Il diavolo non basta più, Radio Maria contro i gufi

Sulla crisi greca si consumano efferate separazioni e si instaurano bislacche alleanze, come si vede in questi giorni in cui Brunetta concorda con Fassina e Santanché con Landini mentre i detrattori dell’ Oxi ripetono il mantra “la sinistra di Tsipras è coalizzata con l’estrema destra”. Per stressare il principio e arricchire l’analisi di particolari inediti bisogna però seguire la rassegna stampa di Radio Maria a cura del direttore Padre Livio Fanzaga, che con voce suadente ci informa che “il nazionalismo greco di destra e sinistra non porta a niente” e al contrario della Grecia “l’Italia è ben avviata sulle riforme, anche quella del lavoro, e il debito pubblico è sotto controllo”. Il che, per chi conosce Radio Maria, che attraverso il suo capo spirituale fa politica dal 1987, non è solo uno schiaffo a Salvini, col quale la radio è spesso d’accordo ma le cui analisi si fermano alla grancassa facilona del “no euro” contro “gli europirla che ci hanno portato alla fame”; ma soprattutto un clamoroso endorsement a Renzi, e qui bisognerà riflettere.

Radio Maria -1 milione e mezzo di ascoltatori al giorno, 850 ripetitori sul territorio nazionale -è il regno del cattolicesimo intransigente, quota Family Day più che teologia della liberazione bergogliana; e non è un caso se le apparizioni della Madonna nei cieli di Medjugorje, l’ultimo dei bersagli del Papa dopo potere alte prebende clericali, siano fulcro e faro del palinsesto dell’emittente.

Qui il giorno inizia prima dell’alba, con rosario, meditazioni, liturgia delle ore, messa, e prosegue fino a notte fonda. E però attesissime sono le rubriche di Padre Livio, “apostolo radiofonico” che informa del suo carisma la mission di questa “grande parrocchia dell’etere”, anche a dispetto del management delle alte gerarchie vaticane.

SI CAPISCE che Padre Livio, di cui c’è sul sito un ritratto autografo (“Il Direttore è un pastore di anime”, dotato di qualità che vanno “dalla sapienza alla prudenza, dalla fortezza alla dolcezza”) della radio è molto più che direttore: istrionico anchorman e mattatore, ha vinto lui il concorso Cuffie d’oro 2014, staccando Giuseppe Cruciani della Zanzara, secondo classificato.

E certo non era da tutti, trasformare una piccola radio parrocchiale fondata ad Arcellasco d’Erba da tale Padre Mario – poi esiliato nella meno carismatica Radio Mater – in un network (World Family of Radio Maria) che trasmette in 60 Paesi, e farne lievitare gli utili, derivanti da offerte private e lasciti testamentari, con una strategia mirata sul singolo e una presa “sul territorio” stile Lega di Bossi, infatti caro al bergamasco Fanzaga.

Affidata in piena Mammì a un presidente, Emanuele Ferrario, ex imprenditore caseario del Varesotto, Radio Maria da allora è sempre sul pezzo e Fanzaga sente così affine la politica a cui spesso detta l’agenda, da potersi permettere a suo tempo di intimare a Berlusconi di non dare alla Prestigia-como, “persona favorevole all’aborto”, il ministero della Famiglia o della Sanità perché l’avrebbe considerata una “dichiarazione di guerra” (e poi il governo B. stanziò con la finanziaria un milione di euro per “il potenziamento e l’aggiornamento tecnologico delle emittenti radiofoniche” tra cui Radio Maria, e la Prestigiaco-mo andò alle Pari opportunità).

Così, mentre il Papa ironizzava sulle visioni mariane nei cieli della Bosnia-Erzegovina e lanciava un mezzo editto di sconfessione (“Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna ci manderà alle 4 del pomeriggio?”) Fanzaga metteva sul sito i meglio messaggi che la Vergine recapita regolarmente ai sei veggenti dal 1981, specie quelli della bionda Mirjana, un po’la Boschi del governo mariano ideale di Padre Livio, una a cui è apparso pure Satana.

Siccome per lui “La Madonna è furba, canonizza ed è superiore al Papa”, ignora l’anatema del Pontefice secondo cui Maria “non è un capo ufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni”, e ogni 25 del mese trasmette una veglia in attesa del messaggio da Medjugorje, luogo del cuore di Paolo Brosio e Marianna Madia, che a Sette disse di aver fatto qui la migliore vacanza della sua vita. E tutti i giorni sussurra la sua narrazione da dietro il confessionale broadcasting pompando dopami-na spirituale nell’animo degli ascoltatori – camionisti, casalinghe, pazienti di cliniche, colf: elettori – chiamati a combattere la lotta tra Satana e il mondo. A tal fine, su terreni poco spirituali, serve la continua questua che inzuppa la programmazione e il Fa-cebook della radio, con metafore un po’ ricattatorie (“Radio Maria è come uno zaino che cammina appoggiato alle vostre spalle: so-stenentela con amore e la Madonna vi sarà grata”) e cadute prosaiche su Iban, bollettini postali, 5×1000, moduli Sepa da inviare via fax e un’app da scaricare sul cellulare. Intanto sul piano spirituale la radio somministra 24 ore su 24 pillole di pensiero magico schierando ai microfoni adde-stratissimi soldati del Bene, dall’esorcista padre Amorth a Mario Adinolfi, che da qui spara contro aborto (“anche per le donne stuprate”), matrimoni gay, transessualismo e altre manovre del diavolo. Le cui nuove varianti vengono peraltro riferite dal pubblico a Padre Livio durante i suoi fili diretti, dove si nota ultimamente l’exploit, tra gli evergreen di nonni di ragazzine incinte e madri di drogati, di tanti impauriti dall’invasione islamista, a occhio più spettatori di Del Debbio che lettori di Houellebecq.

COSÌ LA CRISI greca ha portato alla luce la strana simpatia dell’evangelismo ultrà per il decisionismo renziano, come sulle pagine del F og l io e negli editoriali degli ex berlusconiani, che segna una distanza sempre più netta dalla sinistra “piaciona” di Bergoglio (copyright Ferrara) e da quella parlamentare che si condanna all’irrilevanza in un teatro dei poteri ben congegnato. Tanto che quando Padre Livio sprona i fedeli “in questo combattimento escatologico” contro gli strumenti del demonio – gli omosessuali, Darwin, le intercettazioni, Savia-no, i “super-comunisti” – forse da oggi dobbiamo contare anche i gufi. Intanto Fanzaga piazza i sui numerosi libri, perché il combattimento escatologico costa. Dopo una giornata di ascolto, per effetto rebound materialistico viene da chiedersi che fine farebbe il teso-retto di donazioni di Radio Maria nel caso le 850 antenne nazionali dovessero interrompere le trasmissioni. Ma questo, confidiamo, se non qualche finanziaria sarà la Madonna a impedirlo.

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Scritto da Magazine Donna il 10/07/2015 5:31

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