I pm risequestrano l’Ilva A rischio 8 miliardi di Pil

Claudia Antonelli (Libero) ■■■ L’arrivo dei carabinieri lo scorso venerdì all’Ilva non lasciava intendere nulla di buono. Mandati dal pm di Taranto hanno lasciato lo stabilimento solo dopo aver notificato a 19 operai altrettante denunce a piede libero per aver violato i sigilli dell’altoforno 2. Un fatto clamoroso (almeno l’azienda si è impegnata a pagare loro gli avvocati) che è stato solo l’antefatto di quanto avvenuto ieri.

Il sopralluogo del custode giudiziario dell’impianto, un dirigente Arpa Puglia, si è concluso in un modo che probabilmente l’Ilva non si aspettava, ovvero con la richiesta del custode, espressione del pm, di fermare l’impianto. Il custode, infatti, si legge nel verbale redatto alla fine dell’accesso in fabbrica, ha chiesto all’azienda «di’voler procedere, nell’immediato, all’attuazione del programma di interventi per lo spegnimento in sicurezza dell’altoforno 2, così come previsto dal decreto di sequestro preventivo confermato dal gip con provvedimento del 29 giugno».

In sostanza è stato chiesto all’azienda di presentare il piano di spegnimento entro il 24 luglio, dopo domani. In totale contrasto con quanto disposto dal governo il 4 luglio quando il cdm licenziò il decreto 92 destinato allo sblocco del sito della Fincantieri di Monfalco-ne e al via libera per l’utilizzo dell’altoforno 2 posto sotto sequestro dopo che un operaio era deceduto durante il turno dilavoro. Il tribunale diTaranto ritiene infatti che il decreto sia incostituzionale e che la produzione dell’impianto numero 2 debba essere fermata.

11 governo ha subito risposto con un blitz. Nel testo di riforma del diritto fallimentare ha inserito un emendamento che ricalca l’ultimo decreto per l’Ilva. La Camera quindi nelle prossime ore sarà tenuta a votare la fiducia a un nuovo decreto di sblocco dell’impianto. Così mentre i due poteri dello Stato sembrano farsi apertamente guerra tra loro, è bene chiedersi chi ne farà le spese. I primisono stati gli operai: difficile immaginare che abbiano fatto irruzione nello stabilimento violando i sigilli. I secondi, da domani, gli altri lavoratori. E poi tutti gli italiani. Per spegnere l’altoforno 2 ci vorranno diverse settimane. Per riaccenderlo ci vogliono più mesi. Una volta che chiude l’impianto 2 dovranno fermarsi anche il numero 1 e il 5 e quindi si interromperà la produzione. Bloccato il sito di Taranto, quelli di Genova e Cor-nigliano non avranno più nulla da far fare ai dipendenti. L’Ilva ancora oggi resta il più grande impianto europeo, l’unico con tutta la filiera integrata. Un business che da solo vale quasi il 70% della produzione italiana e il 7% del mercato europeo dell’acciaio. Una chiusura dell’Ilva secondo la Confin-dustria del metallo peserebbe lo 0,5% del Pil italiano. In poche parole tra giro d’affari diretto e indiretto circa 8 miliardi di euro in un solo anno. Tantissimo. Meno, se si pensa che fino al 2010 l’Ilva valeva da sola il 2% del Pil. Valutare sul lungo termine gli impatti dell’addio all’Ilva è più difficile. Sicuramente salterebbe la commessa per i tubi del Tap, il gasdotto che dovrebbe coinvolgere direttamente la Puglia e collegare l’Italia alla Grecia. Inoltre Fiat Chrysler, che ha sospeso gli ordini di acciaio per via delle interruzioni e delle proteste dellìindotto che lo scorso inverno hanno paralizzato la logistica, difficilmente tornerebbe a rifornirsi a Taranto. Infine stare fuori dal mercato, in un mondo globalizzato come l’attuale, significa perdere il treno. Il nostro Paese nonostante tutto è il decimo almondo in termini di capacità produttiva e il secondo in Europa. Basterebbe poco a India, Francia e Russia papparsi le nostre commesse.

Per i lavoratori di Taranto a questo punto l’unica speranza e che il ricorso dell’azienda venga accolto in Cassazione e in tempi brevi. L’avvocato del-l’Ilva, Angelo Loreto ha fatto sapere che «in vigenza del dl 92/2015, ci siriserva ogni valutazione e iniziativa volta a chiarire il perimetro e i contenuti dell’eventuale provvedimento giudiziario». Vedremo che succede nei prossimi giorni.

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Scritto da Magazine Donna il 22/07/2015 5:43

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