Il freddo può alzare il rischio di infarto e di ictus

Uno studio recente canadese ha rilevato che il freddo può aumentare il rischio di avere un attacco cardiaco.

Una ricerca è stata portata a termine da un gruppo di ricercatori presso l’Università di Manitoba a Winnipeg, coordinati da Shuangbo Liu.

L’inchiesta ha rilevato che con un calo della temperatura di 20 gradi Fahrenheit, che corrispondono a circa 11 gradi celsius, il rischio di sperimentare una grave forma di attacco di cuore, definita come infarto cardiaco con sopraslivellamento del tratto elettrocardiografico ST (STEMI), è aumentato del 7 per cento.

Shuangbo ha presentato la sua ricerca nel corso dell’annuale congresso della Società Europea di Cardiologia, che si svolge a Londra dal 30 di agosto al 3 di settembre.

Il ricercatore ha dichiarato che “abbiamo dimostrato che vi è una chiara relazione tra temperatura giornaliera e il rischio STEMI”.

Shuangbo ha poi aggiunto che “il controllo giornaliero delle temperature e delle loro variazioni è in grado di predire il rischio STEMI uno o due giorni prima che accada, e ciò crea l’occasione, per i futuri studi di ricerca, per verificare se ci sono trattamento e/o strategie che possano temperare gli effetti del clima sul rischio di attacchi di cuore”.

La ricerca si è svolta in una delle città più fredde del mondo se non del solo Canada, Winnipeg, che raggiunge durante l’inverno temperature anche di meno 47 gradi Farhenait, corrispondenti a circa meno 44 gradi Celsius.

Nel corso dello stesso congresso un gruppo di ricercatori del Taipei Veterans General Hospital and National Yang-Ming University, in Taiwan, coordinati dal dottore Tze-Fan Chao, ha presentato una ricerca con la quale è stato individuato un legame tra il freddo e un elevato rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, un problema comune in cui il cuore batte in modo irregolare.

Lo studio si è basato sul confronto delle temperatura quotidiane in sei regioni di Taiwan tra il 2000 e il 2011 e l’incidenza di ictus ischemico tra quasi 290.000 pazienti controllati.

Il dottor Tze-Fan Cha ha spiegato “il nostro studio mostra una chiara associazione tra la temperatura e il rischio di ictus ischemico nei pazienti con fibrillazione atriale”.

Secondo i ricercatori di Taiwan, le temperature fredde potrebbero promuovere la formazione di coaguli di sangue nell’atrio sinistro del cuore, aumentando così il rischio di ictus tra questi pazienti.

L’analisi ha rivelato che il rischio di ictus è aumentato del 10 per cento in primavera e quasi il 20 per cento in inverno, rispetto al rischio estate, anche se non è stato dimostrato che il freddo faccia aumentare il rischio di ictus.

Il suggerimento che ci viene dato è che, da un lato noi dobbiamo cercare di ridurre l’esposizione al freddo, e quantomeno coprirci in modo adeguato, se siamo in situazioni di freddo estremo, come accade a Winnipeg.

Dall’altro lato le due ricerche, ipotizzando che il freddo aumenti la viscosità del sangue e quindi la sua coagulabilità, suggeriscono che i cardiologi aggiustino, con l’arrivo della stagione fredda le terapie anticoagulanti che il paziente sta assumendo.

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Scritto da Magazine Donna il 03/09/2015 10:19

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