Gli italiani non ne possono più: ormai è guerra ai clandestini

Da Treviso a Roma passando per Livorno, la guerra ai clandestini dilaga. Nella marca veneta le famiglie sono scese in piazza impedendo che gli appartamenti di fianco ai loro fossero trasformati in strutture di accoglienza per gli immigrati. Alloggi già pronti, arredati con ogni comfort, tv sottili comprese. Per gli italiani che sono nati e pagano le tasse qui la casa non c’è, neppure se si mettono in fila per vedersela assegnata dall’Istituto case popolari. Per chi è appena sbarcato dalTAfrica o da un qualsiasi angolo del mondo, anche il più remoto, invece sì ed è pure già arredata. Tanto che importa, paga lo Stato, cioè quei fessi degli italiani. Per qualcuno è un business, perché affitta case invendute a un prezzo da favola, più di mille euro al mese e senza neppure il rischio che l’inquilino non paghi un centesimo. In questo caso – anche se tardi – paga la pubblica amministrazione e non c’è da metter di mezzo i tribunali ma solo di aver pazienza, perché il credito è sicuro. Ma se c’è gente che fa l’affare, ad altri invece resta la fregatura. I disagi della convivenza e i problemi legati alla svalutazione del proprio alloggio. Una casa comprata a peso d’oro e a prezzo di enormi sacrifici ridotta ad alloggio da svendere perché nessuno compra là dove ci sono gli immigrati.

Ma alla fine, quei fessi degli italiani, quelle madri e quei padri hanno detto basta. E a Treviso, stanchi di subire, sono passati alle vie di fatto, impedendo l’insediamento degli stranieri e gettando in strada i mobili già pronti per accoglierli alla grande. Certo, le rivolte non sono mai un bello spettacolo. Gente che urla, che si oppone alle forze dell’ordine, che qualche volta si lascia anche andare a gesti deprecabili, tipo quelli di dare alle fiamme le suppellettili. Ma la protesta esprime spesso una rabbia incontenibile di fronte alla insensibilità di chi dovrebbe garantire il rispetto dei diritti degli italiani. Quinon sivuo-le fare l’elogio della violenza, neanche quella temperata di chi prende i mobili e li mette in strada. Però vorremmo che qualcuno capisse che di questo passo episodi come quello cui abbiamo assistito a Treviso si ripeteranno, perché la misura è colma e la crisi fa da detonatore. Come pensate che reagiscano certi pensionati che faticano a sbarcare il lunario quando vedono tipi che bighellonano sotto casa e urinano nell’androne? Come pensate che si comportino certi signori che si vedono l’appartamento svaligiato? Oh, certo, nessuno è in grado di sapere chi abbia commesso il furto fino a quando il ladro non viene assicurato alla Giustizia, dunque conoscerne la nazionalità diventa difficile. E poi anche gli italiani rubano. Ma alla gente queste sottigliezze interessano poco perché basta sapere che il maggior numero di effrazioni è compiuto da stranieri, il resto viene da sé. E il resto è semplice: gli italiani, quelli che vivono a contatto con il problema dell’immigrazione disordinata, ne hanno le tasche piene. Di ospitare altri clandestini non ne vogliono sapere. Né negli appartamenti sfitti, né nelle strutture all’uopo dedicate.

Razzisti? Xenofobi? Leghisti? Quante stupidaggini. Quante analisi idiote scritte da signorini nei loro studi lontani dai campi rom e da quelli profughi. Il razzismo e l’intolleranza non c’entrano nulla. C’entra la realtà e la realtà è un’integrazione molto diversa da quella che la sinistra ci vorrebbe prescrivere. Se qualcuno arriva senza lavoro e senza sapere né la lingua né le abitudini e la cultura del Paese dove sbarca, l’integrazione non è possibile. È possibile prima o poi solo lo scontro, perché gli immigrati diventano gruppi chiusi, che rafforzano le loro tradizioni e si scontrano con quelle indigene. Ci vuol così tanto a capirlo? Ci vuole molto a comprendere che nei momenti di crisi economica oltre all’occupazione anche il grado di sopportazione del disagio sociale diminuisce? Ieri un amico di sinistra, un comunista vero, mi ha raccontato che l’altra sera alla Versiliana c’erano una marea di persone ad ascoltare Matteo Salvini e nella marea si distingueva anche chi in passato votava Rifondazione. Al dibattito con Maurizio Landini, al contrario, molte sedie erano vuote. Ecco, Renzi continui così, con il suo piano di accoglienza, e la prossima volta il numero di persone che ascoltano Salvini lo misurerà nell’urna ma da casa, dove lo manderanno gli italiani.

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Scritto da Magazine Donna il 18/07/2015 6:34

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