Fisco, dietro gli annunci non c ’è ancora un piano

Le coperture si troveranno, dice Matteo Renzi: “Sono sei mesi che ci lavoriamo”. Non è vero. “Sarà un miracolo se arriviamo a 10 miliardi a gennaio”, ammette chi invece ha in mano i dossier. Plaudono l’Anci, Confindustria e i sindacati (non la Cgil). In Borsa le società del mattone volano.

L’abolizione della tassa sulla prima casa, parte prima del “patto con gli italiani (via la Tasi nel 2016, sforbiciata a Ires e Irap nel 2017, e taglio dell’Irpef nel 2018, ndr)” fa felici quasi tutti, e arriverà nella legge di stabilità. È la prima certezza. L’altra è che l’uscita milanese del premier ha colto di sorpresa perfino chi da mesi lavorava per consegnarli un ventaglio di possibilità, e ora è costretto a inseguire. L’ultima, che sulle coperture “dovrà arrivare una scelta politica”, perché la limatura per arrivare ai 35 miliardi in tre anni (50 con il bonus Irpef e gli incentivi alle assunzioni stabili) non basterà, l’operazione andrà fatta a deficit. Da sola, la spendingreview, affidata ai due consiglieri Yoram Gutgeld e Roberto Perotti riuscirà a stento a disinnescare la clausola di salvaguardia di gennaio (Iva e accise): 16,2 miliardi. Dieci dovranno arrivare dai tagli, gli altri dalla minor spesa per interessi sul debito (se lo spread resta sotto quota 100) e dalla flessibilità concessa da Bruxelles. Ne servirà altra e “una robusta crescita”, sperano nell’entourage del premier.

I SOLDI. I numeri in mano al premier sono questi. La Tasi sulla prima casa vale 3,5 miliardi, l’Imu sui terreni agricoli e sui macchinari industriali altri tre: 6,5 miliardi, più dei 5 fatti trapelare da Palazzo Chigi (il Tesoro per ora tace). L’abbattimento di Ires e Irap, e il taglio dell’Irpef arriverà nel 2017-2018: altri 30 miliardi, ma per ora, c’è solo la prima parte.

MENU IMU. Prima dell’exploit, sul tavolo di Renzi i dossier, elaborati dal consigliere Luigi Marattin, ex assessore al Bilancio di Ferrara, erano tre. Il primo: riduzione delle addizionali Irpef comunali, scartata. Il secondo (costo pieno da 3,5 miliardi): via la Tasi sulla prima casa, resta l’Imu su case di lusso, ville e castelli. Il terzo: individuare, nelle abitazioni che pagano la Tasi, quelle accatastate con rendite più basse di quelle effettive. Senza la riforma del catasto (ritirata all’ultimo) la strada è impervia. Con una soglia sopra cui non scatta l’abolizione si risparmia qualcosa (1-1,5 miliardi) ma è ugualmente difficile. Il conto è 6,5 miliardi. Nel dossier si parla di compensare il buco nelle casse dei Comuni con i trasferimenti statali. Se non basta? Altri tagli.

E pensare che il progetto originario del governo Renzi era quello di una local tax che raccogliesse tutte le imposte locali e attribuisse più potere e autonomia ai Comuni. Ma se si toglie la prima casa, questa nasce già zoppa. DOVE TROVARE I SOLDI. “Non credo siano obiettivi impossibili”, ha spiegato l’ex commissario alla spendingreview Carlo Cottarelli. Ma i numeri in mano ai consiglieri di Renzi sono questi. La revisione delle tax expenditures, (l’insieme di detrazioni e agevolazioni fiscali) frutterà 3 miliardi. Il capitolo dei sussidi alle imprese è misero: tra ferrovie (0,5 miliardi) e altro si arriva a 3-4 miliardi. Il resto dei tagli sarebbe da fare sul bilancio della difesa (2 miliardi), politicamente molto sensibile. La riduzione delle partecipate (da ottomila a mille), “non porterà risparmi cospicui”: a parte l’Atac (trasporti di Roma), che perde 200 milioni l’anno, chiuderle servirà a poco. E i costi della politica? Un taglio del 30% agli stipendi dei consiglieri regionali – allo studio – vale 10 milioni. Restano le grandi opere: gran parte di quelle della legge obiettivo non erano finanziate, quelle avviate non si possono bloccare.

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Scritto da Magazine Donna il 21/07/2015 5:33

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