sapere chi erano stati sua madre e suo padre, senza aver avuto nessuna possibilità di elaborare l’immagine interiore dell’uno e dell’altra con immagini diverse da quelle diffusa dalla cronaca nera.

Quali saranno gli effetti di tutto questo? Chi ha sottratto il bimbo al grembo della madre senza attendere un momento sicuramente immagina di averlo previsto, e per questo avrà stabilito che non bisognava aspettare neanche un momento. Peccato che si tratti invece di una materia infinitamente più delicata e complessa. D’altra parte le carceri italiane contengono una grande quantità di donne, molte delle quali, tra l’altro, rom o extracomunitarie, processate anch’esse per reati molto gravi. A queste però nessuno si sognerebbe mai sottrarre un figlio, scegliendo di fatto di farglielo crescere tra le mura del carcere. Ma questa è un’altra storia.

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Scritto da Magazine Donna il 21/08/2015 10:36

Comments

  1. assolutamente no. Non avrebbero neanche farglielo vedere.Spero solamente che glielo tolgano e non lo diano neanche ad un parente.

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