Epatite C, associazioni dei pazienti unite per fare informazione

Fare informazione sulle modalità e conseguenze del contagio e sui comportamenti da adottare per prevenire l’epatite C è l’obiettivo delle sei associazioni nazionali di pazienti, riunite per la prima volta pochi giorni fa a Roma.

Le associazioni hanno dato il via a una campagna di sensibilizzazione su larga scala creando il sito ad hocwww.senzalac.it e provvedendo alla realizzazione di brochure informative disponibili in farmacia, di cui si è discusso nel corso dell’incontro.

«È importantissimo un dialogo e la collaborazione tra le associazioni e malati, perché anche con l’informazione si arriva alla prevenzione, che permette di abbassare il numero degli infetti, perché evitare la diffusione significa diminuire i malati e abbattere i costi delle cure»- ha commentato il Ministro della salute Beatrice Lorenzin nel corso del convegno.

In Italia ogni anno si verificano circa 1.000 nuovi casi di epatite C. Le diagnosi potrebbero essere circa 300mila, mentre sarebbero 160-180.000 i pazienti eleggibili a un trattamento antivirale. Non è possibile invece quantificare il sommerso, cioè coloro che non sanno di essere malati. Grazie ai nuovi farmaci ad oggi sono quasi 30mila i pazienti curati con percentuali di guarigione vicine al 100%, anche se la prevenzione resta la cura primaria.

«Quest’anno – ha aggiunto il ministro – siamo in una fase molto importante per la malattia. Abbiamo superato la soglia di cura dei pazienti e questo ci permette di abbattere in modo consistente il prezzo del farmaco e renderlo ancora più prescrittibile da parte dello Stato, permettendo di conseguenza di raddoppiare le persone presa in cura, prese a carico, e perseguire il percorso comune con le associazioni di eradicamento nei tempi previsti».

«Abbiamo finalmente trovato una cura ad una malattia diffusissima – ha continuato Lorenzin- ma ora l’obiettivo per me è quello nei prossimi anni di eradicare l’epatite C dall’Italia. Una malattia che possiamo iniziare a dire sconfitta per tutti gli italiani».

L’Azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta si è concretamente adoperata per consentire la realizzazione, circa un anno fa, della sua proposta, finalizzata all’istituzione del registro nazionale unico dei soggetti con epatite C. Il registro nazionale consente un accesso univoco, trasparente e paritetico tra i malati di tutta Italia, alle nuove terapie eradicanti il virus Hcv, in maniera indipendente dalla regione di residenza.

Il registro è, attualmente, parte integrante del Pnev, il Piano nazionale per la prevenzione delle epatiti virali da virus B e C, approvato dal Ministero della Salute, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Conferenza Stato Regioni, Piano che, a tutt’oggi, non è stato attuato.

La Regione Campania, nel frattempo, ha istituito 25 centri per la cura della epatite cronica da Hcv, di cui due nell’ospedale di Caserta, uno presso l’Unità operativa Malattie Infettive e l’altro  presso l’Unità operativa Gastroenterologia/Satte.

L’unità operativa complessa di Malattie infettive, diretta dal professore Pietro Filippini della Seconda Università degli Studi di Napoli, è diventata centro prescrittore dei farmaci innovativi per la cura della epatite cronica da Hcv, con la presenza di una struttura dedicata, l’unità operativa semplice di Ottimizzazione e monitoraggio della terapia delle epatiti croniche virali, che, negli anni, ha seguito e partecipato a numerose sperimentazioni sull’impiego dei farmaci anti epatite, tanto da ricevere l’ “expertise” nel campo della terapia della epatite cronica virale e delle sue complicanze.

Sono state attivate numerose terapie compassionevoli, che hanno prodotto un accesso precoce alla terapia, con largo anticipo rispetto alla commercializzazione, a numerosi pazienti non altrimenti curabili e un risparmio di enormi risorse economiche per la Regione e per la stessa Azienda ospedaliera.

Ad oggi, risultano avere ricevuto il trattamento 220 persone mentre restano ancora in carico e prenotate per il trattamento altre 190. L’accesso alla terapia segue un percorso ben definito. Il paziente viene valutato con una visita infettivologica o epatologica e, se idoneo per l’accesso alla terapia con gli antivirali diretti, secondo i criteri definiti dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, viene inserito nel Registro unico di Malattie infettive. L’inserimento prevede la data di registrazione, l’anagrafica generale, le caratteristiche cliniche e il criterio di priorità. L’accesso alla terapia, in relazione alla disponibilità di idonei farmaci, avviene sempre nel rispetto dei criteri stabiliti dall’Aifa.

Presso la stessa unità di Malattie infettive del nosocomio casertano sono state, recentemente, condotte delle ricerche epidemiologiche e cliniche nel campo della epatite da Hcv, ritenute meritevoli di essere comunicate nell’ambito dei principali congressi nazionali e internazionali dedicati all’epatologia. I medici della stessa Unità operativa sono presenti al 49esimo meeting annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato in corso a Roma e  parteciperanno al 25esimo congresso dell’Apasl, l’Asian Pacific Association for the Study of the Liver, che si svolgerà, nei prossimi giorni, a Tokyo.

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Scritto da Magazine Donna il 19/02/2016 5:21

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