Dalle picconate ai colpi di machete, quanti assassini in attesa di asilo

di Adriano Scianca – Il primo fu Adamo. Anzi, Adam Mada Kabobo. Non certo ilprimo in senso cronologico, ma per impatto mediatico sicuramente sì. Era l’IX maggio 2013 e questo ragazzone gha- nese si aggirava per le vie di Milano esprimendo «la sua rabbia verso un mondo che non lo accoglieva e non gli prestava aiuto» (parole del tribunale) con un piccone. Ucciderà tre persone e ne ferirà altre due. Tutto a un tratto quell’idilliaco incontro di culture, un po’ Ringo Boys e un po’ Benetton, si rivelava per quello che era: l’importazione forzata di una massa senza legge, in cui disperati, asociali, pazzoidi e malintenzionati spopolavano nell’assenza di qualsivoglia controllo.

Oltre che per l’epilogo sanguinario, la storia di Kabobo è esemplare anche per ciò che la precede. Come era finito questo 21enne ghanese per le vie di Milano con un piccone in mano? Sbarcato probabilmente in Puglia nel 2011, l’uomo aveva richiesto asilo politico, ottenendo un permesso di soggiorno temporaneo. La sua domanda era stata incredibilmente respinta ma, e qui viene il bello, era di fatto «inespellibile» perché, avendo fatto ricorso, non poteva essere allontanato prima della definizione giuridica della sua vicenda. Nel frattempo aveva collezionato una serie di precedenti (reati contro il patrimonio, danneggiamento, violenza, resistenza a pubblico ufficiale).

Ma niente, era sempre uccel di bosco. Il giudizio sul ricorso ancora lo aspettiamo. Forse giace in qualche ufficio insieme a quello relativo ad Amine Aassoul, il 29enne marocchino che ha sgozzato un giovane ternano per gli stessi motivi di Kabobo: nessuno, solo l’alienazione e un senso di impunità molto ben radicato.Arrivato a Terni nel 2007, dove aveva raggiunto la madre sposala con un uomo del posto, aveva collezionato una sfilza di precedenti. Rimpatriato (sì, a volte succede…), era tornato in Italia sbarcando a Lampedusa. La sua richiesta di asilo politico era stata respinta a ottobre ma anche lui aveva fatto ricorso ed era in attesa di una decisione in merito. Ormai non serve più. Permesso di soggiorno scaduto anche per Jackson Jahir Lopez Trivino, ecuadoriano di 20 anni, nome di battaglia «Peligro» (pericolo): a giugno era assieme al salvadoregno José Emilio Rosa Martinezsul passante ferroviario di Milano. Quando un controllore ha chiesto il biglietto alla gang, quest’ultimo ha tirato fuori un machete e ha quasi staccato un braccio all’addetto delle ferrovie.

Seck Massow è invece un senegalese 27enne. È regolare, lui, ha un permesso di soggiorno per motivi familiari. È disoccupato e ha precedenti per resistenza, ubriachezza e minaccia, ma va bene così, perché toglierglielo? La sera di Ferragosto ha stuprato sulla spiaggia di Rimini una ventenne italiana conosciuta poco prima. Nessuno aveva avuto nulla da ridire neanche sulle carte in regola dell’africano con permesso di soggiorno che 1’ 11 luglio, su un treno regionale per Pisa, ha importunato una giovane ragazza, l’ha seguita, l’ha gettata a terra e l’ha violentata. Il tutto nel vagone, sotto gli occhi di una telecamera che ha ripreso lutto. E perché mai espellere il 30enne tunisino, benché fosse già conosciuto alle forze dell’ordine e senza fissa dimora, che pochi giorni dopo, la sera del 20 luglio, ha violentato una 18enne al Pigneto, quartiere «multiculturale» di Roma in cui bande di pusher africani fanno il bello e il cattivo tempo? Quanto al prossimo della lista, beh: purtroppo basta aspettare.

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Scritto da Magazine Donna il 01/09/2015 9:47

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