Coppia dell’Acido: Mentre si parla per l’affidamento, c’è un ragazzo che rimarrà sfigurato a vita

Non auguro a nessuno di vedere un figlio soffrire così». Difficile per un padre trovare le parole per descrivere il calvario di un ragazzo di 25 anni sfigurato dall’acido. Alberto Savi mesi fa ci aveva provato. Poi di fronte al coraggio del figlio Stefano quelle parole son diventate inutili e ha smesso di cercarle. Ha scelto il silenzio. Un muro steso altorno a sé, moglie, due figli, un cane e alla villetta che per anni ha fatto da cornice a una vita familiare da fiction tv. «È nero di rabbia», dice un amico di famiglia, «meglio che non dica niente. E stato uno spettacolo indegno. Le aggressioni
all’acido sono di pochi mesi fa, il primo processo si è chiuso con la condanna di Martina Levato e Alexander Boettcher a 14 anni per l’attacco a Piero Barbini, non c’è il minimo dubbio sulla loro colpevolezza, come non ce ne sono sull’assenza totale di pentimento e sulla persistenza della psicosi che ha ispirato i loro crimini. Eppure è bastato che lei mettesse al mondo un figlio per allestirle a torno un bel presepe. Con tanto di Re Magi, tipo Don Mazzi, pronti a stracciarsi le vesti per il reato di lesa maternità. Tutti a discutere di allattamento, diritto alla genitorialità e amenità varie come se tutto il resto fosse già caduto nell’oblio».

Se così è lo sarà per poco. Gli amanti diabolici a breve torneranno in aula. Alexander il 16 settembre in udienza ordinaria, Martina e il complice Andrea Magnani due giorni dopo con rito abbreviato. Ranghi separali in giudizio, ma capo d’accusa uguale per lutti. Una farneticante associazione criminale per purificare Mariina e punire i ragazzi che avevano avuto un rapporto con lei, non uccidendoli ma cancellandone l’identità. In tutto tre casi di cui finora si è parlato troppo poco. Il primo del maggio 2014, quando Martina dà appuntamento a un ex e lo ferisce nel tentativo di evirarlo. L’ultimo il 15 novembre, notte di pioggia, quando il fotografo Giuliano Carparelli, intuisce il pericolo, si fa schermo con l’ombrello ed evita il getto d’acido. In mezzo, il peggiore di tutti.
11 2 di novembre all’alba, dopo una notte in discoteca, Stefano Savi, studente di economia, ferma l’auto davanti a casa, apre la portiera e viene investito in pieno dall’acido. Chi lo ha visto in quei giorni, per descriverlo ricorre a un paragone agghiacciante: «I suoi lineamenti si erano disciolti come una maschera di cera esposta al fuoco». Stefano ha perso la vista da un occhio, ha subito 30 operazioni, vive col volto coperto da una mascherina e spera un giorno di ritrovare una fisionomia normale. Sa che non potrà mai più recuperare le sue sembianze. Le stesse che oggi vede fissate nel volto del fratello Luca, suo gemello. Erano due gocce d’acqua. Una è evaporata.

Stefano è una roccia, dicono gli amici, non si abbatte, studia per laurearsi e non rinuncia a uscire, a frequentare i locali, a calarsi nella movida milanese. Ora chiede giustizia. Andrea Orabona, avvocato di famiglia, è fiducioso: «A differenza dell’agguato a Barbini dove gli imputati non avevano scampo per
essere stati presi in flagranza di reato, il processo questa volta è indiziario. La Levato e Boettcher si sono subito dichiarati estranei ai fatti. Ma vengono inchiodati da Magnani, il complice, che ha collaborato con gli inquirenti, confermando tulli gli indizi e fornendo altri elementi decisivi alle indagini».

IL COMPLICE USATO COME UN BURATTINO Bancario, 23 anni come Martina, amico di Alex Boettcher e del lutto succube alle sue volontà, nell’isolamento di una cella Magnani è riuscito a ritrovare un minimo di autonomia e anche in vista di uno sconto di pena ha preferito confessare. ila accompagnato il pubblico ministero Marcello Musso nel luogo in cui avevano fatto sparire le bottiglie di acido muriatico, ha fatto ritrovare i resti carbonizzati dei travestimenti usali durante le aggressioni e le sue parole, riscontrate dal raffronto con i tabulati telefonici, hanno permesso di ricostruire i movimenti della banda la notte dell’agguato al povero Stefano. Povero due volte. Perché nel delirio di purificazione che portava Mariina a colpire i suoi ex, Stefano non c’entrava
niente. Non si erano mai incontrati e la sua disgrazia è stata provocata da uno scambio di persona. Gli amanti diabolici volevano colpire Giuliano Carparelli, fotografo di moda, colpevole di una fugace effusione con Martina. Secondo l’accusa, a fine ottobre 2014 vanno a dargli la caccia alla discoteca Divina. Martina e Andrea Magnani lo individuano nel privé. Ma Boettcher piazzalo all’esterno del locale, quando vede uscire Stefano Savi, dà l’allarme agli altri due, li fa risalire e insieme lo seguono per scoprire dove abita.

Una settimana dopo lo aspettano sotto casa e lo colpiscono. L’azione è così repentina che Savi non riesce a fornire indicazioni sul numero, l’aspetto o la fisionomia dei suoi aggressori. Stefano finisce al Niguarda, ma sul suo caso cala subito il silenzio. A fine anno arriva in reparto Pietro Barbini, aggredito con l’acido la sera del 28 dicembre. 1 due si incontrano, si parlano, i loro casi sembrano uno la fotocopia dell’altro ma gli inquirenti non trovano nessun punto di contatto tra Stefano e gli amanti diabolici. Fino a quando confrontando le fotografie delle vittime non emerge un particolare decisivo: Savi e il fotografo Carparelli si assomigliano in modo sorprendente e si fa strada l’ipotesi di uno scambio di persona.
«Le accuse mi sembrano ampiamente supportate da fatti, riscontri e testimonianze», continua l’avvocato Orabona. «Quello che sconvolge è l’atteggiamento degli imputali e più ancora quello dei loro familiari. A farsi viva in lutti questi mesi è stata la mamma di Alex per dire che è fermamente convinta dell’innocenza del figlio. Basta. Non ci hanno fatto pervenire un messaggio di scuse, una parola di comprensione, un’offerta di risarcimento per un danno che non si può nemmeno calcolare. Abbiamo chiesto 3 milioni di euro ma Alex, che viene da una famiglia ricchissima, risulta titolare di poca roba: due piccoli appartamenti, un’auto e quote in società di valore irrisorio. Vedremo come fare. Ora cominciamo con l’ottenere giustizia».

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 26/08/2015 13:37

Comments

  1. non ci sono parole per descrivere la mente contorta di questa assurda coppia. ..penso solo una cosa. ..il piccolo merita dei genitori sani in una famiglia sana senza clamori intorno. ..di certo non sono loro. ….e neppure i nonni visto il lavoro che sono riusciti a creare. ..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *