Dopo Parigi, Salah terrorizza Bruxelles

Strade quasi deserte. Piazze silenziose. Centro pedonale pattugliato dalla polizia. Grandi magazzini chiusi. Stadi vuoti: rinviate le partite dei campionati di calcio della Prima e della Seconda divisione. Bruxelles è spettrale, cupa sotto nubi scure come le parole del primo ministro Charles Michel che ha annunciato una minaccia “seria e imminente” e decretato il “livello d’allerta terrorista 4”. Significa evitare posti “con alte concentrazioni di persone”. Significa evitare le stazioni ferroviarie e gli aeroporti. Significa che bisogna utilizzare con la massima prudenza possibile i trasporti pubblici. Significa che sono a rischio persino le spese nei centri commerciali. Significa infine che bisogna “facilitare i controlli di sicurezza” e abituarsi alle misure previste dal protocollo dell’allerta 4, il più alto previsto dal sistema di prevenzione del regno belga. Che qualcuno ormai chiama Belgistan. Ma non c’è proprio da scherzare.

PERCHÉ A BRUXELLES ci potrebbe essere il bis di Parigi. Un attentato imminente, che può succedere ovunque: ormai questa è la nuova strategia dell’Isis. Diffondere il panico. Costringere le autorità a trasformare le “città-obiettivo” in città sotto assedio. A ragione, purtroppo. La polizia, infatti, è alla caccia di almeno due uomini. Uno sarebbe un kamikaze pronto a farsi saltare per aria, trasporterebbe una bomba del tipo di quelle azionate negli attacchi di Parigi. Addirittura, secondo il sito del quotidiano Le Soir – abbastanza filo-governativo e dunque attendibile per questo tipo di indiscrezioni giudiziarie – potrebbe essere lo stesso Salah Abdeslam, il fuggitivo degli attacchi di venerdì 13, e questo dettaglio dissiperebbe i dubbi sul suo ruolo e sul fatto che non si era immolato alla causa jihadista. Una tesi che in fondo fa comodo a tutti. Alla polizia, che se lo è lasciato sfuggire otto giorni fa. All’Isis, che non vede incrinata la sua autorità e il suo potere dalla diserzione del riluttante e vigliacco Salah, volatilizzatosi la notte di venerdì 13. Non era scappato. Aveva soltanto eseguito la prima parte del piano.

Ma sono ragionamenti che si basano ancora e purtroppo su informazioni incomplete, insoddisfacenti, senza dimenticare le carenze investigative belghe che hanno irritato i francesi: c’è chi fa l’equazione “Be l gi o sotto accusa=Bruxelles in stato d’allerta massima”. Intanto sale la tensione nella capitale belga battuta dal vento freddo che arriva d a ll ‘ovest, coi marciapiedi che sembrano “cammini di pioggia per unica buonasera”, come cantava Jacques Brel. Sta arrivando sicuramente l’inverno. Ma è già arrivato il gelo di una nuova Grande Paura, stavolta più insinuante di quelle del passato.

È LA GUERRA ibrida del terrorismo, con la consapevolezza che i politici hanno minimizzato la capacità di espansione del terrorismo islamico che si è diversificato e internazionalizzato. “Ce n’est qu’un debut” (non è che l’inizio), hanno detto ieri i terroristi, minacciando di nuovo Parigi ed usando il celebre slogan del Mai ’68…
In cotale pessimistico scenario, occorreva dar prova di riscatto, almeno a livello d’indagine. Subito, qualche risultato: la polizia belga ha trovato armi, esplosivi, un non meglio definito “materiale chimico” (utile per esplosivi?) e cinture esplosive durante la perquisizione della casa di una terza persona accusata in Belgio in relazione agli attacchi di Parigi del 13 novembre. Si chiama A. Lazez, 39 anni, origini marocchine: avrebbe fornito “supporto logistico a Bruxelles” per Salah.

Lazez risiede a Jette (uno dei quartieri comunali della regione di Bruxelles) ed è stato arrestato dopo una denuncia arrivata alla polizia sul coinvolgimento del sospettato in Siria e su dove gli agenti potevano trovare un veicolo, ora confiscato. Un furgoncino Citroen bianco, al vaglio della polizia scientifica che avrebbe riscontrato all’interno tracce di sangue. Dentro c’era una pistola carica, non un kalashnikov.
Di chi era il sangue? Ovviamente Lazez ha negato d’aver incontrato Salah dopo il 13 novembre. Ma mentre lo stavano interrogando sul suo cellulare è arrivato uno strano messaggio: “L’Ebreo non è qui”. Siamo nella patria di Simenon e tutto si svolge secondo le sue trame.

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Scritto da Magazine Donna il 22/11/2015 6:39

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