Gracia: botte in piazza, banche a secco e balle in tivù

Come tutto sommato preventivabile, la questione greca finisce a botte. Botte figurate e diplomatiche che volano tra cancellerie ed organismi internazionali e botte vere che impreziosiscono  le manifestazioni di piazza. Fondo monetario intemazionale contro governi, Unione europea contro Grecia, Germania contro Stati Uniti, poliziotti contro manifestanti: un tripudio di mazzate.

Quando al referendum della verità non mancano che una manciata di ore, il clima intorno alla consultazione da cui dipendono i destini dell’Europa e del mondo si scalda sensibilmente. Epicentro dell’innalzamento non può che essere il campo di battaglia principale, cioè la Grecia che si appresta a recarsi alle urne nella situazione sociale ed economica più disastrata mai attraversata nella propria pure ragguardevolmente lunga storia.

Il problema più grosso è senza dubbio quello rappresentato dalle banche, in ordine alla riapertura delle quali all’inizio della prossima settimana dopo la serrata imposta dal governo è tutt altro che certa. Il punto è che non è affatto chiaro se gli istituti di credito abbiano a disposizione la quantità di denaro liquido sufficiente per sostenere l’operazione. Secondo il presidente dell’associazione bancaria ellenica Louka Katseli, le banche greche hanno cash per un miliardo di euro. Nonostante si tratti di previsione più rosea rispetto a quelle girate nei giorni scorsi (altre stime parlavano di appena 500 milioni a disposizione), si tratta pur sempre di una cifra irrisoria. Non a caso, fonti finanziarie locali dell’agenzie Reuters danno per certa la riapertura delle banche unicamente per la giornata di lunedì. Trascorsa la quale, se nel frattempo dalla Banca centrale europea non saranno arrivate nuove iniezioni di liquidità, gli istituti si vedranno nuovamente costretti a tirare giù la serranda.

E se la situazione delle banche è disperata, altrove non va tanto meglio. I supermercati sono allo stremo e, oltre ai generi di prima necessità già rara avis da un pezzo, iniziano a scarseggiare anche quelli di seconda tipo la carne. Scorte al lumicino anche per quanto riguarda medicinali e carburante. Per tacere del fatto che – anche qualora i beni di consumo fossero disponibili – non è detto che la cittadinanza avrebbe i soldi per comprarli, dato che adesso iniziano infatti ad essere in bilico anche i pagamenti di stipendi e pensioni: dal governo spandono ottimismo a piene mani ed assicurano che non ci saranno problemi con l’erogazione degli assegni, ma è consapevolezza ormai diffusa che senza l’intervento delle istituzioni europee, anche le sospirate erogazioni saranno destinate a farsi attendere.

Ed è in questo quadro che ieri sono andate in scena le due manifestazioni contrapposte nella centralissima piazza Syntagma: circa cinquantamila persone equamente divise tra corteo per il sì e corteo per il no che, a partire dal tardo pomeriggio, hanno manifestato divise da una zona cuscinetto di qualche decina di metri presidiata dalla polizia. Che si verificassero scontri era poco meno che scontato, e così è stato. Un gruppo di anarchichi – c’è chi dice provenienti dalla manifestazione perilno, c’è chi dice piùbanal-mente infiltrati – è venuto a contatto con la polizia, che ha dovuto usare gas lacrimogeni e granate stordenti per riportare la calma.

Se la manifestazione del sì è durata poco e si è dispersa intorno all’ora di cena, quella di segno opposto è andata avanti lino a tarda sera. Merito della superiore organizzazione di Syriza – che ha unito ai comizi politici un program -ma di intrattenimento a base di cantanti ed intellettuali di provata fede governativa – e dell’attrattiva esercita dall’oratore principale: Alexis Tsi-pras, il cui discorso è stato il culmine della manifestazione.

La notizia è che, nel suo breve intervento (sì e no dieci minuti), il premier è riuscito a stabilire un record di bugie da fare impallidire il compare ministro Yanis Varoufakis, che in mattinata era riuscito nell’impresa di dire che l’accordo con creditori «è quasi fatto» e che sarebbe andato in porto «qualsiasi risultato dovesse uscire dal referendum» e beccandosi una impressionante raffica di smentite da parte dell’universo mondo. Nulla rispetto a quanto è riuscito a sostenere Tsipras. Secondo il premier greco, dopo il referendum il governo di Atene negozierà con l’Europa «un taglio del debito del trenta per cento e l’istituzione di un periodo di grazia (qualsiasi cosa voglia dire, ndr) della durata di vent anni», che la vittoria del no consentirà ai greci di «vivere con dignità in Europa» e che il voto di domenica dovrà essere una risposta «a chi vi dà ultimatum e vuole terrorizzarvi».

T erminato il discorso di T si-pras, sotto il palco è finalmente partita la festa a base di canti e balli, manco piazza Syntagma fosse il salone delle feste del Titanic.

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Scritto da Magazine Donna il 04/07/2015 5:27

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