Funerali, paga l’elicotterista La polizia indaga su se stessa

In una Roma con equilibri criminali che cambiano, con Mafia Capitale e non solo, manca il controllo del territorio. È la sconcertante situazione su cui il prefetto Franco Gabrielli relazionerà quanto prima al ministro dell’Interno Angelino Alfano a proposito dei funerali di Vittorio Casamonica. È fin troppo evidente la falla, la mancanza di comunicazione tra i vari uffici. La Prefettura non è mai stata avvisata di quello che stava avvenendo nella chiesa di Don Bosco, neppure dopo. E nemmeno la Questura aveva ricevuto notizia dai commissariati di zona, che pure, come i carabinieri, avevano notificato diverse autorizzazioni a partecipare a persone agli arresti domiciliari. Potrà fare chiarezza la relazione di Gabrielli che ripercorrerà cosa è avvenuto dalle 3 della notte del 19 agosto, quando è morto Vittorio Casamo-nica, fino ai funerali.

Il punto di partenza è l’articolo 27 del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza): “Il questore può vietare che il trasporto funebre avvenga in forma solenne, ovvero può determinare speciali cautele a tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini”. Ma stavolta il  questore non era stato avvertito. Gli uffici non comunicano quelle autorizzazioni ai detenuti ai domiciliari, tanto meno ci si accorge che alcuni Casamonica stanno organizzando un funerale in grande stile: stampano manifesti, affittano un elicottero e noleggiano il carro funebre con i cavalli che accompagnò anche il principe Totò. La Questura ha avviato un’indagine interna.

MERCOLEDÌ il Tribunale aveva concesso il permesso di cinque ore per partecipare alle esequie al figlio Antonio Casamonica, notificato dai carabinieri di Ciampino, senza avvertire le loro gerarchie che ora stanno facendo gli accertamenti. Nell’atto c’è luogo e data della cerimonia. Il giorno dopo, la mattina presto, la polizia fa lo stesso con altri personaggi ai domiciliari e mantiene il silenzio. È il giorno del corteo. Verso le 11, vengono avvisati i vigili urbani che intervengono sulla via Tuscolana, altezza Raccordo anulare, perché il traffico -con oltre 250 auto che avanzano a passo d’uomo – è in tilt. La  polizia locale di Roma Capitale scorta il corteo per due chilometri e mezzo fino alla Basilica di Don Bosco, a Cinecittà. C’è un momento di tensione tra una pattuglia dei vigili e qualche partecipante. Solo davanti alla chiesa i vigili incontrano un’auto della polizia.

QUI L’ULTIMO COLPO di scena: l’elicottero monomotore R22 affittato da una società privata di Napoli per duemila euro sorvola la chiesa e lancia una pioggia di petali rossi. Partito da Terzigno (Napoli) sarebbe dovuto arrivare alla Romani-na, “feudo” dei Casamonica. Q ue ll’elicottero però cambia rotta, in una zona non autorizzata, scende di quota. “Il sorvolo della città è vietato agli elicotteri monomotore – precisa l’Enac – come proibito è il lancio di materiale, a meno di specifica autorizzazione che, in questo caso, non c’era”. Paga il pilota: l’Enac ha sospeso in via cautelativa la sua licenza.

Il prefetto Gabrielli parla di “errori” di chi aveva responsabilità operative ma esclude “connivenze”. “Il funerale -dice – è stato celebrato in un quartiere diverso da quello di appartenenza del boss. Il periodo ferragostano ha generato un allentamento delle difese immunitarie. Infine, ed è una nostra mancanza, l’apparato di sicurezza non ha saputo cogliere i giusti segnali di quel che sarebbe successo”.

NEANCHE IL COMUNE aveva saputo nulla dalla polizia municipale. “C’è stata una impreparazione diffusa e generale. Roma si è dimostrata insufficiente nella gestione di informazioni di questo tipo. Quando poi sono intervenuti, i vigili urbani hanno cercato di contenere il danno”, osserva il vicesindaco Marco Causi. Che non esclude multe ai Casamonica per il blocco del traffico su una grande arteria come la Tu-scolana. “Roma purtroppo sul fronte mafioso non ha i sensori accesi”, dice l’assessore alla legalità Alfonso Sabella. “Spero che questo episodio serva a zittire chi nega l’esistenza di fenomeni mafiosi nella Capitale. La vicenda è stata gestita molto male, sono mancate le informazioni e il coordinamento tra le forze dell’ordine. Ai funerali di Luciano Liggio, a Corleone, c’erano venti persone, di cui dieci erano giornalisti”, aggiunge Sabella. “Sono passati i tempi in cui nell’agosto 2013, il prefetto di Roma, nel corso di un Comitato per l’ordine pubblico, negava che a Roma ci fossero fenomeni mafiosi”, ha detto il sindaco Ignazio Marino, che è in ferie, sul suo sito.

I Casamonica, intanto, rivendicano. Del resto sono stati loro a chiamare i giornalisti, loro a diffondere alcune foto. “Non siamo mafiosi” dicono. “Giudica Dio non i politici”. L’hanno già fatto, lo rifaranno.

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Scritto da Magazine Donna il 22/08/2015 7:19

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