Il governo prepara la local tax Nuova beffa per chi ha la casa

Francesco De Dominicis –  Né riduzione del prelievo né semplificazione. La nuova tassa sugli immobili si tradurrà in un’altra, patetica operazione di cosmesi fiscale. Un altro bluff da aggiungere all’elenco di quelli a cui abbiamo assistito a partire dal 1992, quando fu introdotta l’Ici. Da oltre 20 anni, si sono susseguite riforme a raffica: tutte, sulla carta, destinate a rendere la vita più agevole ai contribuenti. Come è andata a finire, invece, prima con l’Imu e poi con la Tasi, lo sanno tutti. Da 9-10 miliardi di euro siamo arrivati ai 24 miliardi del 2014 e per quest’anno le stime sul gettito di Confedilizia indicano un conto finale non inferiore a 25 miliardi.

Ci prepariamo, in ogni caso, a un’altra «riforma». A settembre il governo di Matteo Renzi alzerà il velo sulla «nuova» locai tax, probabilmente quando il consiglio dei ministri varerà la manovra sui conti pubblici per il prossimo anno (legge di stabilità). E le premesse, stando alle indiscrezioni circolate finora e alle varie bozze sul tavolo dei tecnici delTesoro, non lasciano intravedere buone notizie per i contribuenti italiani. Semmai, oltre alla fatica di imbattersi in un sistema nuovo con calcoli e coefficienti gioco-forza diversi dal passato, c’è il rischio concreto di vedere aumentare il carico tributario. Le associazioni dei consumatori hanno fatto varie ipotesi e già si spingono a parlare di stangata. Nelle intenzioni di palazzo Chigi, la locai tax dovrebbe rimpiazzare dal 2016 l’imu e la Tasi, vale a dire i due principali balzelli che si pagano sulle case. Un progetto che si incrocia – complicandosi non poco – con la promessa dello stesso premier di voler abolire il prelievo sulle abitazioni principali. Tuttavia, il prelievo sulle prime case non sarà azzerato per tutti (resterà, come ha ammesso fi- nanco qualche esponente del governo, per gli immobili di pregio) continuerà a esistere una forma di tassazione. E il nuovo sistema non sarà un tributo unico.

Nella migliore delle ipotesi, la locai tax potrebbe sostituire Imu eTasi, mentre non è chiaro se sopravviverà l’addizionale Irpef (la quota di imposta sui redditi incassata dai comuni). Stesso discorso per la Tari, cioè la tassa sui rifiuti: continueremo a pagarla, come oggi. E si continueranno a pagare pure i balzelli sull’occupazione del suolo pubblico o sulle affissioni (pubblicità e manifesti), cioè Cosap eTosap. I precedenti tentativi di razionalizzazione hanno avuto effetti pesantissimi sulle tasche dei proprietari di casa e dei cittadini in genere. In Italia – ha denunciato ieri l’associazione Codacons – tra il 1994 e il 2014 i tributi locali richiesti ai cittadini sono aumentati del 277%, portando ogni singola famiglia a spendere in 20 anni mediamente 3.205 euro in più a livello di tasse.

Nel 1994, infatti, i contribuenti italiani hanno versato 27,776 miliardi di euro a titolo di tasse locali. È andata sempre peggio. I dati parlano chiaro: nel corso degli anni la pressione fiscale si è inasprita a livelli insopportabili, al punto che nel 2014 le famiglie hanno versato per i tributi locali complessivamente 104,7 miliardi di euro (per una media di 4.362 euro a fam iglia). In soli 20 anni, quindi, i cittadini hanno pagato quasi 77 miliardidi euro in più solo per tasse e imposte locali, ricevendo in cambio meno servizi o servizi peggiori. Un peggioramento complessivo, sia sul piano del prelievo sia su quello dei servizi, che è passato attraverso Liei introdotta nel 1992 (ridotta da Romano Prodi nel 2007 e abolita da Silvio Berlusconi nel 2008 sulle abitazioni principali), l’imu targata Mario Monti nel 2012 (era l’epoca del governo tecnico a palazzo Chigi) e la Tasi di Enrico Lettanel 2013 sostenuto dalle larghe intese. E poi ci sono gli aborti, ovvero tributi mai diventati legge dello Stalo: è il caso della lue (imposta unica comunale) o della Service tax.Nessuna decisione è stata ancora presa. Alleggerire il peso delle tasse sul mattone darebbe fiato al comparto delle costruzionicon ricadute positive sul Pii e pure sulle casse dello Stato. Ma è una ricetta troppo semplice da capire.

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Scritto da Magazine Donna il 19/08/2015 9:02

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