Il giorno nero di Atene Vince la linea tedesca

La beffa finale al governo greco arriva dall’Eurogruppo delle 15: Alexis Tsipras capitola, ma nel giorno più nero del fu nuovo corso di Atene, la riunione dei ministri delle Finanze dell’euro non gli concede neanche l’onore delle armi. Niente prestito ponte da 12 miliardi per evitare il default su prestiti e obbligazioni in scadenza con Fmi e Bce a luglio e agosto. Almeno non subito: “La questione è molto complessa e ancora non abbiamo trovato la chiave”, sintetizza gelido il rieletto presidente Jeroen Dijsselbloem. Servono dettagli tecnici, fanno sapere i funzionari Ue, ma la sostanza è che prima il Parlamento di Atene dovrà dare prova di sottomissione approvando entro domani le prime misure previste dall’accordo chiuso ieri mattina dopo 17 ore di negoziati tra i leader dell’Eurozona. A una seconda riunione dei ministri, domani, spetterà valutare la buona volontà e dare il via libera agli aiuti di emergenza.

Il 13 luglio 2015 passa così alla storia come il giorno della kolotoumpa, l’ultima capriola del premier greco. Niente taglio del debito, ma l’impegno ad avviare in due giorni il programma di una legislatura: l’Iva, le pensioni, la riforma dell’Elstat (l’Istat greco), quella del codice di procedura civile e il Fiscal Compact. Poi toccherà al dettaglio più umiliante, il fondo a cui Atene dovrà dare in garanzia beni pubblici per 50 miliardi da privatizzare, a garanzia dei prestiti che il fondo salva Stati Esm erogherà con il nuovo piano di salvataggio, da negoziare con la Troika (e un nuovo memorandum), ma solo dopo che da Atene arriveranno i segnali pretesi dall’ala dura di Bruxelles (Germania in testa, ma anche Olanda, Belgio e Finlandia).

IL GOVERNO GRECO, prossimo all’implosione, dovrà far approvare dai deputati il piano mentre le sue banche rimarranno chiuse almeno fino a domani. La Bce, nonostante il collasso del sistema bancario, decide infatti di non scongelare la liquidità di emergenza (Ela) agli istituti ellenici, ferma da due settimane. “Serviva un imput politico”, si spiega da Francoforte. Tradotto: la Germania ha fatto valere di nuovo la linea intransigente in seno al consiglio direttivo. La più lunga maratona della storia dell’Ue si era chiusa poco dopo le nove del mattino: “Agreement”, twittano i ministri. Col passare delle ore emergono i dettagli di una nottata convulsa: domenica, lo scontro tra Draghi e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble (“non prendermi per stupido”). Ieri, il tentativo in extremis del presidente del consiglio Ue, Donald Tusk. Alle sei del mattino avrebbe costretto Angela Merkel e Tsipras a non abbandonare i negoziati (“non uscirete da questa stanza”), mentre il premier greco si sfilava la giacca (“volete anche questa?”). Alla fine il testo definitivo, durissimo, viene licenziato alle dieci: premessa a un programma di aiuti da 82-86 miliardi. Le borse brindano,

Tsipras umiliato e le nubi che che si addensano sul futuro. Almeno sei Parlamenti europei, infatti, dovranno approvarlo: apre il Bundestag tedesco, venerdì. Poi toccherà a Finlandia, Austria, Lettonia, Estonia e Slovacchia. Se uno solo lo boccia, è game over.

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Scritto da Magazine Donna il 14/07/2015 5:34

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