Felipe di Spagna: il suo primo anno da Re, difficile ma promettente

Chissà se nelle fantasie di bambino se lo immaginava così. Chissà se il piccolo principe delle Asturie, Felipe, terzo figlio ma primo maschio di Juan Carlos di Borbone e dona Sofia, che nascendo strappò il trono alla sorella maggiore Elena, pensava che un giorno, esattamente il 19 giugno 2014, poco più di un anno fa, sarebbe diventato il sovrano della Spagna nella bufera.
Tempesta tutta politica, forse passaggio necessario verso una schiarita che illuminerà un Paese ormai rinnovato, in cui le principali fazioni politiche, Partito popolare e Partito socialista, hanno lasciato sul terreno parecchi punti percentuali alle elezioni amministrative di maggio in favore dei venti riformatori che soffiano in poppa a Podemos. Che poi è il primo movimento, con un consenso importante, a non aver giurato fedeltà alla monarchia come fecero, invece, i due partiti tradizionali dopo la caduta di Franco.

Un patto della fine degli anni 70, un’era fa. Tanto più che, se le elezioni d’autunno, quelle politiche, dovessero confermare la forza di Podcmos, non è escluso che al popolo venga richiesto di esprimersi sul mantenimento della monarchia tramite un referendum, fino a oggi mai ventilato. Ebbene, Felipe VI, il re con il referendum puntato alla tempia, diventato capo di Stato a 46 anni, ha dovuto rimboccarsi le maniche in questi primi 14 mesi di trono, cercando di rinvigorire un’immagine della corona a dir poco appannata. Gli ultimi anni di regno di Juan Carlos hanno fornito ampio materiale alla cronaca, da quando si è rotta la “congiura del silenzio”,regola non scritta che invitava i media spagnoli a non occuparsi delle questioni private del sovrano c della sua famiglia.

Così si è scoperchiato il vaso di pandora: dalle 1.500 love story attribuite al sovrano alle foto scandalo di quella battuta di caccia nel Botswana, lui il re in posa davanti a un bellissimo elefante
abbattuto. Fu nel 2012, all’apice della crisi economica della Spagna: il re tornerà dall’Africa con l’anca destra e il rapporto con il suo popolo fratturati. Non bastasse, anche il caso di corruzione e malversazione attribuiti alla secondogenita Cristina e al marito Inaki Urdangarin ha incendiato i cuori della Spagna con la benzina dei sentimenti anti borbonici. «La tradizione vuole che gli spagnoli non siano mai stati monarchici, ma juancarlisti», spiega Alfonso Botta, storico c direttore della rivista Spagna Contemporanea. «È stato il re che ha consegnato alla Spagna una costituzione, è riuscito a traghettare il Paese fuori dal franchismo. È stato intelligente a lasciare il trono al momento giusto». Ma forse con troppe ombre proiettate sul futuro.

Per questo, i primi atti di Felipe sono stati improntati alla trasparenza e all’austerità, soprattutto sul fronte finanziario. 11 re ha reso pubblici i bilanci della Zarzuela, la residenza reale centro della vita di corte, e si è ridotto l’appannaggio del 20 per cento: se Juan Carlos percepiva 292.752 euro all’anno, al figlio ne spettano 234.204, spese di rappresentanza incluse. Poi ci sono stati due atti simbolici di non poco conto: la revoca del titolo di duchessa di Palma alla sorella Cristina, e l’aver ricevuto a Palazzo, appena dopo la salita al trono, associazioni gay, disabili e membri della cosiddetta società civile. Atti che vanno nella direzione dichiarata dal sovrano nel discorso di insediamento: «Spero, con il mio lavoro e i miei sforzi quotidiani, di far sentire gli spagnoli orgogliosi del loro re».

Ma la rivoluzione di Felipe è stata soprattutto nella comunicazione. Le foto di queste pagine mostrano davvero la stanza dei bottoni aperta, accessibile, il re tra impegni e vita familiare. Nell’operazione “salva monarchia” c’è stata anche qualche uscita da privati cittadini del re e della regina, al cinema e in un bar di Madrid famoso per i mojitos, di certo seguiti, anche se mai inquadrate, dalle guardie del corpo. Eccola, per molti, la silenziosa artefice della revolu- ción: sua maestà grissino Letizia, tanto in- digesta al vecchio re quanto impegnata a salvare il trono del marito oggi. Lei, la plebeya, donna del popolo con simpatie di gioventù smaccatamente a sinistra, ha stravolto lo staff di Palazzo scegliendo giovani esperti di comunicazione sui social e investendo molto sulla sua immagine. Ha personalmente assunto Èva Fernàndcz, 33 anni, già stylist dell’edizione spagnola di Cosmopolitan come consigliera di moda, per perfezionare i propri gusti, in realtà già sofisticati, in fatto di abiti: la regina predilige le creazioni degli stilisti iberici Felipe Varela e Adolfo Dominguez. Nei ritratti diffusi dalla Zarzuela, qualche scatto è riservato anche alle figlie dei sovrani: Leonor, 9 anni, principessa delle Asturie ed erede al trono, e Sofia, 8.

Ed c anche questa una piccola rivoluzione, se pensiamo che Felipe e Letizia, a differenza di altrigenitori coronati d’Europa (William e Kate per primi), hanno sempre divulgato controvoglia le immagini della vita delle principessine. E proprio su di loro si concentra, ora, il dibattito sul futuro della monarchia. Due femmine, appunto, e non un maschietto: c’è chi ritiene che una regina, un giorno, sarà più facile da congedare di un sovrano maschio. «Una ricostruzione senza fondamento», interviene ancora il professor Botta. «La Spagna è uno dei Paesi meno machisti d’Occidente. II futuro sarà il risultato del presente. Felipc sta facendo bene, ma dovrà consolidare il suo approccio riformatore. Nonostante la profusione di bandiere repubblicane nelle manifestazioni di piazza, la monarchia spagnola, per quel che osservo, non è ancora sul punto di cedere il passo». Una tendenza registrata anche nel sondaggio pubblicato da EJ Mundo a giugno secondo cui il 75 per cento degli spagnoli ritiene che Felipc VI sia un buon monarca. E il 61 per cento, quasi due cittadini su tre, sostiene la monarchia come forma di Stato del Paese.
La Spagna sarà anche un vascello nella tempesta. Ma il suo capitano tiene saldo il timone.

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Scritto da Magazine Donna il 25/08/2015 15:03

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