Gli effetti della stangata: Per ogni euro pagato per l’Imu spese ridotte di 50 centesimi

La prova sta nei numeri: le tasse sulla casa hanno affossato l’economia. Provocando il blocco pressoché totale degli investimenti da parte delle famiglie. Dal 2011 al 2015, tra Ici, Imu e Tasi il gettito complessivo per il Tesoro è stato di 102,7 miliardi di euro. Una patrimoniale sugli immobili che colpisce 25,8 milioni di contribuenti, con una media di pagamento pari a 357 euro sulla prima casa e 905 euro sulle altre tipologie di proprietà. Rispetto affici, nel 2011, le entrate derivanti dai tributi sugli immobili sono cresciute del 182%. Gli italiani hanno pagato, insomma. Peccato che per onorare i loro obblighi nei confronti del Fisco abbiano smesso di fare acquisti. E le più colpite sono state le fasce più deboli, quelle composte dai giovani appena sposati, alle prese con il mutuo da pagare sulla casa appena acquistata.

Uno studio pubblicato da una coppia di economisti italiani residenti all’estero illustra bene l’incidenza che ha avuto sulla crisi la morsa fiscale sugli immobili. Paolo Surico e Riccardo Trezzi, rispettivamente in forza alla London Business School e alla Federal Reserve americana, nel loro lavoro «Consumer spending and property taxes: evidence from the 2011 Italian Imu», hanno calcolato il peso delle tasse killer sui consumi. Il risultato è che per ogni euro sborsato per l’Imu, le famiglie italiane hanno tagliato di cinque centesimi la spesa per i beni di prima necessità, e di ben 43 centesimi quella per i cosid-dettibeni durevoli (automobili ed elettrodomestici).index

I due studiosi, in particolare, si sono concentrati sull’andamento delle immatricolazioni delle auto, incrociando i dati con gli anni dell’Imu. La conclusione è che per quattro miliardi di euro incassati grazie alle leva fiscale, ci sono state 428mila immatricolazioni in meno rispetto alla media – comunque in calo – degli anni precedenti. In questo modo è stato bruciato un introito di circa tre miliardi di euro per il settore automobilistico. Da qui la sentenza: l’Imu, introdotta dal governo diMario Montinel2011, è stata una «tassa altamente recessiva» per l’economia.

Un giudizio condiviso da Confedilizia per quanto riguarda il mercato immobiliare, diventato ormai poco remunerativo per effetto della giungla fiscale sulla casa. Ad esempio: per un appartamento a Roma con rendita catastale di 1.000 euro, dato in affitto con canone libero, si è passati da un pagamento Ici di 735 euro nel 2011 a un totale di 1.889 euro del 2014 (Imu più Tasi). L’aumento, quindi, è stato del 157%. Il differenziale sale addirittura al 291%, invece, se il canone di affitto è calmierato.

La musica non cambia se l’immobile è affittato come negozio. Secondo i calcoli di Confedilizia, infatti, a fronte di un canone annuo di 12mila euro, per effetto delle varie imposte si può arrivare a versare al Fisco fino a 7.295 euro. Ovvero il 60% di quanto percepito grazie all’affitto.

La conseguenza, sentenzia l’associazione dei proprietari di immobili, è che non solo è diventato oggettivamente svantaggioso l’investimento sul mattone, «forma di risparmio tradizionale degli italiani», ma questo ha comportato anche l’avvio di un «effetto sfiducia» che sarà difficile da sanare nel medio periodo.

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Scritto da Magazine Donna il 12/07/2015 6:58

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