Da Bruxelles ad Atene Tsipras alla resa dei conti

Il messaggio politico lanciato da Bruxelles è arrivato ad Atene. Si chiude così il primo esperimento di governo della sinistra radicale in un paese dell’Unione europea. Oggi la segreteria di Syriza deciderà sul futuro del partito. Tsipras sta lottando per evitare la scissione della minoranza, sembra che abbia messo sul piatto anche le elezioni, ma solo dopo l’a p p r ovazione del memorandum. Da venerdì notte, con il voto sulla bozza d’accordo, la spaccatura all’interno del governo si era palesata. Se non c’è stata un’intesa sulla bozza, sarà impossibile trovare un compromesso sul piano, di lacrime e sangue, imposto dai creditori.

Pochi minuti dopo la pubblicazione della lista di riforme chieste dall’Eu-rogruppo, il ministro dell’Energia, Panagio-tis Lafazanis ha sentenziato:

“Accordo umiliante”. Lafazanis è, dopo il premier, l’uomo più importante di Syriza, fanno capo a lui 35 parlamentari. Anche Panos Skour-letis, ministro del lavoro, è stato molto duro: “Nessuno sarà costretto a votare un accordo che non condivide”. Al coro di no va aggiunta Zoì Konstantopoulou, presidente del Parlamento: “il governo è ricattato. I creditori insistono per trasformare il No (al referendum) in un Sì. Non potrei mai votare i contenuti di un accordo di questo tipo”.

INTANTO ANCHE l’ex ministro Yannis Varoufakis, sempre in vacanza con moglie e figlia su ll’isola di Aegina, rilascia un’intervista in cui afferma: “avevo un piano, ma il direttivo di Syriza ha votato contro e ha deciso di fare maggiori concessioni alla controparte”. Varoufakis, tutt’ora deputato di Syriza, spiega che i rapporti con Tsipras sono amichevoli, però continua a puntare il dito contro di lui: “ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori, lui non li avrebbe sfidati”. Anche quando gli sono state fatte “proposte assolutamente impossibili, totalmente non attuabili e tossiche, il tipo di proposte che presenti all’altra parte quando non vuoi un accordo”. Difficile che Tsipras possa contare sul suo appoggio nella maratona parlamentare che sta per iniziare.

A complicare la situazione ci pensa Anel (Greci Indipendenti), partito della minoranza di governo. I Greci Indipendenti sono guidati da Panos Kamme-nos, ministro della difesa. La strana coalizione, Syriza raggruppamento di movimenti della sinistra radicale e Anel partito di centrodestra, era basata sulle posizioni antiausterità condivise dai due schieramenti. Kam-menos, alla fine dei negoziati di Bruxelles, ha immediatamente chiamato Tsipras per chiedere un incontro. Da quanto riferito dai collaboratori il ministro era “furibondo per le concessioni fatte alla Germania”.

La maggioranza di governo è composta da 149 deputati di Syriza e 13 di Anel. Tsipras per far passare le riforme ha bisogno di almeno 151 voti. Venerdì notte ne ha raccolti 251, sommando tutte le preferenze eccetto quelle dei comunisti del Kke, dei neonazisti di Alba Dorata e ovviamente dei 17 dissidenti di Syriza. Il numero dei contrari al l’interno del suo partito, a seconda degli scenari che si apriranno dopo la segreteria di oggi, può arrivare fino a oltre 50. Al premier sono già stati offerti i 17 voti di To Potami, partito liberale guidato dall’ex giornalista Stauros Theodora-kis. Ed è proprio di lui che Tsi-pras diffida maggiormente. Theodorakis, per molti a Bruxelles, è il primo ministro ideale di governo di unità nazionale. T-sipras può contare anche sui voti, 13, dei socialisti del Pasok. Ma i 30 deputati, socialisti e liberali, difficilmente potrebbero coprire le defezioni dell’ala radicale di Syriza.

A Tsipras non resterebbe quindi che aprire anche ai conservatori di Nea Democratia. Il leader quarantenne della sinistra radicale potrebbe scegliere di far votare a tempo di record le riforme e poi tornare alle urne. Nonostante tutti gli errori commessi e i pessimi risultati, Tsi-pras è ancora guardato con orgoglio da molti greci, è stato il primo leader greco ad aver detto Oxi alla Merkel.

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Scritto da Magazine Donna il 14/07/2015 5:38

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