Disinnescare la bomba previdenziale che colpisce i giovani precari e le donne

È un doppio uppercut al petto quello lanciato oggi, sia dai dati dell’Ocse sia dalle dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri. E i più colpiti saranno i Millenial, quelli nati dopo il 1980, che diventeranno la prima Generazione dei cittadini senza pensioni.

Dovranno lavorare di più, altrimenti non potranno usufruire della pensione di vecchiaia, ormai lanciata verso i 70-75 anni; e poi dovranno fare i conti con l’anzianità contributiva, per accedere a qualche via di uscita anticipata, che potrebbe però costare almeno un terzo del valore dell’assegno. «Se l’economia non cresce di oltre l’1% annuo e se non si verifica un processo di stabilizzazione del lavoro, con carriere più lunghe, ci potranno essere seri problemi di adeguatezza futura delle pensioni per le generazioni degli anni ’80», ha spiegato il presidente dell’Inps. I più colpiti saranno quelli nati dopo il 1980, perché sarà più basso il trasferimento pensionistico, perché percepito per meno anni, ma anche il tasso di sostituzione medio rispetto alle retribuzioni, che sarà intorno al 62%, con una perdita del 38%. E’ questa la prossima era del sistema contributivo, meno generoso di quello retributivo, ma ormai su questo punto il gioco è fatto.

La bomba previdenziale prossima ventura va disinnescata, quindi, risolvendo da un lato la doppia tenaglia della riforma delle pensioni del 2011, che alza in contemporanea la speranza di vita e l’anzianità contributiva necessaria: in questo modo un pensionato viene vessato due volte. In seconda battuta, è necessario favorire l’ingresso nel mondo del lavoro e la crescita di periodi contributivi per i giovani e per le donne, cioè per gli intermittenti, coloro che hanno con il lavoro un rapporto ondivago e oscillante: i giovani che fanno gavetta con la precarietà e le donne schiacciate tra maternità e cura dei familiari anziani.

Va affrontato quindi il tema di una riforma pensionistica strutturale basata sulla flessibilità in uscita, e che favorisca ulteriormente l’entrata di giovani contribuenti attivi, che dovrà essere varata entro il 2016. Inoltre, «se non si metterà in campo uno strumento di sostegno contro la povertà come il reddito minimo, ci saranno problemi per chi perderà il lavoro sotto i 70 anni», conclude lapidariamente il presidente dell’Inps, che butta nel dibattito politico una nuova patata bollente.

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Scritto da Magazine Donna il 02/12/2015 5:37

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