Gigi Podda si è suicidato dopo aver vinto 2 milioni di euro

Morire di fortuna. Storie di miliardari per caso, travolti dal sogno preferito dagli italiani (vincere una grossa somma alla lotteria) che talvolta si rivela un incubo. Nel 2002, Gigi Podda, sardo di Sanimi, centrò un 6 al Superenalotto da 5 milioni di euro divisi con due compagni di giocata. Tredici anni dopo è morto suicida, malato e solo come un cane, postando sulla sua pagina Facebook un messaggio che non lascia dubbi: «I soldi ti fanno ricco. Il rispetto e l’educazione li fanno signore». Che voleva dire? «Quando Gigi vinse il suo tesoro aveva 36 anni e sbarcava il lunario facendo lavoretti saltuari», ci spiegano nel paesino del Medio Campidano. «Diventalo improvvisamente ricco, smise di lavorare e cominciò a farsi vedere in giro con macchinoni che cambiava ogni sei mesi. Litigò con i fratelli, grandi lavoratori, che non accettavano la sua vita da sfaccendato. Comprò alcuni appartamenti per campare di rendila, però l’investimento non funzionò.

Quindi si sposò con una giovane albanese, ma anche il matrimonio gli andò male. Depresso e abbandonato da tutti, cadde nel tunnel della droga. E a 49 anni ha deciso di farla finita ricordando a tutti che quei soldi non furono per lui un dono di dio, ma del diavolo».Storie amare come quelle di Podda sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare: si dice che i soldi non danno la felicità, ma è arduo immaginare che spesso la levano. Eppure il sociologo e consulente finanziario Don MacNay ha condotto uno studio durato vent’anni sui vincitori delle principali lotterie americane: dopo 3 anni il 90 per cento di coloro che incassano somme superiori al milione di dollari si ritrova morto (per omicidio o per suicidio), infelice o solo, ma soprattutto senza più un centesimo in tasca.

UN TREDICI E TANTI GUAI E infatti M.T., 50 anni, di Pescara, finì suicida dopo il rovinoso fallimento della catena di lavanderie che aveva aperto con la megavincita incassata col Totocalcio. Storia identica a quella di Antonio Ciro Blenx e Rosario Leonardi che nel 1982, a Cologno Monzese, vinsero 3 miliardi e 222 milioni di vecchie lire indovinando la giusta sequenza di 1X2. Leonardi, si buttò sotto un treno nel 1985: aveva perso tutto in un’impresa edile miseramente fallila. Blenx, invece, si suicidò nel 1995, anche lui oberato di debili. Nella memoria degli abitanti di Cologno Monzese quella vincita è rimasta come il «tredici maledetto».

Nel 1995, Salvatore Ferrante, 58 anni, palermitano, fu ritrovato ucciso in un garage: aveva vinto 3 miliardi di vecchie lire al Tologol e la malavita voleva estorcergli la vincita.
Un anonimo calabrese di Cosenza, nell’aprile 2011, giocò una schedina da un euro al superenalotto e vinse 47milioni e 400 mila euro. La ‘ndrangheta però decide di presentargli il conto. Morale: l’anonimo calabrese è fuggito e vive sotto scorta. Stessa disavventura per un 42enne siciliano, emigralo al nord, Salvatore Spampinato: nel 1998 vinse 4 miliardi di lire al Superenalotto e da neoricco tornò nella sua Gela dove finì nelle fauci della mafia, decisa a condividere la sua fortuna.

Ma non è finita: come il protagonista del film Svegliati Ned, il pensionato Rocco Corrado, 74 anni, di Amendolara, è morto d’infarto poco dopo aver depositato in banca il milione di euro del Gratta & Vinci.E persino ad alcuni dei famosi 99 giocatori di Peschici che con un sistema del Superenalotto vinsero 63 miliardi nel 1998 non è andata molto bene. Tra invidie e gelosie di paese e famiglia, macchine e case vandalizzate, immancabili investimenti sbagliati, Matteo D’Aprile ha perso lutto ed è tornato a raccogliere le olive; idem Giovanni Tavaglione a cui hanno bruciato il bel locale appena inaugurato e la villetta.

I CASI FELICI Completamente diversa è la vicenda del cinquantaseienne piemontese Maitino Oberto, ex operaio cassintegrato e lavoratore socialmente utile, che nell’aprile del 2008 vince 40 milioni al Superenalotto. Da bravo valligiano, concreto e senza grilli per la testa, si rimette a posto la modesta casa in cui vive con l’anziana mamma, dona gran parte dei soldi in beneficenza e col resto porta tutta la sua larga famiglia, cioè un terzo del paese, lssiglio, in crociera nel Mediterraneo per dieci indimenticabili giorni. Stessa bella storia dell’anonima famigliola di Galliera. in provincia di Bologna, che nel 2013, con la combinazione 17-19-40-43-72- 84, centra il terzo 6 dell’anno, portando a casa 14 milioni. Con una cospicua fetta di quel tesoro hanno restaurato la locale scuola elementare danneggiata dal terremoto. Non tutta la fortuna, insomma, vien per nuocere.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 10/09/2015 9:41

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *