Gli affari e tutti gli amici della Centrale dei veleni

Ciao Claudio, a noi ci viene da lì, a livello istituzionale, ma anche di rappresentanze parlamentari, di collegi. intendo dire nostre. cioè Pd… una richiesta molto forte di un segnale da parte del Governo. del tipo che si stanno muovendo sulla strada giusta”. Ecco la frase che costituisce lo snodo, per lo meno politico, dell’inchiesta sulla centrale Tirreno Power. A parlare è Andrea Mangoni. All’epoca ad di Sorgenia e nel cda di Tirreno Power. Un manager vicino al centrosinistra che sostenne la sua nomina ai vertici Acea e Fincantieri. Una persona che arriva a parlare in prima persona del Pd. All’altro capo del filo Claudio De Vincenti (non indagato), allora vice-ministro dello Sviluppo Economico, poi voluto come suo sottosegretario da Matteo Renzi. Questa telefonata per gli inquirenti, ma non solo, apre l’interrogativo di fondo: perché il partito di maggioranza pare sposare la causa del carbone? “Per salvare l’occupazione”, è la tesi dell’ex governatore Claudio Burlando (indagato con la sua giunta).

LE CARTE contengono molti passaggi sui contatti tra l’azienda (prima controllata da Sorgenia e dal gruppo De Benedetti e oggi da Gaz de France) e il centrosinistra. Come il colloquio tra due dirigenti del ministero dell’Ambiente del 18 settembre 2014: “Poi in conferenza dei servizi si può tranquillamente chiedere al Ministero dello Sviluppo Economico di aggiornare e modificare…”. I carabinieri dei Noe annotano: “Emerge chiaramente come Mariano Grillo (dirigente del ministero dell’Ambiente indagato, ndr) per il tramite di De Vincenti voglia far arrivare a Tirreno Power il suggerimento di come bypassare la prescrizione della copertura del carbone”. Grillo afferma: “Glielo dico a De Vincenti: suggerisci a Tirreno Power…”. Lo stesso De Vincenti che, secondo i manager Tirreno Power, avrebbe ipotizzato di denunciare i pm al Csm.

Mentre l’avvocato degli imputati, Paola Severi no, partecipava a incontri sulla centrale con il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e, secondo i pm, con quello dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Il governo, quindi. Ma i contatti tra azienda e centrosinistra passano soprattutto a livello locale. E avrebbero qui, per i magistrati, rilievo penale: “Si sono registrati tentativi di delegittimare la consulenza epidemiologica commissionata dalla Procura”. Quella che, per la prima volta, parlava di morti (440). Aggiungono i pm: Gabriella Minervini (indagata per omicidio colposo plurimo), dirigente della Regione, “con l’incitamento e l’avallo di Burlando risultante dalle intercettazioni e dell’assessore Renzo Guccinelli. si adoperava perché i componenti dell’Osservatorio (che sorvegliava l’impianto, ndr) si pronunciassero contro la validità della consulenza dei pm”. I vertici dell’a zi e nd a paiono conoscere a menadito le mosse di Burlando, come dimostra il colloquio tra un dirigente Tirreno Power e Francesco Claudio Dini (indagato, all’epoca direttore Affari Generali del Gruppo Cir e oggi nei cda Ansa e Gruppo Espresso): “Su Tirreno pare esserci un buon allineamento. Claudio (Burlando, ndr) ha fissato una riunione”. Poi i passaggi che vedono protagonisti gli assessori di Burlando.

Renzo Guccinelli convoca i “Comuni che fanno le bizze”. Ancora Guccinelli: “Dalla telefonata tra Minervini e l’assessore emerge come addirittura ci si preoccupi di come modificare la delibera già approvata, per recepire la modifica richiesta da Tirreno Power sul Co2”. Ma la notizia dell’inchiesta spaventa la Asl. E Guccinelli: “Ho parlato io con Claudio Montaldo (allora assessore alla Sanità, indagato) e mi ha detto: intervengo io sui miei adesso”. Ma che cosa sapevano a Tirreno Power, Sorgenia e Gaz De France? Ecco le registrazioni: “Non ci va una goccia d’acqua sul carbone”, dice un tecnico parlando della pompa che dovrebbe bagnare il carbone evitando che voli via. Il misuratore che dovrebbe essere posto sulla ciminiera? “Quello ad oggi non misura la portata”, dicono alla centrale. E le spese per la manutenzione? “Hanno tagliato tantissimo, rinunciando a fare manutenzione”.

DEL RESTO la partita era enorme: “Se questa cosa va nella merda… diventa un danno ambientale enorme… su cui c’è una responsabilità vostra… che avete portato via 700 milioni di dividendo… che sarebbero stati lì per rifare la centrale d’oro”, dice un dirigente Mediobanca a Mangoni. I pm vanno oltre: gli impianti incriminati avrebbero contribuito per “un miliardo al margine della società”.

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Scritto da Magazine Donna il 17/07/2015 6:19

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