Fibrillazione atriale: Per le donne i rischi di infarto sono maggiori

Un nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal rivela che la fibrillazione atriale è più pericolosa per le donne rispetto agli uomini.
La fibrillazione atriale, ossia il battito irregolare del cuore, rappresenterebbe quindi per le donne una potenziale causa scatenante di patologie cardiache più complesse.

Lo studio del BMJ ha raccolto i risultati di tutti gli altri studi effettuati sull’argomento dal 1966 ad oggi. Si tratta di circa 30 ricerche mirate ad individuare quanto e in che modo la fibrillazione atriale possa rappresentare una causa di morte, per malattie cardiovascolari, nelle donne e negli uomini.
Ciò che è emerso è che quando questo disturbo sopraggiunge nelle donne, le possibilità che esso porti ad ictus, infarto e infine al decesso sono decisamente superiori. Addirittura, nel caso dell’infarto cardiaco, emerge un preoccupante 55% in più di probabilità rispetto agli uomini.

Autore della ricerca è Connor Emdin, ricercatore dell’Università di Oxford.
“I dati da noi raccolti indicano che l’associazione fra la fibrillazione atriale e le complicazioni cardiache nelle donne potrebbero non essere casuali.”
Ha concluso l’autore di questo studio.

Emdin e il suo staff hanno preso in esame un database di 4,371,714 individui che dal 1966 ad oggi sono stati monitorati nel corso di studi sulla fibrillazione atriale.
La percentuale di complicanze nelle donne con battito irregolare rispetto agli uomini è elevata al punto che, secondo i ricercatori, non si tratterebbe di una casualità.
Tuttavia gli stessi non sono ancora in grado di stabilire con assoluta certezza il motivo di tale differenza.

La fibrillazione atriale non è il solo disturbo cardiaco che si manifesta in maniera differente fra uomini e donne.
Sembra inoltre che le donne abbiano una sintomatologia cardiaca più subdola rispetto agli uomini: infatti i sintomi cardiaci nelle donne – a partire dai sintomi più comuni, come l’affaticamento o il fiato corto – si manifestano in maniera più blanda, e talvolta sono più difficile da interpretare per i cardiologi e per la paziente.

La fibrallazione atriale è la forma di battito anomalo del cuore più comune nel mondo e sebbene costituisca un fattore di rischio, essa può essere curata o comunque limitata.
Non soltanto con i farmaci appositi ma, secondo gli esperti, anche con un cambiamento radicale dello stile di vita.

A suggerirlo è un’analisi pubblicata sul British Medical Journal da un gruppo di ricercatori guidato da Connor Edmin, dottorando dell’Università di Oxford (Regno Unito), secondo cui questo disturbo è un fattore di rischio per ictus, malattie cardiache, scompenso cardiaco e decesso più grave per ledonne che per gli uomini.

Se da un punto di vista oggettivo la fibrillazione atriale, anomalia nel battito cardiaco piuttosto diffusa, si presenta con identiche modalità in maschi e femmine, la portata della malformazione assume connotati profondamente differenti a seconda del sesso del portatore, con conseguenze estremamente più tragiche nella parte femminile del cielo. I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche di oltre 30 milioni di persone ed hanno potuto stabile che le donne sono più colpite dalla fibrillazione atriale.

Dato che ricerche condotte in passato suggeriscono che i fattori di rischio cardiovascolarepossano incidere in modo diverso sulla salute femminile e su quella maschile, Edmin e colleghi hanno deciso di analizzare se ciò valesse anche nel caso della fibrillazione atriale.

Con il termine fibrillazione atriale si intende un problema del ritmo cardiaco causato da un cattivo funzionamento di due dei quattro atri del cuore che non riescono a muoversi con lo stesso ritmo dei ventricoli.

E’ l’ictus che si nasconde dietro al problema della fibrillazione atriale; un vero e proprio spettro per la salute Si tratta di un pericolo che, come rivela la ricerca, riguarda soprattutto ledonne. Ecco perché la fibrillazione atriale è considerata un importante fattore di rischio per queste patologie. Le donne potrebbero ad esempio trascurare sintomi come fatica o fiato corto, attribuendoli allo stress o a un affaticamento generale, e ciò potrebbe portare a un ritardo nel riconoscimento del problema, con suo conseguente aggravamento. La fibrillazione atriale si può risolvere con l’impianto di pace-maker, in alcuni casi anche di defibrillatori interni, interventi ormai di routine che non comportano nemmeno un lungo ricovero (circa 4 giorni).

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Scritto da Magazine Donna il 22/01/2016 21:25

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