Il consolato salta in aria più che l’Isis c ’entra al-Sisi

Alle 6:30 di ieri un’autobomba carica di circa 250 chili di tritolo esplode nei pressi del Consolato d’Italia al Cairo: la deflagrazione è fragorosa, i danni ingenti, due facciate dell’edificio sono devastate, ma, a quell’ora, c’è poca gente per strada e nessuno negli uffici. Il bilancio è di un morto – un passante – e nove feriti 8tre gravi), fra cui altri due agenti e un custode del Consolato: tutti cittadini egiziani.

L’ATTEN TATO sarebbe stato rivendicato dall’Isis secondo il Site, portale che monitora sul web le comunicazioni in-tegraliste. Ma, anche prima della rivendicazione, le nostre autorità italiane non avevano avuto dubbi: è un attacco all’Italia, che paga l’impegno nella guerra al terrorismo: anche se non ci vede militarmente fra i maggiori protagonisti. O magari sconta l’eccezionale vicinanza al regime del generale al-Sisi, assurto alla guida dello Stato dopo la destituzione di Mohamad Morsi presidente democraticamente eletto. Secondo i servizi segreti italiani (Aise) che collaborano con gli 007 egiziani, più che attribuire all’I-sis l’attentato, è necessario inquadrarlo nelle azioni dei gruppi integralisti egiziani che si oppongono ad al-Sisi. La modalità non stragista potrebbe indicare proprio un “avvertimento” all’Italia, in quanto alleata di al-Sisi. Il ministro Gentiioni parla di “attacco alla presenza internazionale al Cairo” e pure di “attacco diretto all’Italia”.

Senz’altro, l’attentato si colloca nell’alveo della recrudescenza terroristica di questo Ramadan, all’inizio del quale l’auto proclamato Califfato ha spinto i suoi accoliti a colpire obiettivi occidentali. Il primo colpo di questa serie fu la strage sulla spiaggia di Sousse, in Tunisia. Ma la pista dell’attacco all’Italia si può intersecare almeno con un’a l-tra.

In Egitto, è attiva un cellula di terroristi basati nel Sinai, Ansar Bait al Maqdis, da mesi affiliata allo Stato islamico, che, nel tempo, ha pure colpito al Cairo e nel Delta del Nilo, facendo centinaia di vittime, soprattutto poliziotti e militari. Il 1° luglio, i jihadisti hanno attaccato e ucciso in un’operazione coordinata oltre 70 soldati egiziani. Ieri mattina, l’autobomba è stata attivata a distanza: secondo esperti egiziani, citati dal quotidiano Al Ahram, sarebbero stati utilizzati materiali analoghi a quelli impiegati il 29 giugno.

Stando all’agenzia di stampa ufficiale Mena, che cita fonti delle forze di sicurezza, l’ordigno sarebbe stato piazzato sotto un’auto parcheggiata sul lato sinistro del Consolato e sarebbe poi stato innescato con un radiocomando.

LE FONTI sottolineano come il Consolato italiano al Cairo sia non lontano dall’Alta Corte egiziana: l’esplosione avrebbe di poco preceduto il passaggio nell’area del giudice Ahmed al Fuddaly, considerato vicino al presidente al Sisi. “L’obiettivo non era fare molte vittime. ma dare un messaggio all’occidente e all’Italia: il terrorismo sta arrivando”, dichiara ad A-sianews padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana. Gli autori del gesto avrebbero, inoltre, voluto mostrare che “il governo egiziano è debole e non sa proteggere gli stranieri sul suo territorio”, neppure ambasciate e consolati: un’analisi con cui concordano fonti dell’intelligence italiana. Gentiloni ha telefonato al ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, cui ha detto che, appena possibile, andrà al Cairo “per confermare la vicinanza al nostro personale e rinnovare i rapporti di alleanza con l’Egitto”. Ma, intanto, invita alla prudenza viaggiatori e turisti italiani. E il gruppo te rror isti co tunisino A-jnad Al Khila-fa, vicino all’I-sis, avverte con un messaggio su Twitter i musulmani di “non frequentare luoghi dove vi siano infedeli”. Una comunicazione molto simile a quella diffusa dai gruppi egiziani nel rivendicare l’a t-tentato al consolato italiano.

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Scritto da Magazine Donna il 12/07/2015 6:42

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