“Dormire sotto un ponte è meglio che indebitarsi”

Il mio è uno dei tanti esempi di come la crisi ci abbia colpito”, precisa subito Quin Minassian, origini armene, nella casa di famiglia al Pireo. “Fino al 2009 insegnavo, mio marito aveva il suo lavoro di ingegnere informatico, non buttavamo i soldi dalla finestra, ma stavamobe-ne. Poi nel 2010 il governo ha cominciato a non pagare stipendi (il 30% degli occupati è nel settore pubblico, ndr), dopo un po’ ho deciso di andare in pensione per avere i soldi sicuri: sono passata da 1.400 a 840 euro, poi scesi a 640. Ho capito davvero cosa fosse la crisi che vedevo attorno a me. Non ho paura delle chiusura delle banche, quella ce l’ha chi ci ha messo i soldi. Ciò che non voglio è che i miei figli debbano pagare i soldi sperperati dai corrotti che ci hanno governato”.

“Gli unici in casa a non esser stati finora toccati dalla crisi sono i miei quattro gatt i”, racconta nel suo studio Antigone Liberaki, professoressa all’università Panteion, buona amica del neo-ministro delle Finanze Tsakalotos, stessi studi in Gran Bretagna, capogruppo del partito moderato Potami in Parlamento. “Mia madre ha avuto la pensione decurtata del 45%, i salari mio e di mio marito tagliati del 25, consulenze mai più pagate, la signora filippina che ci aiuta in casa non può ritirare i soldi e pensa di andarsene altrove, mio figlio più giovane non farà gli studi all’estero che prima ci potevamo permettere, niente più vacanze all’estero. La crisi è come un veleno, entra in ogni pensiero, ogni scelta che fai diviene economica. È vero che l’85% dei greci è proprietario di casa, ma le tasse sugli immobili son sempre più alte”.

Nikos Poumidis ha 60 anni e un fisico da 40enne che gli permette di fare lo scaricatore e altri lavori di fatica. Laureato in legge, storia dell’arte e diplomato all’accademia di belle arti in scultura, Nikos ha dovuto trasferirsi dalla villa nel sobborgo di Erythrea (dove vive anche l’ex premier Pa-pandreu), in un bilocale tra pensionati impoveriti e immigrati clandestini. Con l’ex moglie, ereditiera spagnola, è in ottimi rapporti ma “preferirei dormire sotto un ponte piuttosto che chiederle del denaro perché ho ancora una dignità”. Come molti suoi amici Nikos non ha più un conto in banca perché temeva un prelievo forzoso. “Quando riapriranno le banche però ci rimetterò i pochi soldi rimasti per aiutare questo governo che stimo e apprezzo”. Maria Papastamakis faceva l’estetista e il marito il parrucchiere. A 70 anni ha votato sì al referendum perché “ho paura di non poter più percepire la pensione se ci faranno uscire dall’eu ro”. Parla francese ed è in tuta da ginnastica perché sta per andare a fare la “passeggiata del tramonto” nel parco vicino casa. “Spero non stia tramontando l’Europa unita e i tedeschi non ci hanno mai risarcito i danni di guerra”. È divorziata senza figli. “Mi ha fatto soffrire non averne ma forse non è stato un male perché con la mia pensione non potrei aiutarli. Percepisco 700 euro e ne pago 300 di affitto. Mangio una volta al giorno”. Rimpiange non esser andata a vivere in Francia,

il paese della madre. “Amo troppo la Grecia, ma avrei dovuto dar retta alla testa, non al cuore”.

In una delle strade turistiche attorno piazza Omonia Mikalis dirige un negozio di scarpe: “Ho sette dipendenti, ho abbassato i prezzi, resisto mese per mese, le forniture sono bloccate, se i clienti non comprano, non posso pagare le tasse né i dipendenti”. La spirale d’impoverimento, credono molti, infetterà anche l’Italia e coniano un nuovo ritornello sulle similitudini: “Una faccia, un portafoglio”.

Angeliki Karanasi ge sti-sce la bottega che vende il miele di famiglia dal 1959: “Ho un mutuo per la casa, i miei clienti salutano ma non comprano, le vendite sono in calo da mesi, al peggio man-geremo il nostro miele”.

Panos è alla cassa del punk shop vicino a un centro sociale nel quartiere anarchico di Exarchia: “C’è poca domanda, per ora andiamo avanti con lo stock di magazzino; ho praticamente congelato i pagamenti: paghiamo solo le scadenze improrogabili: non tagliano l’elettricità se siamo un po’ in ritardo, per ora”.

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Scritto da Magazine Donna il 08/07/2015 7:04

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