Francesco continua la rivoluzione: “Annullamento matrimonio gratis”

Martedì a mezzogiorno sono state presentate nella sala stampa del Vaticano due lettere di Papa Francesco che riformano il processo canonico per rendere le cause di nullità di matrimonio cattolico più veloci e meno costose. Si tratta di due lettere “motu proprio”, nate dunque da una decisione diretta e univoca del papa che hanno valore di legge per il diritto canonico sia per le chiese di rito latino che per quelle cattoliche orientali. La prima si intitola “Mitis Iudex Dominus Iesus” e la seconda “Mitis et misericors Iesus”. Durante la conferenza stampa è stato spiegato che il papa ha firmato le due lettere lo scorso 15 agosto nel giorno cioè dell’assunzione di Maria e ha desiderato che fossero pubblicate l’8 settembre, che è un’altra festa mariana.

Attualmente, per arrivare al giudizio di nullità di un matrimonio – giudizio che permette agli sposi di sposarsi di nuovo in matrimoni religiosi: “in chiesa”, come si dice – con una sentenza canonica sono necessari due giudizi: un “primo grado” e un “appello”. La decisione viene presa da un collegio formato da tre giudici. Se le due sentenze non sono concordi, si ricorre alla “Rota romana” (il tribunale ordinario della Santa Sede che interviene con un terzo grado). La seconda sentenza è necessaria anche nel caso in cui dopo la prima nessuna della parti faccia ricorso contro la decisione.

La riforma è stata preceduta dal lavoro di una speciale commissione di inchiesta per studiare l’argomento che era stata costituita nell’agosto del 2014 e che ha presentato al papa un documento approvato all’unanimità. La riforma – che «obbedisce alla centralità del vescovo e dei poveri» – prevede tre principali novità:

– Eliminare l’obbligo della doppia sentenza conforme: il primo grado dovrà durare al massimo un anno al massimo, e la sentenza sarà esecutiva se non ci sarà appello o le motivazioni dell’appello saranno manifestamente infondate.

Vescovo giudice e processo breve: la riforma prevede l’introduzione di una linea “amministrativa” complementare a quella giudiziale affidata al vescovo che avrà il potere di dichiarare nullo il matrimonio in un processo che è stato definito “breve”. Se tra le parti non c’è contenzioso e se le prove alla base della richiesta di nullità saranno evidenti, il processo, dal momento della convocazione, potrà durare al massimo 30 giorni. La sentenza sarà emanata dal vescovo diocesano altrimenti verrà rimandata dal vescovo stesso al procedimento ordinario.

Giudice unico: il tribunale «se è possibile» dovrà essere collegiale, formato cioè da tre membri che siano chierici. Se questo non sarà possibile, si consentirà che un solo giudice sia chierico e gli altri laici. E se non sarà possibile un tribunale collegiale sarà sufficiente la presenza di un solo giudice che deve essere però chierico. Il giudice unico sarà assistito da due aiutanti approvati dal vescovo per questo specifico compito (questo passaggio, durante la conferenza stampa, è stato definito «garantista»).

Di solito, anche nel caso di un matrimonio canonico, si parla di “annullamento”, ma la Chiesa distingue tra il “giudizio di nullità” che riguarda il sacramento (ovvero il consenso e la sanzione ufficiale) e l’unione tra i coniugi che non può essere annullata dalla Chiesa. La Chiesa può invece dichiarare non più valida la costituzione del matrimonio a causa di una serie di motivi preesistenti o contestuali al momento del consenso (impotenza, matrimonio non consumato, volontà di non procreare, tra le altre).

Papa Francesco ha parlato della riforma della nullità dei matrimoni diverse voltenegli ultimi mesi. Lo scorso gennaio, a un convegno di esperti di diritto canonico, avevadichiarato la sua intenzione di rendere più semplice il percorso e aveva annunciato possibili «interventi legislativi» per velocizzare le procedure. Del problema si era poi parlato lo scorso ottobre nel Sinodo straordinario e occupa un intero capitolo dell’Instrumentum laboris, il documento che servirà come base per la discussione al Sinodo vero e proprio e che è nato dalle risposte al questionario inviato a tutte le diocesi del mondo. Si dice: «Un grande numero dei Padri ha sottolineato la necessità di rendere più accessibili ed agili, possibilmente del tutto gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità». Il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale era rimasto uguale per tre secoli, dai tempi cioè della riforma di Benedetto XIV, Papa Lambertini. Benedetto XIV aveva introdotto l’obbligo della sentenza doppia conforme, ora superata.

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Scritto da Magazine Donna il 08/09/2015 16:21

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