Grecia, due settimane per scongiurare il default

ROMA Due settimane di fuoco attendono la Grecia. A meno di un clamoroso cambio di rotta lungo l’asse Bruxelles-Berlino, il sistema bancario ellenico rischia di restare senza liquidità al più tardi entro il prossimo 20 luglio. E nel momento in cui la Bce non sarà più la banca centrale dei greci, sarà difficile per l’intero Paese non ritrovarsi di fatto al di fuori dell’euro.

VELOCITÀ Il corso degli eventi potrà risultare più o meno accelerato soprattutto in base a quel che decideranno i creditori, che però difficilmente possono essere rappresentati come un fronte compatto. Una prima indicazione si dovrebbe avere già stamattina, quando si riunirà a Francoforte il Consiglio direttivo della Bce. Non è detto che l’opzione del taglio del programma Ela, ovvero della liquidità di emergenza alle banche greche, sia subito sul tavolo. È altamente improbabile però che possa essere accolta la richiesta greca di aprire di più i rubinetti. La quantità di fondi potrebbe essere mantenuta al livello attuale, ma è anche possibile che sia decisa una prima riduzione parziale. In queste condizioni è difficile ipotizzare che le banche greche possano essere riaperte in tempi brevi, a meno che la banca centrale greca sia in qualche modo indotta a finanziare in proprio gli istituti di credito, il che però è contro i Trattati europei e dunque in ultima analisi porterebbe ugualmente lo Stato ellenico al di fuori del sistema della moneta unica.

Intanto il calendario di luglio porterà giornate sempre più complicate. Il 10 luglio scadono titoli di Stato a breve per 2 miliardi di euro. In circostanze normali le stesse banche greche avrebbero dato una mano sostanziale per rinnovarli ma al momento difficilmente avrebbero i mezzi per farlo. Il 13 luglio la Grecia dovrebbe restituire al Fondo monetario un’altra rata da 450 milioni circa, che con tutta probabilità andrà ad aggiungersi agli 1,6 miliardi non onorati a fine giugno e dichiarati da Washington “arretrati”. Il 17 luglio c’è un altro miliardo di titoli di Stato da rinnovare. Quel che può accadere fin qui sarà in qualche modo oggetto di valutazioni politiche; ma la scadenza del 20 luglio è più importante, perché le scelte della Bce appaiono obbligate, con margini di discrezionalità inesistenti o quasi. Ammontano a 3,5 miliardi i titoli di Stato greci detenuti da Francoforte: direttamente per circa il 60 per cento, attraverso le altre banche centrali per il restante 40. Risalgono al default del 2012: se Atene non sarà in grado di ripagarli, diventerà ufficialmente insolvente nei confronti dell’Eurotower. Così non ci sarebbero le condizioni giuridiche per una prosecuzione del programma di emergenza Ela, e i falchi del board non faranno a meno di rilevarlo.

SVALUTAZIONE

A quel punto – se non sarà stata raggiunta una qualche forma di intesa – gli eventi sono destinati a precipitare. Senza liquidità le banche non potranno continuare a essere operative, e dunque rischia di bloccarsi l’intero sistema dei pagamenti, con tutte le conseguenze sull’attività economica. Del resto gli istituti di credito non saranno nemmeno in condizione di erogare prestiti. E la mancata disponibilità di valuta toccherà prima o poi anche il governo, che con tutta probabilità sarà costretto (anche se ieri fonti ufficiali lo smentivano) ad adottare una sorta di moneta parallela per pagare pensioni e stipendi. Moneta che inevitabilmente si svaluterebbe del 30-40 per cento, forse anche di più. Sarebbe l’inizio di un’altra storia: gli analisti sono piuttosto concordi nel prevedere per la Grecia una recessione ancora più severa di quella che ha caratterizzato gli ultimi anni di cura della troika. Per il governo greco si porrebbe anche il problema di trovare canali di finanziamento alternativi. Nelle settimane scorse ci sono stati contatti con la Russia, resta da vedere in che misura potrebbero eventualmente tradursi in prestiti effettivi.

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Scritto da Magazine Donna il 06/07/2015 5:56

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