Ex Machina, altro che Skynet

Alex Garland ha avviato la sua attività professionale vent’anni fa come romanziere, ma il suo sguardo era rivolto fin dall’inizio a Hollywood. O perlomeno questo sostiene nelle interviste. E al cinema ci è arrivato relativamente in fretta, dato che il suo primo romanzo è finito nelle mani di Danny Boyle, dando il via a un sodalizio poi durato per tre film, durante il quale ci siamo quasi convinti che il pur bravo Garland non fosse in grado di scrivere un terzo atto degno di questo nome. Poi, però, Alessandro bello ha scritto un paio di film per altri registi, un paio di film che si concludevano in maniera degna e che ci hanno fatto venire il dubbio che fosse tutta colpa di Daniele bello (nel frattempo al lavoro su quella cosa inspiegabile di In Trance). Infine, il caro Garland ha deciso di fare il suo esordio da regista e ha tirato fuori un gran bel film con un gran bel finale. A posto così, insomma.

Ex Machina è il centododicesimo film uscito negli ultimi tempi che parla di intelligenze artificiali. E, lo dico da persona che ha apprezzato in maniere diverse sia Automata che Humandroid, è il migliore. È (occhio, considerazione banale) il film di un regista esordiente con alle spalle un decennio di lavoro solo sulla parola scritta, per lo più basato sul dialogo, sull’esposizione, sul confronto verbale fra i personaggi e sulle riflessioni. Ma è anche un film che si apre con una sequenza di cinema pazzesca, tutta raccontata per immagini, silenzi e montaggio, ipnotica, surreale, che ti cala all’istante nell’atmosfera opprimente che percorrerà l’intera vicenda. Certo, tra quell’apertura e il bel finale c’è un blocco centrale molto meno sconvolgente, ma poco importa, perché a tenere tutto in piedi ci pensano l’ottima scrittura, i bravi attori, l’atmosfera che non molla un attimo e Oscar Isaac.

Quanto è bravo Oscar Isaac? È pazzesco, veramente. Io non riesco più a farne a meno. Ogni volta che appare sullo schermo, in qualsiasi film, mi ipnotizza, con quella voce, quegli sguardi, quel modo di usare il corpo, quella capacità di mangiarsi tutto e tutti che emerge in ogni cosa che faccia e che anche qui permette al suo Nathan di dominare il film. Mamma mia. E gli altri due gli tengono testa, tanto Domhnall Gleeson con la sua innocenza e la sua vulnerabilità un po’ ingenua, quanto Alicia Vikander e l’aria ultraterrena che riesce a dare alla sua macchina senziente. Sono anche e soprattutto loro a far girare, ovviamente, un film che nella parte centrale si basa quasi esclusivamente sul dialogo e sul proporre idee, riflessioni, chiacchierando, sì, di evoluzione e intelligenza artificiale, ma anche di società patriarcale, di come un progetto del genere non possa che nascere da una specie di Google e… di tante altre cose che non voglio commentare perché un film del genere va visto sapendone il meno possibile. Ex Machina non è perfetto, ma è un gran bel film di fantascienza e bisogna andarselo a recuperare anche se hanno fatto ‘sta mossa di farlo uscire al cinema in Italia a fine luglio. Dai, forza!

Io l’ho visto al cinema, qua a Parigi, un paio di mesi fa. E già quella era una distribuzione un po’ tardiva, fra l’altro. L’ho visto in lingua originale, e Oscar Isaac in lingua originale è mamma mia.

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Scritto da Magazine Donna il 01/08/2015 8:51

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