Il lato oscuro dei Social Network

L’uso e l’abuso dei social  network, ormai consolidato da diversi anni divenendo di fatto una A “abitudine” cui non siamo più disposti a rinunciare è in grado di incidere profondamente anche sul nostro modo di comunicare: nel bene ma, purtroppo, pure nel male. I dati non lasciano dubbi in merito: il nuovo mondo digitale conta sempre più abitanti, ora dopo ora. E anche noi non siamo da meno, se è vero che il 60 per cento degli italiani accede regolarmente a internet e gli account attivi sui canali social mode in Italy sono, a oggi, circa 28 milioni (e di questi, 22 milioni accedono da dispositivi mobile come cellulari e tablet). Ma non solo. Il tempo che trascorriamo sui social, infatti, cresce di pari passo. (Gli italiani sono in cima alle classifiche europee per tempo dedicato alla navigazione su internet, trascorrendo in media ben 6,7 ore al giorno sul web (tra mobile e desktop), di cui 2 e mezzo dedicate esclusivamente all’utilizzo dei vari social, Facebook in testa.

Ma se allarghiamo lo sguardo oltreconfine scopriamo una realtà ben più vasta: la popolazione mondiale è ora di 7,2 miliardi di persone e il numero di utenti internet attivi ha superato i tre miliardi di utenti (da notare che solo dodici mesi fa erano 2,5 miliardi). Oggi, di fatto, il 42 per cento dell’intera popolazione mondiale è online. Un’account attivi sui soli dal media sono attualmente più di due miliardi. E non sono tutte brave persone com’è facile immaginare. Ecco perché ? ritengo sia giunto il momento di affrontare anche il lato oscuro che si nasconde tra i vari utilizzatori di queste piattaforme di comunicazione diffusissime, in grado di raggiungere chiunque, ovunque, in ogni momento. Indubbiamente è vero che i social media possono rappresentare una ghiotta e valida opportunità per molti di noi. Ma non dobbiamo mai perdere di vista la circostanza che è vero anche il contrario. E bisogna stare in guardia perché i cosiddetti rischi virtuali possono generare ripercussioni negative sulla vita dell’utente molto reali e concrete. E la cronaca nera sempre più spesso ci racconta vicende che mostrano con quanta rapidità e facilità ciò che avviene sui social media può trasformarsi in una vera e propria scena del crimine.

Quale protezione è possibile oggi contro chi usa questo genere di sistemi contro di noi? Quali sono i principali rischi che si possono correre?
A quale profilo di “potenziali vittime” apparteniamo? Quali tipologie di possibili predatori si nascondono dietro schermo e tastiera? E come possiamo difenderci e difendere le persone che ci stanno a cuore dagli haters (cioè coloro che postano messaggi d’odio), dai cyber- stalkers (veri e propri stalker che usano la Rete), dai molestatori online, dai cyber-bulli, dai predatori sessuali, dai truffatori, etc.?

Sono queste alcune delle domande che dobbiamo porre a noi stessi ogni volta che accediamo ai nostri prof di per imparare a trarre il meglio dai social media senza correre rischi inutili e pericolosi. E la parola chiave per imparare a difendersi anche su questo tipo di piattaforme online è senza dubbio consapevolezza. Perché proprio la consapevolezza dei rischi diventa uno strumento indispensabile per sopravvivere nella giungla dei social media, popolata da varie tipologie di nuovi predatori e di nuove potenziali vittime, per evitare che un clic di troppo possa trasformarsi nell’ennesima tragedia che poteva essere evitata. Ogni giorno consegniamo in maniera assai generosa a queste dimensioni tutti i dettagli più intimi della nostra vita privata. E lo facciamo con una inconsapevolezza e superficialità a dir poco sconcertante.

Anche se molti di noi non se ne sono ancora accorti, ormai siamo inseriti all’interno di un «grande fratello» che non ha nulla da invidiare a quello che descriveva George Orwell nel suo capolavoro 1984. Si calcola però che circa un terzo dei profili a oggi esistenti sui social media siano in realtà dei falsi profili creati appositamente per perseguire scopi negativi, discutibili quando non espressamente di tipo criminale. E sono soprattutto i minori a essere preda del lato oscuro.Del resto oggi oltre il oltre l’82 per cento di ragazzi con un’età compresa tra i 12 e i 17 anni possiedono un cellulare attraverso cui si collegano a internet e ai loro profdi sui social media. Secondo i dati di Federconsumatori, quattro adolescenti su dieci vengono sistematicamente infamati, offesi e perseguitati attraverso i social media e il 41 per cento sarebbe vittima di comportamenti scorretti, come la diffusione illecita di immagini private e il furto di identità.

Diciamo che oggi sulla rete, in particolare all’interno del proprio profilo sociale, la prudenza non è mai troppa e occorre anche in questo tipo di dimensione impiegare lo stesso tipo di cautele e di attenzioni che normalmente riserviamo alla nostra vita nel mondo reale. Per essere più chiari, occorre fare molta attenzione a cosa si fa online, a che tipo di contenuti si mettono a disposizione di chiunque e, soprattutto, alle persone con cui parliamo mentre siamo connessi alla Rete. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che la protezione della nostra privacy dipende in larga parte proprio da noi stessi.

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Scritto da Magazine Donna il 12/09/2015 11:02

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