Il gioiellere già rapinato tre volte Ed è caccia al killer con la parrucca

È ancora ignoto il nome dell’assassino di Giancarlo Nocchia il gioiellere ucciso ieri pomeriggio da un rapinatore nella sua orificeria in via dei Gracchi nel rione Prati a Roma. Ieri pomeriggio gli investigatori hanno effettuato un secondo sopralluogo e sono al vaglio degli inquirenti i nastri delle telecamere di sorveglianza della bottega artigiana e degli altri esercizi commerciali della zona che potrebbero fornire elementi utili a chi indaga per identificare il rapinatore che, stando a quanto si apprende, si sarebbe presentato come un normale cliente indossando parrucca e occhiali. I carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci e della compagnia San Pietro stanno facendo verifiche anche su alcune scatole di gioielli, nonché su un portagioielli con all’interno preziosi, trovati in una delle vie laterali al negozio.

Dai primi esami medici il decesso del gioielliere sarebbe dovuto a un colpo inferto al capo anche se non si esclude che la botta sia stata causata da una caduta. La vittima dunque avrebbe infatti provato a reagire dando vita a una colluttazione. Alla scena non avrebbe assistito nessun testimone, così come alla fuga. Mercoledì pomeriggio nell’autoscuola accanto alla bottega orafa nessuno ha visto niente, «né grida, né rumori», racconta una donna che lavora in zona e ogni giorno va a prendere il caffè al bar vicino alla gioielleria. «Ieri è andato a pranzo con un amico e poi è tornato al negozio», spiega la donna, «una signora si è accorta a un certo punto che c’erano alcune custodie a terra e ha avvisato altri negozianti».

La salma di Nocchia è stata trasferita al policlinico Agostino Gemelli per l’esame autoptico che verrà effettuato stamane. La rapina subita da Nocchia non è stata la prima ma «la terza», come racconta, Claudio Pica, originario di una nota famiglia di gelatai romani e cognato di Giancarlo Nocchia, «questo ennesimo omicidio non deve restare impunito, i commercianti non ce la fanno più e non è possibile che aprire un’attività diventi come andare in guerra», spiega Pica che è anche il vicepresidente della Fiepet Confesercenti Roma. Stando ai numeri della Confcommercio Roma nell’ultimo anno il 66,4% delle imprese capitoline ha visto aumentare i furti, seguiti dalle rapine, dai fenomeni di usura e dalle estorsioni, «fenomeni», ha spiegato il presidente Rosario Cerra, «spesso legati alla microcriminalità e che mostrano le falle di un sistema di sicurezza insufficiente per risorse e forze in campo».

Solo il 29 giugno scorso, nel vicino quartiere Della Vittoria, lo stupro di una minorenne da parte del marinaio Giuseppe Franco, cui ieri il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa dell’uomo. OrainPratic’è paura e preoccupazione per l’escalation di criminalità.

Davanti al negozio di Nocchia si affastellano i curiosi ma anche le clienti che lasciano fiori per l’orafo. «Era uomo gentilissimo, hocompratoquilapri-ma coppia di gemelli per mio marito», racconta Letizia D. «bravissimo nel suo mestiere, un artigiano, è davvero un peccato. La Prati di Nocchia, dei grandi caffè, delle storiche enoteche non esiste più, purtroppo». Prati è una zona bene di Roma ma basta farsi infatti una passeggiata per via Cola di Rienzo, arteria principale del rione, per rendersi conto dello stato di abbandono. I negozi, le grandi griffe, persino un megastore di lusso, sono assediati da innumerevoli bancarelle di ambulanti che vendono cianfrusaglie. Licenze prima permanenti poi temporanee tutte rilasciate dal Comune di Roma. Di vigili urbani se ne vedono pochi e i blitz sono tutt’altro che fulminei. Ispezionato il primo banco tutti gli altri si mettono in ordine e l’attività di controllo si vanifica. «Non si cammina più qui», conferma Alessandra R. 37 anni, mentre spinge sul passeggino Paolo, 1 anno, «Ho paura per mio figlio. Una volta via Cola di Rienzo era una via elegante, avulsa dal caos del centrostorico, soprattutto tranquilla. Ho sentito dire che forse ilkillerpotrebbe essere un drogato. Qui vicino c’è il Sert (Servizi per le tossicodipendenze ndr). Sa quanti poveretti s’incontrano a chiedere l’elemosina?».

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Scritto da Magazine Donna il 17/07/2015 7:05

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