“Facciamo tiki-taka” Tra Merkel e Tsipras Renzi non tocca palla

Stiamo lavorando per favorire un accordo con la Grecia, ma visto che non so che cosa riusciremo a fare è meglio non parlarne pubblicamente”. Matteo Renzi ieri tutta la marginalità dell’Italia nella trattativa sulla Grecia l’ha ammessa al Nazareno davanti a un centinaio di parlamentari. Riunione convocata ufficialmente per parlare di infrastrutture. Ma il piatto forte è una lezione sulla comunicazione tenuta dallo stesso segretario-premier con tanto di una quindicina di slide.

LEZIONE che arriva proprio nel momento in cui Renzi sembra arrancare di più anche a livello di comunicazione. Dopo il referendum greco, lo schema è stato lo stesso di quello seguito ai risultati delle amministrative: silenzio pubblico, commenti fatti filtrare ad arte nei retroscena sui giornali, alla fine una stringata nota scritta. Ieri è arrivata poco prima delle 13, via Facebook. Due i concetti di fondo: la Grecia “è in una condizione economica e sociale molto difficile. Gli incontri di domani (oggi, ndr) dovranno indicare una via definitiva per risolvere questa emergenza”. E “non è più rinviabile il cantiere dell’Europa”, a partire dalla crescita. Se restiamo fermi, prigionieri di regolamenti e burocrazie, l’Europa è finita”.

Come Renzi abbia intenzione di influenzare l’Europa sia per tenere dentro la Grecia che per insistere sulla crescita è decisamente poco chiaro. Anche perché ieri Angela Merkel e Francois Hollande si sono incontrati e non l’hanno neppure invitato. Domenica sera quando l’ha saputo si è arrabbiato. “Il bilaterale è un format già visto, è sputtanato”, il ragionamento. Ma la realtà è che finora non ha toccato palla. E lo sa: tanto è vero che quella di mantenere un lowprofile a livello di comunicazione è una scelta. Che è anche destinato a pagare sul fronte interno, visto che nel nome di Tsipras tutte le opposizioni (soprattutto la sinistra) sono pronte a incassare consenso. Quella che cerca di mettere in campo Renzi è una strategia di lungo periodo. Che significa riconquistare la fiducia dei partner europei e far passare il messaggio che l’Italia non solo non è un sorvegliato speciale, ma un creditore.

Per ora, risultati concreti non ci sono. Anche su impulso del presidente della Repubblica, Sergio Matta-rella, il premier sta cercando di fare sponda con Hollande, nel nome della comune appartenenza al socialismo europeo (tanto è vero che oggi prima dell’Eurosummit parteciperà alla riunione del Pse). Perché il rischio è che se si muove da sola, l’Italia paia non tanto interessata a risolvere il problema Grecia ma ad allontanare da sé il rischio di essere la prossima sotto osservazione. Ieri, comunque, il premier ha sentito molti leader europei. Anche Tsipras e i greci con i quali non ha mai interrotto i contatti. “Ci hanno chiesto costantemente di mediare”, dicono i suoi. La Grecia è solo l’ultima goccia di un vaso che sta già traboccando. È dalle amministrative che Renzi appare decisamente sotto botta. Il caso De Luca, Mafia Capitale con il balletto su Marino che secondo il premier dovrebbe andarsene ma non lo fa e l’immigrazione hanno peggiorato la situazione. E il Senato è un campo minato. Ieri il premier ha convocato i capigruppo di Montecitorio e Palazzo Madama, Ettore Rosato e Luigi Zanda.

“Questa è una settimana molto particolare”, ha spiegato. Vanno approvati prima della pausa estiva i provvedimenti su enti territoriali, pensioni, terrorismo, fallimentare e il bilancio interno del Senato. Pronti i testi su tortura e prescrizione. Ma si tende a rimandare, perché con N-cd l’intesa non è salda. Lo stesso per le unioni civili che è in Commissione. E soprattutto oggi inizia l’iter in Commissione Affari costituzionali delle riforme con la relazione della presidente, Anna Finocchiaro. A votare si dovrebbe iniziare non prima di un paio di settimane: l’accordo sull’elettivi-tà dei senatori non c’è, il governo la maggioranza non ce l’ha (sono 14 a 14) e il presidente Grasso si è espresso contro la possibilità di sostituire i membri dissidenti.

LA SITUAZIONE è fuori controllo. Renzi lo sa. Sul banco degli imputati la comunicazione: quella dei suoi, ma anche la sua. “Serve professionalità, quando si va in tv bisogna prepararsi”, ha rimproverato i parlamentari. Matteo è convinto che non si sia riusciti a spiegare le cose fatte. L’ha realizzato soprattutto a proposito della riforma della scuola: si era messo pure alla lavagna per cercare di riparare. Così ieri ha tirato fuori degli schemi di gioco calcistici per spiegare che bisogna passare dal catenaccio al tiki-taka, dal gioco sulla difensiva all’italiana alla capacità di imporre il proprio possesso di palla, alla maniera del Barcellona. Antipasto di un seminario a fine agosto.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 07/07/2015 5:37

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *