I grillini si fanno l’inno. E copiano Vasco

«Lo facciamo solo noi» di copiare Vasco e lanciare il nuovo inno del Movimento. Cambia qualche nota, ma le rime sono quelle, è «l’Italia a 5Stelle» e il leader, Beppe Grillo, raccomanda ai suoi adepti: «Imparatelo a memoria, perché poi governiamo noi». Presentazione ufficiale il 17 ottobre alla grande kermesse di Imola, l’appuntamento che deve lanciare la fase nuova del Movimento, ormai stanco di stare all’opposizione. L’obiettivo è Palazzo Chigi, del resto ci sono già i candidati che studiano da premier.

Fondamentale, quindi, dotarsi di un inno riconoscibile dalla galassia pentastellata, ma in grado di arrivare anche a chi non ha mai votato M5S e magari sta cambiando idea. Il brano, scritto dal consigliere comunale di Bologna, Max Bugani (con Simone Pennino), serve infatti a fare comprendere che gli altri partiti latitano, i grillini invece lavorano «anche a Natale». Ecco una delle strofe: «Lo facciamo solo noi di salire sopra il tetto, di pretendere rispetto da chi proprio non ce l’ha». Ritornello: «Per fortuna che qui, prima o poi, governiamo noi». «Lo facciamo solo noi di non fare compromessi di restar sempre noi stessi per amore di onestà. Lo facciamo solo noi di non prendere i rimborsi di far fatti e non discorsi per la nostra Italia. E per fortuna che prima o poi governiamo noi».

Sarà l’Emilia, sarà la passione di Bugani per il cantautore di Zocca, ma già dal primo ascolto “Lo facciamo solo noi” ricorda troppo, già dal titolo, “Siamo solo noi”, successo datato (1981), ma sempre attuale, con cui Vasco da anni riempie gli stadi con la sua band. Dice: «Siamo solo noi che andiamo a letto la mattina presto, e ci svegliamo con il mal di testa. Siamo solo noi che non abbiamo vita regolare che non ci sappiamo limitare. Siamo solo noi che non abbiamo più rispetto per niente neanche per la mente siamo solo noi… Quelli che poi muoiono presto quelli che però è lo stesso. Siamo solo noi».

Qui c’è il canto di «una generazione di sconvolti» «che non ha più santi né eroi», «non ha voglia di far niente, rubano sempre», mentre l’inno dell’Italia a 5 Stelle è il piano rovesciato, l’esempio positivo di ciò che va, il modello. «Lo facciamo solo noi». Contenuti opposti, ma note troppo simili perché possano sfuggire anche solo a un semplice fan della musica leggera italiana. Siamo al limite del plagio, pur sapendo che nessuno si rivolgerà alla Siae per denunciare lo scandalo di un inno spacciato per nuovo nonostante ricordi molto un brano storico dell’autore di Albachiara. Del resto, è troppo facile oramai «rubare» canzoni altrui: è il «plagio creativo», assicurano gli esperti. Il «plagio creativo», sostengono i critici del settore, «è alla base della musica pop. Le nuove generazioni di artisti spesso compongono canzoni ispirandosi a suoni e testi che hanno ascoltato durante i loro anni di crescita formativa».

Di sicuro, Bugani conosce e apprezza il repertorio di Rossi, che cita spesso e volentieri perfino nelle sue esternazioni politiche come quando ha commentato il flop grillino alle Europee dell’anno scorso: «Oggi sono nero. Sono rimasto con la testa tra le mani, come dice Vasco». Bugani ha spiegato com’è nato il nuovo inno. «Una sera ero al telefono con Simone Pennino, amico mio e di tutto il M5S. Parlavamo di Imola e dello straordinario evento che stiamo organizzando. Vorrei scrivere una canzone nuova insieme ad Andrea (Tosatto), mi ha detto lui, ma vorrei che non facesse ridere come le altre che abbiamo fatto per divertirci, ma che fosse utile a tutto il M5S, che aiutasse le persone a far capire quanto siamo diversi dagli altri. Ci dai una dritta sui temi che potremmo inserire nel testo?».

In cinque minuti, continua il consigliere bolognese, «mi sono venute in mente un’infinità di cose meravigliose che solo gli attivisti e i portavoce del M5S fanno. «Max, lo facciamo solo noi», ha detto Pennino. E così è nata questa canzone». Un brano che, però, non sta riscuotendo grande entusiasmo né sulla Rete, né tra i parlamentari stessi del Movimento. Non quanto è avvenuto con «Uno vale uno», cioè l’Urlo della Rete, scritto dal giornalista del Tg1 Leonardo Metalli, la taranta del web che ha spopolato per le elezioni europee, e ancora prima con il più aggressivo «Ognuno vale uno» (non siamo un partito, non siamo una casta, siamo cittadini punto e basta) con cui si sono aperti i più importanti comizi di Grillo in campagna elettorale. L’anno scorso, poi, per la grande adunata del Circo Massimo, è stato adottato come slogan ufficiale il brano diFedez(ilrap- per è uno degli ospiti di Imola) “Non sono Partito”, e ora che bisogna sponsorizzare il reddito di cittadinanza e gli altri punti del programma c’è il nuovo “Lo facciamo solo noi”. Oddio, nuovo: chiedere ai fan di Vasco.

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Scritto da Magazine Donna il 16/09/2015 5:56

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