Due nuovi farmaci per combattere il tumore al polmone

Una luce in fondo al tunnel. Una speranza per i malati di cancro al polmone arriva da un innovativo nanofarmaco (nab-paclitaxel) che aiuterebbe a ridurre questo tipo di tumore del 41% e da un farmaco immuno-oncologico, il nivolumab, che prolunga la vita del paziente in fase di malattia avanzata. Due innovazioni, una di prodotto, l’altra di approccio, presentate al Congresso europeo sul cancro che si chiude oggi a Vienna.

L’Italia sarà la capofila della sperimentazione del nanofarmaco che verrà avviata a breve, per utilizzare la nuova molecola nab-paclitaxel come terapia di mantenimento per tenere sotto controllo il cancro che colpisce spesso i fumatori. Il fumo di sigaretta infatti è il più importante fattore di rischio per il carcinoma del polmone. La probabilità di svilupparlo è più alta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori. Aumenta fino a 20 volte nel caso di grandi fumatori.

Il nanofarmaco ha già dimostrato di far regredire il tumore del polmone nel doppio dei pazienti rispetto al trattamento standard e oggi potrebbe dunque rappresentare una svolta anche come terapia di mantenimento, successiva alla chemioterapia iniziale, migliorando così in maniera significativa la sopravvivenza proprio in una delle forme cancerogene più aggressive. Tutti i dettagli della ricerca sono contenuti nello studio internazionale di fase III, ‘Abound’, avviato sei mesi fa con il coinvolgimento di 300 pazienti.

Si stima che nel 2015 circa 41mila persone saranno colpite da tumore del polmone nel nostro Paese. “Le prospettive aperte da nab-paclitaxel, associato a carboplatino, un altro farmaco chemioterapico, stanno già cambiando la terapia standard” spiega Cesare Gridelli, direttore del dipartimento di Onco-ematologia dell’Azienda ospedaliera Moscati di Avellino e presidente della Associazione italiana oncologia toracica. “Uno studio che ha coinvolto più di mille pazienti ha evidenziato percentuali di risposta doppie nelle persone colpite dalla forma non a piccole cellule squamosa metastatica trattate con la combinazione dei due farmaci rispetto al vecchio standard di carboplatino e taxolo. In particolare si è registrata una regressione delle dimensioni del tumore nel 41% dei pazienti rispetto al 24% raggiunto con il trattamento standard”. Alla luce di questi dati, spiega, “abbiamo deciso di verificare con un altro studio l’efficacia della molecola come terapia di mantenimento successiva alla chemioterapia. Oggi, in questo tipo di tumore del polmone, dopo 4-6 cicli di chemio si sospende il trattamento e la sopravvivenza è di circa un anno. Stiamo verificando in questo studio se la terapia di mantenimento è invece in grado di mantenere il risultato ottenuto con la chemioterapia iniziale, con prospettive importanti”. I risultati ottenuti hanno portato all’approvazione dell’associazione di nab-paclitaxel e carboplatino da parte dell’ente regolatorio statunitense (Food and drug administration, Fda) ed europeo (European medicines gency, Ema).

Il trattamento col nivolumab dei pazienti con un cancro al polmone in fase avanzata ha dimostrato che il 39% di loro era ancora vivo dopo 18 mesi, percentuale che scende a 23 in quelli trattati con chemioterapia. “I dati emersi dallo studio di fase III riguardano il tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso in fase avanzata, che finora presentava scarse opzioni terapeutiche” spiega Lucio Crinò, direttore dell’Oncologia medica all’Ospedale di Perugia e membro dello steering committee internazionale dello studio. “Siamo di fronte a un’innovazione davvero impressionante in una malattia particolarmente difficile da trattare”, sottolineando come “i tassi di risposta a nivolumab siano stati più alti nei fumatori e negli ex tabagisti rispetto a coloro che non hanno mai fumato”.

In luglio nivolumab è stato approvato dall’Ema (european medicines agency) per il trattamento di questo tipo di tumore al polmone già trattato con chemioterapia e il 22 settembre l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) lo ha inserito nella lista prevista dalla legge 648/96, consentendo così ai pazienti non inclusi nel programma di uso compassionevole di poter disporre del trattamento a totale carico del servizio sanitario nazionale. Il farmaco non è stato ancora approvato nel nostro Paese per il melanoma ma il suo utilizzo, associato alla molecola ipilimumab, ha dato risultati significativi anche nel trattamento del melanoma, mostrando una riduzione delle dimensioni del tumore, cioè tassi di risposta maggiori rispetto ai due farmaci somministrati separatamente. Anche nel caso del melanoma i dati sono allarmanti: si stima che nel 2015 in Italia si verificheranno 11.300 nuovi casi. “E’ importante che anche i pazienti colpiti da questo tipo di tumore della pelle possano accedere quanto prima alla terapia innovativa” afferma Paolo Ascierto, direttore dell’unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori fondazione G. Pascale di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma. “Va considerato che i costi per il sistema sanitario non aumenterebbero, visto che questi farmaci immuno-oncologici hanno un impatto economico inferiore rispetto alle terapie target, anche perché i periodi di somministrazione sono più brevi”.

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Scritto da Magazine Donna il 30/09/2015 5:29

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