Due donne omosessuali hanno avuto una bimba mulatta per un errore della banca del seme

Due madri di pelle bianca, con una figlia nera nata per sbaglio, e una banca del seme sono i protagonisti di un’insolita causa legale che sta provocando discussioni molto accese negli Stati Uniti. Jennifer Cramblett, 37 anni, e la compagna Amanda Zinkon, 30, una coppia lesbica di Uniontown nell’Ohio, per avere un bambino si sono rivolte nel 2011 alla Midwest Spcrm Bank di Chicago. «Abbiamo impiegato molti mesi per scegliere il donatore», spiega Jennifer, la prescelta a condurre la gravidanza e a diventare la mamma biologica del nascituro, «e abbiamo indicato con chiarezza un bianco dagli occhi azzurri e dai capelli biondi». Quindi si aspettavano un figlio con le stesse caratteristiche. Invece nel 2012 è nata Payton, una bella bambina mulatta, con occhi e capelli scuri. E si è scoperto che l’istituto aveva recapitato alla coppia per un banale inconveniente il seme di un altro donatore. Jennifer e Amanda non hanno gradito affatto l’errore e hanno aperto un procedimento legale, ma il giudice per ora ha dato loro torto.

Il caso presenta molti aspetti controversi. Anzitutto non sono mancate le critiche di chi considera la causa un atto di rifiuto della bimba da parte delle due mamme. Jennifer precisa al riguardo: «Amiamo nostra figlia, non faremmo mai cambio con un’altra, ma questa situazione ci provoca forte disagio e dolore». La donna si dice impreparata a crescere una bambina afroamericana in una comunità di tremila abitanti dove i bianchi rappresentano il 98 per cento e sono poco tolleranti con le altre razze. Jennifer accusa di razzismo anche la propria famiglia, che in passato la spingeva a nascondere i suoi orientamenti sessuali in pubblico e ora si dimostra insensibile verso Payton. Lei e Amanda temono che la loro figlia a scuola sarà l’unica non bianca e verrà discriminata. Jennifer ha scritto nella querela, presentata l’anno scorso: “Accorciare i capelli a mia figlia è uno stress, per un taglio decente devo andare in un quartiere nero, lontano da dove vivo, ma anche qui sembra che non siamo gradite”.

Per questi disagi le due donne hanno preteso dalla Midvvest Sperm Bank un risarcimento di 50 mila dollari (circa 45 mila euro). L’istituto ha ammesso l’errore, dovuto allo scambio di provette tra il donatore bianco 330 e quello nero 380 (la cifra 8 di questo numero è stata letta come un 3 da chi doveva spedire il seme), e ha restituito a Jennifer e Amanda la metà di quanto speso per l’inseminazione artificiale. Trascinata poi in giudizio, la Midvvest Sperm Bank si è difesa con successo: l’esito della vertenza legale è un altro aspetto molto discusso della vicenda. La coppia sosteneva la nullità del contratto con la banca del seme, perché Payton era nata in modo illegale.

Invece Ronald Sutter, giudice dellTllinois, ha deciso che non si tratta di “nascita errata”, visto che la bimba è sana, e ha respinto la richiesta di danni. Però ha consigliato di querelare la Midvvest Sperm Bank per negligenza. La prima udienza della nuova causa è fissata a dicembre. Intanto si scatena negli Stati Uniti il dibattito tra chi critica la sentenza, ritenendo che Jennifer e Amanda abbiano effettivamente subito un danno, e chi invece applaude Sutter, trovando pretestuosa e di cattivo gusto la battaglia legale delle due donne.C’è infine un altro aspetto indubbiamente spiacevole di questa storia: l’evidenza di come perduri la difficoltà di vivere con la pelle nera in certe zone degli Stati Uniti, ancora intrise di pregiudizi razziali e riservate di fatto ai bianchi. Alcuni opinionisti neri se la sono presa anche con le due donne, scrivendo sui giornali che non sopportano di vedere la loro privilegiata esistenza di bianche minacciata da una bimba di colore. Jennifer si è difesa in lacrime in televisione, ribadendo che la causa non è contro Payton. «Lei da grande lo capirà», ha detto. È quanto davvero ci auguriamo tutti.

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Scritto da Magazine Donna il 13/09/2015 17:28

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