Elena Ceste, la morte della donna che sfuggì alla rieducazione

li sms tra la moglie e un amico scoperti per caso. I litigi con quella donna “raddrizzata” in diciotto anni che non aveva perso la voglia di conoscere e incontrare altri uomini. E lui che aveva bisogno di “riaffermare il suo dominio” per non perdere tutto: la donna, la casa, i risparmi, il pudore, la dignità. Potrebbe essere questo il movente dietro l’omicidio di Elena Ceste, 37 anni, avvenuto il 24 gennaio 2014 tra Costigliole d’Asti, luogo di residenza, e Isola d’Asti, dove il suo corpo è stato trovato il 10 ottobre scorso vicino a un canale d’irrigazione.

A ucciderla sarebbe stato il marito Michele Buonin-conti, 46 anni, presunto assassino finito in carcere dal 29 gennaio di quest’anno.Il movente sembra esserci, ma le prove dove sono? Si giocherà su questo punto il processo abbreviato che entrerà nel vivo il 22 luglio prossimo al tribunale di Asti. Il sostituto procuratore Laura Deodato, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, accusa l’uomo di omicidio volontario e occultamento di cadavere e il giudice Roberto Amerio ascolterà il confronto tra i periti in merito all’analisi dei tabulati telefonici e alle tracce di terra ritrovate sugli abiti della vittima.

FINORA GLI INDIZI, le analisi tecnico-scientifiche e le riflessioni di investigatori e magistrati portano a un presunto colpevole. Buoninconti, 46 anni, è un vigile del fuoco originario della provincia di Salerno e viene dipinto come un uomo geloso che voleva controllare tutto nella sua famiglia. L’uomo sarebbe “un soggetto secondo il quale la propria moglie deve occuparsi della casa, dei figli, d e ll’orto, degli animali da cortile, delle faccende domestiche in genere, senza spazio per altri interessi”, scriveva il giudice Giacomo Marson nell’ordinanza di custodia cautelare. “Ipertrofico”, lo definisce il medico di famiglia. “Ossessivo-com-pulsivo”, sostiene una perizia fatta eseguire dalla Procura di Asti, caratterizzato da un’“eccessiva coscienziosità, scrupolosità e intransigenza in tema di moralità, etica o valori”.Seguendo i suoi valori Buoninconti avrebbe passato diciotto anni di vita a “rieducare” la moglie. Lo dice lui stesso ai figli il 17 agosto 2014 durante uno spostamento in auto: “Con mamma c’ero riuscito a farla diventare donna. Solo, vai a capire cosa ha visto! Diciotto anni della mia vita per recuperarla, diciotto anni per raddrizzare mamma!”. Che l’abbia “raddrizzata” e “corretta” anche a forza di litigi violenti? Lo rivelerebbe un’altra conversazione coi figli. Sono in viaggio per andare alla procura di Asti, dove i piccoli devono essere ascoltati, e lui li prepara: “Mi avete mai visto litigare con mamma?”. Oppure: “Mi hai mai visto picchiare mamma?”. La risposta doveva essere negativa, altrimenti “uno va da una parte, un altro va da un’altra parte e un altro ancora da un’altra parte”. E perché parlare di “recupero”? Perché c’era un aspetto del carattere di Elena Ceste che l’uomo detestava ed era la sua ricerca di rapporti extraconiugali, alcuni confidati da lei nell’ottobre 2013, altri emersi dopo per caso.

Il 20 gennaio 2014, pochi giorni prima della scomparsa della donna, il vigile del fuoco va a prendere i figli a scuola e porta con sé il telefonino della moglie. Una volta arrivato davanti all’istituto incrocia Damiano Silipo, padre di un compagno di classe dei figli. Pochi istanti dopo Silipo prova a telefonare alla donna, ma trova occupato e manda un messaggio. Buoninconti lo vede e scopre gli altri: “Ciao, come stai?”, diceva il primo. E poi: “Lo so che sei da sola”. I messaggi vengono letti da Buonincon-ti, che non risponde, e Silipo si spazientisce e manda sms sempre più insistenti.

La mattina del 24 gennaio lei scompare. Il marito comincia a cercarla. Si sposta in auto nella campagna intorno a casa, chiede ai vicini, chiede ad alcuni parenti, ma di lei nessuna traccia. Lui sembra preoccupato, dice che la donna il giorno prima delirava, potrebbe essere uscita di casa nuda e senza gli occhiali.

Per gli investigatori ciò rivelerebbe un carattere calcolatore, tanto calcolatore che la mattina della scomparsa il sospettato non ha telefonato alla moglie sul suo telefonino per chiederle dove fosse, ma ai vicini di casa e poi al fratello del suocero per “accreditarsi come affannosamente impegnato nelle ricerche della moglie e preoccupato per il suo stato emotivo”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.

A INSOSPETTIRE c’è anche il presunto depistaggio compiuto da Buoninconti, che avrebbe indicato agli inquirenti una strada da seguire diversa da quella in cui è stata trovata la Ceste: questa azione farebbe di lui “una personalità delinquenziale di assoluto spessore”.

Dopo aver analizzato tabulati, celle telefoniche e gli spostamenti da lui stesso raccontati e ripercorsi anche personalmente dal giudice Marson prima di decidere l’arresto, gli investigatori sono arrivati a una ricostruzione parziale. Tra le 8:43 e le 8:55 del 24 gennaio 2014 Buoninconti avrebbe ucciso la moglie Elena in casa, mosso da uno scatto d’ira. L’ha spogliata, l’ha caricata in macchina e poi, in un orario compreso tra le 8:55 e 9:01, l’ha portata fino al rio Mersa di Isola d’Asti, in una zona lungo la ferrovia Asti-Alba poco frequentata. Lì, dieci mesi dopo, alcuni cantonieri impegnati nella pulizia degli argini hanno ritrovato delle ossa: era il cadavere ormai scheletrificato di Elena Ceste, coperto da fango e arbusti, mai notato prima nelle perlustrazioni fatte per trovare la scomparsa.

Tutta questa ricostruzione sarà valutata nell’udienza del 22 luglio e, se necessario, in un’altra udienza. Si valuteranno i tempi e i percorsi, e si valuterà anche un dettaglio: da dove viene il terriccio trovato sugli abiti di Elena Ceste? Il giorno della scomparsa della moglie Buonin-conti aveva consegnato quegli indumenti ai carabinieri dicendo di averli trovati nel giardino della loro villetta, tuttavia secondo il perito della procura sui vestiti ci sarebbero tracce dei terreni della zona vicina al rio in cui è stato trovato il corpo: ci sarebbero più quarzo, fosforo e zolfo di quanti ne siano presenti nella terra del cortile. Sembrerebbe quasi che Buoninconti, dopo aver nascosto il corpo della moglie, sia tornato a casa sporco e abbia toccato i vestiti. Un altro dettaglio da valutare in aula.

Fra pochi giorni Buoninconti festeggerà i suoi 47 anni in cella. L’8 luglio scorso la Corte di Cassazione ha confermato l’arresto disposto dal gip e ribadito dal tribunale del riesame. Dal punto di vista processuale questa decisione peserà in questo processo indiziario. Sarà difficile per lui difendersi, ma era già consapevole della difficoltà “con il mondo che ho contro”, confidava a un’amica.

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Scritto da Magazine Donna il 13/07/2015 5:26

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