Gli impongono i profughi E il sindaco si dimette

Le dimissioni le ha firmate dieci minuti prima del-l’una, appena chiusa l’ultima giunta. Così il sindaco di Sant’Angelo Lodigiano,Domeni-co Crespi, ha riposto nel cassetto la fascia tricolore e restituito le chiavi della città lombarda che per oltre vent’anni ha governato «orgogliosamente da civico».

Una decisione presa dopo aver saputo dell’arrivo di otto profughi in paese. E non è bastato neppure l’incontro con il prefetto di Lodi, Patrizia Palmisani, a far cambiare idea al primo cittadino barasino. Lui, che a Sant’Angelo Lodi-giano sarà ricordato come «il sindaco per sempre», a 67 anni si è dimesso «contro lo Stato e il governo che impone ai sindaci di fare gli esattori e poi non gli consente di decidere se accettare o meno a chi dare ospitalità». Ma guai, però, a chiamarlo «sindaco coraggio»: Crespi ha detto addio senza rimpianti. «È stata l’ennesima imposizione di Roma ai sindaci sul tema immigrati – ha tagliato corto con la voce rotta da un filo di emozione e parecchia rabbia -. Dopo vent’anni in cui sono stato un fedele servitore dello Stato il mio abbandono testimonia l’impotenza dei sindaci di fronte al governo centrale che ci impone la sistemazione di centinaia di poveretti trattati come merce di scambio e che dovrebbero essere aiutati, ma a casa loro. Mi spieghino Renzi ed Alfano cosa dovrei dire al padre di famiglia disabile e senza lavoro che dorme in auto e mi supplica da mesi di trovargli una casa. Agli italiani che cosa dovrei dire?».

Chiaro e diretto, coerente nelle sue idee. Crespi, exdirigente di banca nato politicamente tra le file della Democrazia Cristiana del Lodigia-no, per vent’anni ha tenuto ferma la barra del municipio portando a termine tre mandati amministrativi completi (dal 1993 al 1997, dal 1997 al 2002 e poi ancora dal 2007 al 2012) e l’ultimo finito ieri alle 13 davanti ai suoi assessori attoniti. Vicino al centrodestra, alle elezioni si era candidato con la propria lista civica «Insieme per Sant’Angelo» appoggiato dal fu Pdl. «Non sono leghista – ha tenuto a precisare Crespi -. Ero orgogliosamente democristiano. Poi sempre eletto con liste civiche. Le mie dimissioni sono irrevocabili e non è stato facile prendere questa decisione. In Italia tutti parlano e nessuno consegna le dimissioni neppure davanti a una tragedia come quella umana che c’è adesso. A Roma sembra che sia più importante riconoscere le coppie di fatto o lo ius soli piuttosto che dare importanza ai sindaci, ultimo anello della democrazia».

Non solo. L’affondo, davanti all’imposizione di otto profughi, è tutto contro il governo. «Lo Stato ci chiede solamente di eseguire gli ordini, di far pagare le tasse e tagliare i servizi ai cittadini – ha ricordato con amarezza il politico lodigiano -. Poi con un atto di imperio ti manda delle persone che non sai neppure chi sono. Mi chiedo come sia possibile non aiutarli a casa loro e impedire che ibarco-ni partano alla volta dell’Italia senza controlli. Invece si va avanti con questa solidarietà pelosa e penosa che fa riempire le tasche solo a qualcuno. La solidarietà deve essere gratuita e non a pagamento».

«Ho saputo dei profughi a cosa fatta – ha ammesso -. Se un sindaco firma un’ordinanza la stessa può essere impugnata e si può far ricorso. Invece i profughi sono assegnati e non si possono rimandare al mittente. Da sindaco non sapevo nulla se non che erano di colore e che sarebbero stati ospitati in una palazzina a cento metri dal municipio, messa a disposizione da un privato a una Onlus con sede nel Sud Italia. Certo, avranno fatto gli accertamenti, ma se fosse caduta una tegola la colpa sarebbe stata del Comune e non di chi affitta…». E alla fine l’appello è naturale: «Ci vuole un sussulto e un atto di coraggio per far capire al governo che i sindaci sono le vedette della democrazia e i territori vanno rispettati. Lo Stato ci lascia soli e quando arrivano le emergenze nessuno tende una mano alle piccole comunità. Sembra che Renzi non abbia mai fatto il sindaco…».

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Scritto da Magazine Donna il 26/09/2015 5:59

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