Frasi deliranti in strada e botte ai genitori Poi il suicidio in Questura

MILANO «Io sono Dio. Venite con me, vi porto a messa». La notte dello straziante delirio di Gianluca Mereu, «Giangi» per gli amici sparsi nel mondo che lo ospitavano nei lunghi viaggi dalla Thailandia all’Australia, non è un mistero investigativo: sul suicidio da una finestra del secondo piano della Questura c’è la massima aderenza della Procura rispetto alla versione della polizia. Eppure rimane molto da indagare. A cominciare da quanto successo in quelle ore a spasso per la città, forse vissute consumando droghe che potrebbero avergli scatenato dentro una furia cieca e averlo portato, tra abbracci agli agenti e inchini in posizione religiosa, a scattare dalla barella, correre per le scale e gettarsi da un’altezza di nove metri.

Gianluca, 22 anni, figlio di una coppia separata ma in buoni rapporti, tanto da gestire due noti ristoranti in viale Regina Giovanna, è rientrato alle quattro di ieri nella casa di famiglia in uno dei più eleganti palazzi di piazza Piola, al civico 5, bella zona universitaria. La madre dormiva ed è stata svegliata dal trambusto del figlio; l’ha subito trovato, come ha messo a verbale, «agitato e fortemente provato»; ha cercato di calmarlo e Gianluca, che si allenava in una palestra di kick boxing, l’ha picchiata. Un pugno diretto al viso. «Mi ammazza, mi ammazza!» ha urlato la donna prima di chiamare l’altro figlio, che vive nello stesso stabile, e il marito, che si appoggia a un’abitazione non lontana. Gianluca ha aggredito anche loro per fuggire a piedi, percorrere pochi metri, fermarsi dinanzi alla parrocchia di San Giovanni in Laterano di via Pinturicchio. Lì i poliziotti, intanto avvisati dalla madre che si era diretta, ferita, nel commissariato Città Studi, l’hanno trovato quasi incantato. Mormorava frasi sconnesse. Ripeteva che attendeva l’inizio della messa. E gia che c’erano, insisteva, sarebbe stato doveroso che l’accompagnassero dentro, per pregare insieme.

Il ragazzo non aveva un impiego fisso ed era uscito da un’intensa storia d’amore. Sabato sera, dopo la cena alle 18 (in casa Mereu si mangia presto per andare ai ristoranti a lavorare) aveva lasciato la madre per far serata con un’amica. Da via Pinturicchio è stato accompagnato in Questura. Non fermato, non arrestato. Accompagnato. In Questura una coppia di soccorritori delle ambulanze di Sos Lambrate gli ha controllato i valori e «non c’erano anomalie», anche se Gianluca aveva atteggiamenti strani. Fin quando, sulla barella, pareva essersi calmato, aiutato dalla coppia di agenti della «volante» che lo avevano in custodia e che adesso sono ugualmente precipitati nel buio di una disgrazia. Hanno infatti provato a fermare il ragazzo. In quel momento erano al piano terra, pronti per il trasferimento in un ospedale per accertare le condizioni psicofisiche di Gianluca. Che è scattato in disperata e incomprensibile fuga. Un agente all’inseguimento l’ha agguantato per la maglietta, sul davanzale: non è riuscito a evitare che precipitasse.

I fatti in Questura sono stati ripresi dalle telecamere interne. Il questore Luigi Savina ha garantito che «ogni accertamento è stato puntualmente avviato». Dell’indagine, coordinata dal pm Tiziana Siciliano, che ha escluso «ipotesi di reato» e non ha scoperto «anomalie nella ricostruzione», si occupa la squadra Mobile. Gli investigatori hanno ascoltato il dolore e l’inquietudine dei genitori. Il papà era emigrato a quindici anni da Pauli Arbarei, 600 abitanti in provincia di Cagliari, e con il sudore aveva fatto fortuna. Gianluca non aveva precedenti; nella sua stanza sono stati rinvenuti settanta grammi di marijuana, da analizzare. La mamma non aveva intenzione di denunciarlo e ha giurato di non aver mai subìto violenze in precedenza. Chi e cosa ha innescato la follia del ragazzo? I primi indizi dai risultati degli esami tossicologi.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 20/07/2015 6:06

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *