I rifiuti diminuiscono, le tasse aumentano. Lo rileva la Cgia

Meno rifiuti, ma più costosi. Questo quanto rileva lo studio condotto dalla Cgia di Mestre, secondo il quale dal 2010 al 2015 le famiglie e le piccole imprese italiane avrebbero prodotto -a parità di cubatura- meno rifiuti, a fronte però di un aumento delle relative tasse da corrispondere.

Secondo tale indagine, a causa della crisi economica la produzione di rifiuti urbani ha subito “una forte contrazione”, tale per cui se nel 2007 si contavano 557kg di rifiuti a testa, nel 2013 la quantità è scesa a 491. Tuttavia, “nonostante abbiamo prodotto meno rifiuti, la raccolta e lo smaltimento degli stessi ci sono costati di più”, come ha osservato Paolo Zabeo della Cgia.

E per le attività economiche le cose sarebbero andate anche peggio: se per le famiglie si calcola un aumento che oscilla tra il 18% e il 26%, l’incremento medio del prelievo per ristoranti, pub e pizzerie superiori ai 200mq è del 47,4%, pari, in termini assoluti, a +1.414 euro. Un negozio di ortofrutta di 70 mq, invece, ha registrato un incremento del 42% (+ 560 euro), mentre un bar di 60 mq ha dovuto versare il 35,2% in più, pari ad un aggravio di 272 euro. Più contenuto, ma altrettanto pesante, l’aumento per i negozi di parrucchiere (+23,2%), dai proprietari degli alberghi (+17%) e da un carrozziere (+15,8%).

Conti salati, quindi, a causa delle riforme degli ultimi anni. Nel 2013 è stata introdotta la Tares (Tassa sui rifiuti e servizi), sostituita a sua volta nel 2014 dalla Tari (Tassa sui rifiuti) con la Legge di Stabilità 2014, in ossequio al principio comunitario ‘chi inquina paga’, con cui si sancisce la corrispondenza tra la quantità di rifiuti prodotti e l’ammontare della tassa. Con l’introduzione della Tari, è stato ulteriormente confermato il principio che il costo del servizio in capo all’azienda che raccoglie i rifiuti deve essere interamente coperto dagli utenti, attraverso il pagamento della tassa. “E il problema, purtroppo, sta proprio qui”, lamentano gli artigiani.

 “Queste aziende -ha aggiunto Zabeo- di fatto, operano in condizioni di monopolio, con dei costi spesso fuori mercato che famiglie e imprese, nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita e la qualità del servizio offerto non sia migliorata, sono chiamate a coprire con importi che in molti casi sono del tutto ingiustificati. Proprio per evitare che il costo delle inefficienze gestionali vengano scaricate sui cittadini, la legge di Stabilità del 2014 ha ancorato, dal 2016, la determinazione delle tariffe ai fabbisogni standard. Grazie all’applicazione di questa nuova modalità, è probabile che dall’anno prossimo la tassa sui rifiuti diminuisca”.

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Scritto da Magazine Donna il 19/08/2015 13:38

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