Il dramma di Ivan Basso: “Lascio il Tour, ho il cancro”

Il varesotto Ivan Basso è andato in fuga. Dal Tour. Dal ciclismo, forse. L’ha fatto con un coraggioso, doloroso coming out. Ha scoperto casualmente ieri mattina di avere un cancro, dopo una visita dall’u r ologo al Centre Hospitalier di Pau. L’ha annunciato all’hotel Mercure nel giorno di riposo della Grande Boucle, alla vigilia delle prime grandi salite, quelle dei Pirenei, quando le pedalate cedono il posto alle dichiarazioni. Gli stava a fianco il capitano Alberto Contador: “Ho un tumore al testicolo sinistro, domani mi opero a Milano”. Contador aveva le lacrime agli occhi: “Forza, amigo, ti rivogliamo a Parigi”.I due sono molto legati, un’amicizia che va oltre i ruoli in corsa.

IL CICLISMO è scuola di sofferenza, non solo di fatica. Spesso ti lascia cicatrici – nel corpo, nella mente – dalle quali non guarisci mai. Ivan Basso si era leggermente infortunato durante la quinta tappa, da Arras ad Amiens, mercoledì 8 luglio: “Una caduta banale. Il contraccolpo della sella mi ha preso in pieno il testicolo sinistro, all’inizio non ci ho fatto caso più di tanto perché incidenti simili sono frequenti, sono rischi del mestiere. Però, ho continuato a sentire dolore, così stamani sono andato a farmi visitare da uno specialista. La Tac di controllo ha evidenziato la presenza di cellule tumorali proprio al testicolo sinistro. Stasera volo a Milano per farmi operare”. Può essere un problema ereditario: sua madre Nives fu vittima di un cancro nel 2005.

Il mondo del ciclismo di oggi è sempre più social. Ivan dopo aver chiamato la moglie Michaela e averle detto di tranquillizzare i quattro figli, ha avuto la forza di scrivere su Twitter, a tutti gli amici, i colleghi e i fans: “Grinta, sorriso e andare avanti. Un messaggio per tutti voi”. Allegato, il suo ultimo post di Facebook, sulla pagina Ivan Basso official: “Ciao, quello che sta succedendo lo sapete già, quello che ci tenevo a dirvi è che affronterò questa prova con la grinta di sempre e con la positività che mi avete trasmesso con tutti i vostri messaggi”. Uno dei quali l’ha twittato dall’Italia il proprietario della squadra, l’oligarca russo Oleg Tin-koff: “Guarisci presto, lo sai che ti voglio bene, ci mancherai al Tour de France 2015. Noi ci prenderemo la maglia gialla e la festeggeremo assieme a Parigi”.

Basso ci contava ad arrivare sugli Champs Elysées, e coronare l’impresa di Contador che punta alla “doppietta Giro-Tour” nello stesso anno: era 158esimo in classifica generale, non aveva ambizioni di classifica, ma solo quella di aiutare El Pistolero nelle fasi cruciali a battere i rivali.

Come l’ex compagno di squadra Vincenzo Nibali: “Siamo stati insieme alla Liquigas dal 2009 al 2012, Ivan è stato tanto per me: mi ha insegnato ad essere più disciplinato negli allenamenti, nei ritiri, nell’alimentazione. Mi ha aiutato a maturare, soprattutto mi ha fatto capire l’importanza di porsi degli obiettivi davanti e di raggiungerli”, ha detto un Nibali molto turbato, “è una tegola in testa, una cosa che non ti aspetti. Io ed Ivan siamo rimasti molto amici, in questo tribolato inizio di Tour abbiamo avuto modo di pedalare parecchi chilometri insieme: parlandoci mi sembrava che stesse bene, anzi, era dimagrito, un buon segno. Mi aveva chiesto una mia maglia gialla, e io gli avevo promesso di mandargliela a casa”.

NIBALI è in fondo un timido, come lo è Ivan. Entrambi ponderano le frasi. Non amano confidarsi in pubblico. Stavolta, però, Ivan lo fa. Il suo è uno sfogo, una prova d’amore per lo sport che gli ha dato gioia e momenti bui: “Amo il ciclismo che mi ha dato tanto e mi ha insegnato a stringere i denti quando c’è da lottare”, si legge nel suo accorato post.

Ivan ha 37 anni ed una lunga carriera alle spalle: ha vinto due Giri d’Italia (nel2008 e nel 2010), è stato secondo e terzo al Tour de France, al suo primo Tour aveva vinto la classifica dei migliori giovani. Ha corso sei mesi nella Discovery Channel, la squadra di Lance Armstrong, pure lui vittima dello stesso tumore dal quale è guarito. L’americano ha twittato un messaggio di speranza: “thinking about@ivanbasso”, penso e sto vicino a Ivan Basso, “gli auguro il meglio ora che si imbarca in questo lungo viaggio contro il cancro”.

Con Armstrong, Basso condivideva caratteristiche tecniche simili (ottimo passista e a cronometro, molto forte in salita). Purtroppo, come Armstrong, Basso è finito nel gorgo oscuro del doping. La macchia che gli ha rovinato una gran bella carriera. La ragione vera della sua ostinata voglia di continuare a correre, anche da gregario di lusso, e riscattare -me lo disse un giorno – “lo stupido sbaglio” che lo tormenta: nel 2006 gli organizzatori del Tour lo escludono dalla corsa perché il suo nome è tra i sospettati dell’inchiesta spagnola Operacion Puerto.

La posizione di Basso viene stralciata e archiviata, però nel maggio del2007 Ivan confessa di aver tentato l’autoemotra-sfusione prima del Tour e decide di collaborare con la Procura antidoping del Coni. Basso che non era mai stato pizzicato nei test rimedia una squalifica di due anni. Che triste doverlo ricordare anche oggi che Basso è scattato per una salita dalle pendenze asfissianti, ma non impossibili. L’operazione che affronta oggi ha il 95-98 per cento di possibilità di riuscita. È un “corridore”, come dicono in gruppo, che non vuol dire solo che va forte in bici.

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Scritto da Magazine Donna il 14/07/2015 5:47

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